La filosofia del buco
Ilaria Ricciotti - 12-01-2004
Ogni giorno, molti uomini per vivere si recavano al lavoro, cercando di mandare avanti decorosamente la loro famiglia. All'interno di quell'ambiente c'erano differenze di ruolo fisiologiche: dall'operaio al manager, fino ad arrivare a colui che aveva creato l'impresa: i padroni.
Padroni che, da buoni padri di famiglia, cercavano di controllare ma anche di accontentare tutti quei lavoratori senza i quali loro avrebbero di certo indietreggiato.
Un giorno il padrone dei padroni, stanco di avere tanta ricchezza, decise di essere ancor più generoso e di trasferire molti dei suoi ingenti tesori in altre isole lontane, dove la gente non essendo abituata a tanto splendore, si sarebbe limitata a continuare la vita di sempre e non si sarebbe chiesta il perchè della presenza saltuaria dei diversi nababbi che sistematicamente si trasferivano lì per nascondere e recuperare energie.
Infatti dopo che essi ritornavano nella loro patria, si sentivano talmente ritemprati nel corpo e nella mente che le lro idee molto creative le utilizzavano per rinnovare quanto fino a quel momento avevano costruito.
Le modifiche così furono tante che decisero di applicare nelle loro imprese la "filosofia del buco".
Che vuol dire? Vi chiederete.
Che, all'insaputa dei loro dipendenti, essi prelevavano ricchezze e le nascondevano, come i pirati nelle isole caraibiche. La "filosofia del buco" ha avuto di lì a poco i suoi effetti: chi aveva dato l'anima per il suo padrone ha scoperto che improvvisamente sarebbe stato licenziato, non avrebbe percepito più il suo salario e, coloro che avevano investito i loro sudati risparmi in questa "GRANDE IMPRESA", si trovarono senza il becco di un euro.
Che disastro!
In molti hanno per giorni continuato a parlare di questo grande imbroglio del secolo, come se esso fosse un lampo a ciel sereno.
In molti hanno gridato allo scandalo, all'illecito e al furto avvenuto a più mani.
Intanto quei dignitosi lavoratori hanno continuato a svolgere le loro mansioni, dimostrando che non volevano perdere ciò che a loro spettava di diritto e soprattutto non volevano che questi filosofi del buco avessero cancellato la loro dignità di uomini veri.
Ma del resto perchè meravigliarsi tanto!
Non è forse questa la società dove è intelligente soprattutto chi è furbo? Chi non si alimenta quotidianamente di quei valori propri di un'anima etica, rispettosa dell'altro, amante della giustizia, della verità e dell'accettazione di tutti gli esseri umani, anche di coloro che peccano spesso di ingenuità?
Eppure nonostante ciò c'è chi ancora si meraviglia che possano esistere al mondo questi sporchi individui che, non contenti delle loro imprese vogliono passare alla storia come "i filosofi del grande buco".
Che dite, nel nostro piccolo vale la pena di imitarli?
Tutti sappiamo che non occorre molto tempo per imparare tale filosofia di vita.
Ma pensandoci a fondo ne vale proprio la pena?
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 Michele    - 12-01-2004
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Nel caso nostro il mare è la nostra coscienza, quelli per potere fare certe cose non devono certamente averla. Mio nonno mi diceva sempre che "chi è onesto non fa mai i soldi”. La differenza tra noi e loro sta proprio nella coscienza e nell’onestà.
Michele