Una lotta per andare avanti
Alba Sasso - 29-11-2003


Non funziona la politica di Moratti del «punto e a capo». Non funziona una politica che taglia risorse per la scuola pubblica, che ne riduce l'autonomia, che cancella le esperienze più significative e generose che hanno costruito, nel tempo, la qualità della scuola italiana, a partire dalla scuola dell'infanzia, dal tempo pieno nella scuola elementare, dal tempo prolungato nella scuola media. Una politica che mette in discussione partecipazione e collegialità - la democrazia all'interno della vita della scuola - e che attacca, ormai sempre più spesso, laicità, libertà, autonomia del sistema. Non può funzionare una voglia restauratrice che riporta la scuola indietro nel tempo, che in controtendenza rispetto ai paesi europei riduce l'obbligo scolastico e prefigura percorsi precocemente separati tra istruzione e formazione professionale. Una politica che riduce il sistema pubblico a servizio a domanda individuale, nel quale ognuno riceve a seconda di quanto può pagare, che mette insomma in discussione il principio costituzionale secondo il quale è compito delle politiche pubbliche garantire i diritti di tutti, redistribuire risorse, riequilibrare opportunità. Dietro queste politiche un'idea di società prepotente e sopraffattrice, in cui i diritti diventano privilegi per alcuni e bisogni da assistere per tutti gli altri, una società dominata dal mercato, in cui tutto diventa oggetto di compravendita. Ma un paese che non investe in formazione per tutti, in ricerca e in innovazione, è anche un paese destinato al declino. È contro questo tipo di politica, contro questa impostazione restauratrice, che si sta sviluppando un forte movimento di opposizione e di protesta in tutto il paese, nel quale si riconoscono varie e plurali forze politiche, sindacali, associative e culturali che hanno una diversa idea di istruzione, di formazione e di società e che guardano alla scuola come al reale motore di sviluppo per l'intero paese. Un movimento, soprattutto, che aggrega le energie, le idee, la passione di tutti coloro che nella scuola vivono ed operano. Questo movimento converge oggi a Roma in un appuntamento deciso dai sindacati confederali e della scuola. Difendere il carattere nazionale dell'istruzione; contrastarne la devoluzione; riaffermare il valore strategico dell'istruzione e della formazione per lo sviluppo civile, economico e democratico del paese; protestare per una finanziaria che, ancora una volta, non investe sulla scuola pubblica statale, ma persegue ostinatamente una politica di tagli e di precarizzazione del lavoro; contestare una riforma che prefigura un modello di scuola che riduce l'offerta di istruzione, amplifica le disuguaglianze sociali, determina pesanti ricadute sul personale: sono i temi della piattaforma della manifestazione di oggi, e sono stati i punti qualificanti dell'opposizione in questi anni alle scelte del governo.

Da questa manifestazione la spinta per andare avanti. E a partire dall'idea che sarà necessario cancellare le più inique scelte di questo governo (dalle leggi finanziarie alla controriforma Moratti) costruire in una larga unità elaborazione e proposte, per un'istruzione pubblica, laica e di qualità per tutte e per tutti, per tornare a pensare la scuola come luogo dell'incontro e del confronto, come spazio per la formazione di un sapere condiviso, di una coscienza civile presupposto indispensabile di democrazia.

Dal Manifesto del 29 novembre
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 ilaria ricciotti    - 29-11-2003
Oggi 29 novembre 2003 si è lottato per non morire.