Avanti i peggiori!
Daniele Burrini - 04-03-2004

In alcuni paesi d’Europa si propone l’avanzamento veloce degli alunni migliori. Cosa ci stanno a fare, in classe con quei cocciuti dei loro compagni di banco che impiegano tre mesi ad acquisire quello che loro assimilano in cinque minuti? Eppure è proprio lì che servono, per condividere le conoscenze con chi, per ragioni sociali o familiari, è più svantaggiato. Ma vogliamo decidere una volta per tutte a cosa deve servire la scuola? Se deve semplicemente fornire ulteriore materiale umano per salvaguardare la divisione in caste, ditemelo che mi metto a fare un altro lavoro, non resto qui a perder tempo. Se invece la scuola ha come obiettivo una società migliore con individui migliori, allora il posto dei superchildren è proprio lì accanto allo zuccone, a scontrarsi con le difficoltà, a comprendere che il futuro dei “migliori” dipende anche da quale sarà il futuro degli altri, di chi diverge dall’immagine dell’alunno perfetto. A maggior ragione provo ribrezzo per quei progetti di valutazione che girano in questo periodo nelle scuole. A parte il fatto che non condivido la valutazione fatta con i test a crocette, trovo aberrante che dalla valutazione complessiva debbano essere esclusi (sì, esclusi) gli alunni che presentano svantaggi (stranieri, diversamente abili, ecc.). Nessuno ha spiegato agli elaboratori di queste prove (che a scuola saranno stati sicuramente i “migliori”) che la società dovrà fare i conti anche con loro, anzi, che la società sarà composta anche da loro? È lo stesso motivo per cui, quando mi trovo in classe bambini che manifestano un grosso disagio, non cedo alle richieste di chi li vorrebbe fuori dall’aula; piuttosto rispondo che essi rappresentano, nel microcosmo-classe, le difficoltà che incontrerete nella vita ed il vostro compito, dato che per fortuna avete già acquisito un atteggiamento positivo verso l’apprendimento, è proprio quello di verificare quanto siete capaci di “apprendere” la diversità.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 04-03-2004
“Una scuola che seleziona, distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d'espressione; ai ricchi toglie le conoscenze delle cose. Il frutto della selezione è un frutto acerbo che non matura mai”. Questo scrive - in “Lettera ad una professoressa”, libro ormai dimenticato - Don Milani che aggiunge: “Stando accanto agli alunni “disagiati” ci si accorge che non sono ["cretini" - nota di gp]. E neppure svogliati. O perlomeno sentiamo che sarà un momento, che gli passerà, che ci deve essere un rimedio. Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra rimediare. E' esattamente quello che dice la Costituzione quando parla di Gianni: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza di cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana… Perché non c'è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali tra diseguali. La scuola che perde Gianni non ha diritto a chiamarsi scuola”.

Un’idea di scuola che uccide la passione e l’intelligenza – aggiungerei - , e che tratta i ragazzi e le ragazze come oggetti da inserire nel mercato del lavoro (perché è questa, purtroppo, la scuola che si va delineando) o, in subordine, dei, docili e facilmente manipolabili dalla pubblicità, “consumatori/utenti” è da rifiutare e contrastare.

Con tutte le “armi” che – don Milani – riteneva eticamente corrette.

La parola, lo sciopero e il voto

 annarita tiezzi    - 07-03-2004
Eppure io credo che potrebbe essere più facile ed efficace seguire alunne ed alunni svantaggiati (o svogliati, lenti o non motivati) di quanto lo sia attualmente. Negli Istituti professionali per esempio (ma non solo lì) gli studenti più motivati sono i veri svantaggiati in quanto l'attenzione dell'insegnante è quasi esclusivamente dedita al mantenimento dell'ordine o alla ripetizione di spiegazioni ed esercizi per gli alunni disinteressati, indisciplinati o lenti. E' vero che dovremmo individualizzare l'insegnamento/apprendimento, ma non è assolutamente facile. Pertanto non demonizzerei l'idea dell'avanzamento de più capaci anche se andrebbe sostenuta da un progetto serio che contempli anche la possibilità per gli alunni di spostarsi da un corso all'altro. Pensiamo forse che la soluzione della bocciatura dei meno capaci sia soddisfacente??

 paolo caregnato    - 13-03-2004
con quei cocciuti dei loro compagni di banco che impiegano tre mesi ad acquisire quello che loro assimilano in cinque minuti...........
e che danno un fastidio.... al 89% dei docenti.......