breve di cronaca
Il Governo sul diritto – dovere all’istruzione e alla formazione
Cgilscuola - 13-05-2004
Ovvero come si cancella con un decreto l’obbligo scolastico dalla Costituzione

Il Miur ha prodotto la prima bozza di decreto legislativo sul diritto - dovere all’istruzione e alla formazione, di cui alla legge 53/03, su cui fra qualche giorno ci sarà un incontro con i sindacati. Queste le nostre prime considerazioni e osservazioni.

E’ uno dei decreti più “attesi”, perché ambiguo era (per alcuni versi continua ad essere) il significato di questa espressione, con il suo portato giuridico formale, di cui ci sfuggono le implicazioni:

diritto dovere è una versione “moderna” di obbligo che va comunque ricondotto al concetto di obbligo, giuridicamente definito e sanzionato?
O è piuttosto concettualmente diverso dall’obbligo? Se si, in che senso? È più o meno cogente dell’obbligo? Qual è la normativa di riferimento?
Il Governo sostiene che il diritto - dovere sostituisce l’obsoleto obbligo scolastico di cui, a suo dire, le moderne società non hanno più bisogno.

Da cosa derivi questo convincimento è uno dei tanti misteri che avvolge alcune “illuminate” scelte di questo Governo sulla scuola. I dati resi noti dal Miur dicono che grazie alla legge 9/99, che aveva elevato di un anno la durata dell’obbligo scolastico, circa 40.000 ragazzi in più si erano iscritti alla 1^ classe della scuola superiore e la stragrande maggioranza di loro ha proseguito gli studi nel sistema di istruzione, anche dopo l’assolvimento dell’obbligo.

Appena la legge 9/99 è stata abrogata, a seguito dell’approvazione della legge 53/03, il numero di questi ragazzi è immediatamente sceso: una parte si è rivolto alla formazione professionale regionale, un’altra si è persa per strada, nonostante i tentativi di trattenerli con gli accordi tra Miur e regioni.

Di obbligo scolastico, quindi, c’è ancora bisogno. Lo ha dimostrato, fra gli altri, la ricerca P.I.S.A., che analizzando gli esiti dei sistemi formativi, harilevato che i paesi con i sistemi migliori siano quelli dove la durata dell’obbligo scolastico è più elevata.

Al vertice europeo diLisbona nel 2000 i Paesi membri si sono impegnati a combattere le dispersione scolastica, portandola al di sotto del 10%, a portare almeno l’85% dei giovani in età al diploma di scuola secondaria, a costruire un sistema di educazione permanente. Entro il 2010.

Evidentemente si ritiene che, in un Paese moderno, i cittadini abbiano bisogno di rimanere più a lungo a scuola per acquisire i saperi necessari all’esercizio pieno della cittadinanza, in una società sempre più complessa.

Dallo schema di decreto predisposto dal Miur si evince che:

L’obbligo scolastico e l’obbligo formativo sono ridefiniti e ampliati come diritto all’istruzione e formazione e correlativo dovere;
il diritto-dovere è assicurato dalla Repubblica per almeno dodici anni;
il diritto-dovere si realizza nel primo ciclo del sistema di istruzione ( scuola primaria e secondaria di primo grado) e nel secondo ciclo ( licei e sistema di istruzione e formazione professionale), nonché nell’apprendistato, come ridefinito dal decreto legislativo n. 276/03, attuativodella legge 30/03, sul mercato del lavoro;
il diritto –dovere inizia con l’iscrizione alla prima classe della scuola primaria;
È istituita, presso il Miur, l’anagrafe nazionale degli studenti;
In attesa dei decreti legislativi sul sistema di istruzione e formazione professionale, il diritto-dovere ricomprende i primi due anni di scuola secondaria superiore e dei percorsi di istruzione e formazione, realizzati a seguito dell’Accordo Stato Regioni del 19 giugno 2003.
Ovviamente non mancano il riconoscimento dei crediti, i passaggi tra i sistemi, nonché riferimenti al dovere di vigilanza da parte dei sindaci, dirigenti scolastici e responsabili del sistema di formazione professionale.

