Si scrive Napoli, ma si legge Santiago
Salvatore Camaioni - 30-04-2002
La magistratura è ancora una volta sotto tiro. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio credo che la vicenda degli arresti dei poliziotti 'cileni' di Napoli, dopo quella di Cogne (per citare i casi più recenti e senza contare la quotidiana aggressione alle inchieste contro corrotti e corruttori) dovrebbe fare definitiva chiarezza.
La strumentalizzazione politica per abbattere l'ultimo baluardo dello Stato di diritto è forte e manifesta. E' particolarmente grave l'indebita interferenza del vicepresidente del Consiglio Fini, che con la sua
dichiarazione dimostra nostalgia per il modello di magistratura asservita al potere tipica del regime fascista. Ci si chiede, proprio da parte di coloro
che fanno della tolleranza zero il loro grido di battaglia, se vi fossero "riscontri" per ordinare l'arresto dei poliziotti indagati per le torture di Napoli ed io mi chiedo se questi garantisti-un-tanto-al-chilo si pongono questi angosciosi dilemmi per tutti gli arresti che giornalmente si eseguono in tutta Italia per motivi di gran lunga meno gravi. I magistrati napoletani
hanno avuto una cautela anche eccessiva, durata più di un anno, pur di fronte ad indizi gravissimi, precisi e concordanti, rispetto a cui qualunque altro comune cittadino sarebbe stato sbattuto, giustamente, in galera sui due piedi e non agli arresti domiciliari. Un anno durante il quale sembra proprio che da parte della Polizia non vi sia stata la minima collaborazione, pur doverosa, all'inchiesta e durante la quale non si è
neppure saputo chi abbia dato gli ordini criminali (pericolo di inquinamento delle prove). Un'inchiesta priva di denunce da parte delle vittime (pericolo
di reiterazione dei reati).
Abbiamo rivisto le scene di Genova e delle famigerate caserme Diaz e di Bolzaneto, abbiamo risentito le identiche testimonianze delle vittime, spesso casuali, di tanta vile ferocia per non pensare ad una preordinata strategia politica dell'ordine pubblico dai foschi connotati sudamericani, indegni di un Paese civile.

( ascolta un minuto di registrazione da una testimionianza audio autentica dei giorni di Genova )

Nessuno di coloro che mostrano tanta
indignazione per gli arresti ha speso una sola parola sulle vittime delle torture, prelevate non soltanto dalla strada ma anche dagli ospedali e costrette a subire violenze ed umiliazioni inaudite, non previste da nessuna legge ed assolutamente ingiustificabili. I poliziotti lamentano che nei confronti degli arrestati i magistrati hanno usato espressioni che a loro
dire non sarebbero usate neppure contro i malavitosi della camorra: verrebbe da replicare che il trattamentio riservato dai poliziotti ai fermati non
viene usato neppure contro i più efferati criminali. Per giustificare le brutalità poliziesche si tenta di spostare l'attenzione sugli atti teppistici verificatisi in strada da parte di alcune frange violente dei manifestanti; ma non si deve nascondere il fatto che l'inchiesta della
magistratura per cui sono stati ordinati gli arresti riguarda le violenze commesse in Questura, lontano dai clamori della piazza e senza alcuna
necessità.
La presunzione di non colpevolezza, che garantisce anche i poliziotti, non si può trasformare in privilegio di impunità, neppure a favore di chi tutela la nostra sicurezza. La divisa e l'uso delle armi vengono concessi al solo fine di salvaguardare il rispetto della legalità, che vincola in primo luogo i tutori dell'ordine: chi non è disposto a rispettare la regola della
legalità deve lasciare l'incarico, perché non c'è gravosità di lavoro né debito di riconoscenza sociale che possa giustificare efferatezze da parte
della polizia. Anch'io son convinto che il corpo della polizia sia sano, ma proprio per tutelare tale condizione è necessario che le mele marce -e
quelle viste all'opera sono mele putrefatte, da buttare via- siano isolate, per impedire di inquinare anche quelle buone. E l'interesse alla bonifica
dovrebbe essere avvertito prima di tutti dagli stessi poliziotti, che non dovrebbero accettare neppure l'idea di essere confusi con i criminali in divisa che hanno gettato discredito sull'intero corpo. L'unico modo di
riacquistare credibilità e autorevolezza è quello di collaborare alla ricerca delle responsabilità, senza inaccettabili coperture ed omertosi silenzi, tipici dei sodalizi malavitosi ma indegni di una sana istituzione.
La classe politica attualmente al governo ha perso un'altra buona occasione per dimostrare di meritare la fiducia così incautamente in loro riposta dall'elettorato: tranne gli eredi della democrazia cristiana, gli
altri partiti della coalizione di governo non hanno tradizioni democratiche ed istituzionali e la loro crassa incultura si manifesta ad ogni pie' sospinto. La magistratura opera in un ambiente artificiosamente reso ostile per interessi tanto ignobili quanto palesi e non può contare neppure sulla pur doverosa garanzia del presidente dell'organo di autotutela. Spetta
dunque a chi non vuole il definitivo ed irrecuperabile imbarbarimento della società essere vigile e contrastare con la necessaria tenacia il regime
incombente.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Caelli Dario    - 01-05-2002
Pur condividendo molte affermazioni ritengo che la magistratura italiana sia allo sfascio, altro che potere che può garantire la democrazia e la giustizia. Lo sfascio evidente è nell'incapacità di svolgere indagini e di istruire processi con prove e non solo con ipotesi e teoremi. La lungaggine e, mi si passi l'espressione, l'incapacità sono sotto gli occhi di ogni cittadino. Anche il caso di Napoli è così. Se i fatti contestati sono tutti veri, non dubito, ma desidero prove e conferme, allora i poliziotti andavano arrestati almeno 10 mesi fa. Se invece ci sono dubbi, carenze di prove, elementi incongruenti, aspetti poco chiari allora bastava l'avviso di garanzia. A 13 mesi dai fatti non è giustificabile l'arresto tranne se l'indagato non era persona conosciuta dai magistrati. Per il resto speriamo che si giunga alla verità. In tempi ragionevoli, non tra 3 anni e mezzo in piena competizione lettorale, con i soliti italiani smemorati che non ricordano chi fosse al governo durante gli avvenimenti di Napoli (colpa di Berlusconi e Scajola, sia di Napoli, sia di Genova).
La polizia Cilena non ha nulla da invidiare alla polizia dell'URSS.

