Io cattolico e abortista
Antonio Monarca - 26-11-2005
Si, non è un'eresia e ne spiego i motivi.
Capisco la chiesa cattolica che ispirandosi a valori e sentimenti cristiani, attraverso i suoi cardinali ( vedi esternazioni del cardinale Ruini ), sostenuta anche da una frangia politica ultra conservatrice ed ottusa, fa una battaglia per la vita, sostenendo che l'aborto è una sorta di condanna a morte. E' un' ipocrisia. Questi non si rendono conto che se si abolisse la famosa legge sull' I.V.G. ( praticamente la legge sull' aborto ), si riaprirebbero le porte ad un mondo perverso, fatto di speculazioni, di iniquità, e paradossalmente si riaprirebbero le porte alla stessa morte.
Mi ricordo che, prima che fosse promulgata la legge 194, chi aveva i mezzi e voleva abortire, si rivolgeva a ginecologi senza scrupoli, che si arricchivano alla faccia di tutti i divieti. Chi non aveva i mezzi, si rivolgeva a delle praticanti pseudo-ostetriche, e spesso finiva in tragedia. Una legge che regolamentasse l' aborto andava fatta, e fu fatta. A me sembra una buona legge. Non consente a tutte le donne di abortire, ma solo a quelle che hanno delle valide motivazioni. Sì, è vero, forse gli aborti sono aumentati, ma questo è dovuto anche all'aumento della popolazione extra-comunitaria. Gli aborti si sono sempre fatti e sempre si faranno. Comunque, analizzando dati ISTAT ufficiali ed inconfutabili, si evince che da quando è stata fatta la legge, c'è stata una caduta verticale dell' aborto clandestino. Di conseguenza si sono ridotte: speculazioni, sciacallaggi e tragedie familiari. Ergo, una revisione o addirittura un' abolizione della legge 194, oggi, sarebbe impensabile, non ci sono le condizioni culturali, sociali ed umane. Significherebbe andare indietro nel tempo di almeno cinquant' anni. Né tanto meno c' è bisogno di consultori o di ispettori per il controllo dell' osservanza della legge. La donna ha bisogno solo di rispetto e di libertà. Vorrei aggiungere un' altra cosa. Io non vorrei che mia moglie abortisse, ma nemmeno vorrei decidere per quelli che la pensano diversamente da me.

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 Aurora Garra    - 27-11-2005
Condivido la posizione di Antonio Monarca ....sono una donna che ha rispetto della vita umana in tutti i sensi ... eppure cio' non ha impedito che andassi all'ultimo referendum per votare .. e' pura ipocrisia questo tentare di spingere verso questa direzione , fare appello al rispetto della vita e poi assistere a tanti impuniti omicidi verso l'infanzia .Forse e' piu' semplice impietosirsi alla notizia di neonati abbandonati nei cassonetti e ritrovati . inorridire per bambini seviziati ed uccisi per maltrattamenti di genitori e conviventi. ... e poi passare ad altro , ma scegliere e' , secondo alcuni , piu' grave. La legge in nessun caso acconsente di riconoscere l'omicidio , ne individua le cause , pero', e, quindi . da donna ho scelto in passato di votare per la I.V.G. e ne ho usufruito per gravi motivi... la legge mi ha concesso di farlo in assoluta sicurezza ma non mi ha liberato dal peso di una difficile scelta accompagnata da dubbi, insonnia, sensi di colpa che nessun Cardinale Ruini avrebbe potuto eliminare , perche' quando si fa una tale scelta si e' sole , con se' stesse anche perche' la si affronta da sole e non c'e' niente di piacevole in questa esperienza: nessuno ti porta fiori e cioccolatini , se puoi cerchi di dimenticare in fretta , ma non sempre ci riesci e un'ombra ti segue per tutta la vita... la tua coscienza: per favore, quindi, evitate di propagandare questa forma ulterioree di revisionismo come difesa della vita ,perche' nessuno di chi vuole l'abolizione della legge puo' decidere per le donne , e mi auguro che nessuna donna parlamentare firmi o voti per questo . sarebbe un ennesimo tradimento verso noi stesse. Aurora

 Don Francesco Martino, Ufficio Pastorale Sanitaria Diocesi d    - 03-12-2005
Personalmente, sono contrario all'aborto. Tuttavia, in uno stato laico di diritto, è legittima l'opzione prevista dalla 194/78. Tuttavia, se il dibattito fosse meno politicizzato e strumentale, si potrebbe "migliorare" non revisionare la legge attuale.
