La bella Cunegonda
Anna Pizzuti - 23-11-2005
"Quando furono alle frontiere degli Orecchioni: - Vedete voi, disse Cacambo a Candido, che quell'emisfero non è miglior dell'altro: credete a me, ritorniamocene in Europa per la più corta. - Come ritornarci? disse Candido, e dove andare? Se vado nel mio paese, i Bulgari e gli Abari ci scannano; se ritorno in Portogallo, son bruciato; se restiamo in questo paese, corriamo rischio ogni momento di esser messi sullo spiedo; e poi come risolversi ad abbandonare la parte del mondo ove abita la bella Cunegonda?"

Inizia così il capitolo 17 del Candido, il romanzo in cui si narrano le avventure dell'ingenuo che si aggira tra le brutture di quel mondo che non era, contrariamente a quanto il maestro Pangloss riteneva "l'ottimo dei mondi possibili"
Qui Candido e il suo servo Cacambo - ma ancora non lo sanno - stanno per arrivare nell'Eldorado, l'unico luogo nel quale violenza e volgarità sono ignorate e nel quale regnano cordialità e ricchezza.

Non ho vissuto questi cinque anni berlusconiani sul sottofondo di atmosfere del tipo "el pueblo unido jamas serà vencido", ma ho sicuramente sperato, che, se non proprio nell' Eldorado, lastricato d'oro e pietre preziose, almeno in una parte del mondo degna di ospitare "la bella Cunegonda" saremmo tornati, alla fine, a vivere.

La bella Cunegonda: chi, che cosa, potrebbe rappresentare? La scuola in cui abbiamo creduto, che abbiamo difeso in questi anni, immagino.
E l'Eldorado? Il paese in cui tutto va bene "giacchè bisogna assolutamente che uno ve ne sia di questa specie"? La risposta dovrebbe essere scontata, ma, invece, non lo è. Soprattutto se siamo attenti ai segnali premonitori.

Insieme al Candido, mi è accaduto, nei giorni scorsi, di rileggere con attenzione il decreto sul secondo ciclo, il decreto che c'è, ma che molti, troppi, fanno finta che non ci sia. Dovevo ricavarne una presentazione asettica, puramente informativa, ma intanto approfittavo per cercare la risposta alle ipotesi che sono state fatte nelle settimane scorse sulla collocazione degli Istituti Professionali Statali.
Il decreto sembra ignorarne l'esistenza, al punto da consentire anche l' ipotesi della loro confluenza nei licei, contrariamente alle interpretazioni date in questi anni.
Una situazione che, per qualche verso, sembrerebbe simile a quella di Candido: Se vado nel mio paese, i Bulgari e gli Abari ci scannano; se ritorno in Portogallo, son bruciato; se restiamo in questo paese, corriamo rischio ogni momento di esser messi sullo spiedo mentre invece potrebbe risultare molto meglio definita. Anzi certa.

Con l'attuazione dei percorsi di cui al Capo III, i titoli e le qualifiche a carattere professionalizzante, acquisiti tramite i percorsi di istruzione e formazione professionale, sono esclusivamente di competenza delle Regioni e delle Province autonome. In attesa della compiuta attuazione, da parte di tutte le Regioni, degli adempimenti connessi alle loro competenze esclusive in materia di istruzione e formazione professionale, l'attuale sistema di istruzione statale continua ad assicurare, attraverso gli istituti professionali di Stato, l'offerta formativa nel settore, con lo svolgimento dei relativi corsi e il rilascio delle qualifiche.
E' il comma 7 dell'articolo 27 che lo stabilisce; l'articolo imposto al Miur dalle Regioni, quelle che dovevano rappresentare l'inizio della fine del governo della destra. Qui invece , se leggo bene, viene sancito con chiarezza il destino dell'Istruzione professionale, ridotta a semplice erogatrice di qualifiche da parte dello Stato, nell'attesa di diventarlo da parte del sistema di istruzione e formazione professionale regionale, come, appunto, il decreto morattiano prevede.

Quale "provvedimento mirato (...) per il mantenimento ed il rilancio dell'istruzione tecnica e professionale" - continuo a chiedere all'ineffabile Ranieri - cancellerà qualcosa che le regioni "amiche" hanno già ratificato? In quale Eldorado questo accadrà?

Fu un bello spettacolo la lor partenza, e la maniera ingegnosa con cui furono innalzati essi e i lor montoni alla cima delle montagne. I fisici presero da lor congedo. Dopo di averli posti in sicurezza, a Candido non restò altro desiderio che d'andare a presentare i suoi montoni alla sua bella Cunegonda

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