Da una prima lettura, rileviamo che:

L’obbligo scolastico è previsto dall’art. 34 della Costituzione. Perché si possa annullare, occorre una legge di pari grado, cioè costituzionale. Il Governo presume di poterlo fare addirittura con un decreto legislativo!!
Sparisce l’esame di Stato nel passaggio da un grado all’altro di scuola, anch’esso costituzionalmente previsto all’art.33: di nuovo con un decreto si cambiano i contenuti della Costituzione. Si reitera lo stesso errore..
se le norme di riferimento per il diritto dovere ( le sanzioni ad esempio) sono quelle che regolano l’obbligo, perché sostituire l’obbligo scolastico con il diritto dovere per affermare lo stesso concetto? Se passasse questa impostazione, andrebbe rivistatutta la normativa che oggiregola il primo ciclo obbligatorio ( es:gratuità dei libri di testo…)
sono davvero incomprensibili le ragioni per le quali si voglia istituire un’anagrafe nazionale degli studenti presso il Miur: a parte ovvie considerazioni su un nuovo, forte e anacronistico accentramento di competenze, se l’intento è quello di combattere, anche attraverso l’anagrafe, la dispersione scolastica, la sede più opportuna ed efficace è quella più vicina al luogo dove vivono e studiano gli studenti. Chi controlla, chi prende contatto con loro e con le loro famiglie, chi interviene per favorire la frequenza?
dopo il primo ciclo ci si può indifferentemente iscrivere sia al sistema di istruzione che alla formazione professionale regionale. Perché in molte, troppe regioni, l’Accordo tra Miur e Regione prevede che i ragazzi usciti dalla terza media e che non si iscrivano al sistema dell’istruzione possono iscriversi ai corsi di Formazione professionale. Temiamo che questo sia in realtà il vero scopo di tutta l’operazione: la frequenza obbligatoria del sistema di istruzione termina con il primo ciclo, cioè a 14 anni, o prima, se si comincia a 5 anni e mezzo. Dopo si sceglie tra due sistemi, che sono posti sullo stesso piano, mentre la loro durata, i contenuti e le finalità sono profondamente diverse, e le stesse istituzioni di riferimento cambiano (allo Stato i Licei, alle Regioni il resto).
Per quanto attiene l’apprendistato, riteniamo sbagliato equiparare i suoi effetti ai fini del diritto – dovere alla formazione alla frequenza di un percorso formativo. Nel decreto legislativo 276/03 sul mercato del lavoro, infatti, sono spariti il vincolo alla formazione esterna degli apprendisti e la quantificazione delle ore da destinare alla formazione. In sostanza frequentare corsi con unnumero considerevole di ore e lavorare pare abbiano lo stesso valore formativo. Da questo punto di vista si va ben oltre il riconoscimento della valenza formativa del lavoro, che pure condividiamo.
Dobbiamo attendere ancora per sapere in cosa consisterà il sistema di istruzione e formazione professionale, quando sarà emanato l’apposito decreto legislativo. Per ora ci iscrive a ciò che c’è, agli istituti secondari superiori, e a ciò che nelle singole regioni si è stabilito di realizzare con la sperimentazione dell’Accordo del Giugno 2003.
Il destino degli istituti tecnici e professionali, che fanno ancora parte del sistema di istruzione nazionale, quindi, è rinviato a data da stabilire. Nel frattempo sono crollate le iscrizioni agli istituti tecnici; sul tema è aperto un confronto sia all’interno della stessa maggioranza di Governo che nel paese ma non si riesce a intravvedere le soluzioni che ha in mente il Ministro. Si sta lasciando marcire una situazione delicata: alcune discipline rischiano di sparire, e insieme a loro i docenti e i posti di lavoro.
Se qualcuno pensava ancora che sulla secondaria nulla sarebbe cambiato, deve ricredersi: mala tempora currunt per tutta la scuola pubblica, purtroppo. e la furia iconoclasta di questo Governo contro tutto ciò che esiste da prima del suo insediamento non è ancora finita.

Roma, 10 maggio 2004


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