1. La legge è nata in un contesto culturale di fine anni 70' con una chiara sporzione a favore della cultura femminista, per intenderci con lo slogan "il corpo è mio e lo gestisco io". Ciò porta alla deresponsabilizzazione del maschio e a scaricare tutti i pesi dell'aborto sulla donna. Personalmente, in caso di coppie sposate, o anche di situazioni particolari di unioni di fatto abbastanza stabili, inserirei che il colloquio in consultorio avvenisse tra tutti e due i soggetti responsabili del concepimento di modo che emerga con chiarezza la "codecisione" di abortire, e la decisione sia comune. Questo per evitare molte fughe comode di uomini di fronte al problema.
2. Non sono d'accordo su presenze nei consultori di fanatici abortisti e antiabortisti, tuttavia, fossi la CEI, ripenserei sulla scelta dell'obiezione di coscienza fatta da ginecologi , psicologi ed infermeri: oggi, questa scelta, è penalizzante per il mondo cattolico. Per me, pur non partecipando direttamente alle pratiche abortive, riformulerei il punto della legge riguardo l'obiezione relativamente ai consultori, consentendo la presenza in essi di professionisti cattolici di buon livello che serenamente discutano con la donna (ed eventualmente con il compagno) per esplorare se veramente la decisione è irrevocabile o vi sono altri condizionamenti e cause che impediscano di portare a termine la gravidanza, ed eventualmente, rimuovendole, si potesse porre rimedo. In questo senso, prevederei esplicitamente nella legge due colloqui con lo psicologo o lo psicoterapeuta.
3. I movimenti, le associazioni, etc. li prevederei nella legge, ma la loro azione dovrebbe essere legata ad una chiamata dei responsabili del consultorio quando, essendosi messi d'accordo con la donna ( e l'eventuale compagno) questa avesse deciso di proseguire la gravidanza ed avesse bisogno di aiuto.
4. Nelle scuole di ogni ordine e grado va inserita urgentemente "l'educazione all'affettività" nei primi 4 anni del ciclo di studi, affidata ad uno psicologo o psicoterapeuta, con almeno 2 ore di studio settimanali, in un piano organico e serio. Immediatamente bisogna inserire questa "educazione" nei piani della Scuola, per consentire ai giovani di confrontarsi e di parlare. Inoltre, lo psicologo o lo psicoterapeuta dovrebbe essere a dispozione per colloqui con i ragazzi almeno un giorno a settimana. Ovviamente, non sono contrario anche - ma lo giudico secondario, rispetto all'educazione all'affettività, seppure necessario insieme con il primo - a prevedere un corso obbligatorio di almeno 20 ore tenuto da un medico ginecologo che affronti la tematica della gravidanza, della contraccezione, delle malattie sessualmente trasmesse, ecc. Infine, le valutazioni etico -morali vengono lasciate all'insegnante di religione, per chi la frequenta.
5. Va rivista la politica di sostegno per la maternità: nella 194 prevederei esplicitamente:
a. Un bonus di 700 € mensili per portare a termine la gravidanza.
b. Un assegno di 2.000 €. per l'eventuale disconoscimento della maternità e paternità e l'imediata adotabiità.
c. Un assegno di €. 600, mensile, per iprimi 3anni di vita del bambino.
d. L'abolizione di tutti i tichet per la madre in gravidanza e finoad un anno dopo il parto ,e per il piccolo fino a 6 anni di vita.
e. L'aumento dei congedi parentali fino a 6 anni di vita del bambino.
f. Portare a 10 mesi dopo il parto l'interdizione per la madre dal posto di lavoro, con tutte le coperture previste.
Tutto, ovviamente, in proporzione al reddito.
Credo che, oggi, questo sarebbe un vero programma di giustizia, equità, equilibrio sociale e di rispetto della vita, e sicuramente ridurrebbe la piaga "aborto" alla quale nessuno ricorre volentieri.