 tonino    - 05-05-2002
sono d'accordo ma non capisco le affermazioni di caelli magistratura allo sfascio ma ai magistrati tocca indagare sui fatti tredici mesi dopo ma se i magistrati avessero arrestato i poliziotti prima sicuramente dai vari caelli ci sarebbero state accuse di fretta...insomm a per questi pregiudizi la magistratura sbaglia sempre...lasciamo poi perdere il fatto della memoria se c'è gente che gioca sulla non memoria e sulla falsità caelli dovrebbe conoscerla bene... Proviamo pe r un attimo a leggere gli atti dei magistrati prima di emettere condanne...ma lo scopo è uno solo colpire la magistratura...per poter essere impuniti napoli come genova non importa il fatto ma la condanna a senso unico dei magistrati...Si ricordi solo un fatto anche mussolini ha cominciato attaccando la magistratura tanto che quando la stessa non si sottomise alla violontà del duce fu costretto a crearsi una magistratura propria per condannare gli oppositori... Il tribunale speciale per la difesa dello stato...ricordare fa bene chi dimentica rischia di rivivere gli stessi fatti ma tragicamente...

 Caelli Dario    - 18-02-2003
A parte il fatto che la risposta che mi è stata data è davvero poco pertinente, ma restano le mie domande: perché tredici mesi per emettere avvisi di garanzia? Perché si arrestano i poliziotti invece del semplice avviso di garanzia? Perché parlare di Mussolini e del fascio quando alla guida del governo durante i fatti di Napoli era il centro sinistra? Ora semmai è il centro destra a giudicare troppo severo l'intervento della magistratura. Sbaglia? Allora sbagliano anche coloro che hanno manifestato a favore dei no global arrestati a Cosenza? O lì la magistratura ha funzionato bene?
Ripeto, la magistratura in linea di principio è uno dei poteri più importatnti dello stato che va difesa da ogni attaco che mira a delegittimarla e a porla in una qualche forma di sudditanza verso qualsiasi altro potere, ma nello specifico bisogna anche riconoscere i casi in cui questa non funziona, o funziona male e con coraggio denunciarli... non insabbiare tutto con la speranza che dopo qualche tempo certe magagne giudiziarie possano servire come armi politiche.
Questo è il presente... il passato è storia, che abbiamo studiato, ma che non sempre attiene al presente con le stesse modalità che taluni vogliono far credere... il fascio è morto e sepolto... per fortuna. La magistratura può sbagliare... e bisogna dirlo... senza remore. E non mi riferisco al merito, ma al modo. Se poi i poliziotti di Napoli o Genova sono colpevoli, allora si proceda, ma nel modo corretto.