Discriminazione?
Rolando A. Borzetti - 14-11-2003
Ricevo e trasmetto


Mi permetto di scrivere questo messaggio per capire se sono io che traviso cio' o se invece ancora oggi c'è della discriminazione a scuola.
Sono la mamma di una ragazza di 12 anni, che frequenta la 2° media. Gia' l'anno passato, la ragazzina non era molto propensa alla scuola, anche se nutre interessi per varie cose, insomma non amava le materie letterarie e dunque si applicava poco, questo anno invece , io la vedo e la seguo e la sento, che studia con piu' volonta', sicuramente sta crescendo e ha piu' interessi riguardo le materie scolastiche. Devo citare un fatto spiacevole di cui sono venuta a conoscenza tropo tardi e cioè alla fine della 1° media: un insegnante di lettere, disse a mia figlia:" tu sarai una che non studiera' mai"! Già di per se questa affermazione mi è sembrata grave. Anche pechè la ragazza usciva dalle elementari, e come lei quasi tutti della classe 5°, non erano preparati avendo avuto a che fare i primi 3 anni con supplenti e basta, per cui con una formazione un po carente, ma non per le supplenti. Adesso, la ragazza, ripeto è piu' volenterosa , ed alza spesso la mano per essere interrogata, ma non viene mai interpellata, insieme ad un altra amica di banco; premetto che si comporta educatamente e segue con interesse, specie, musica, epica, disegno tecnico e disegno artistico, infatti parlando con questi professori che trattano queste materie, mi dicono che la ragazza va bene. Ammetto che non avra' molta simpatia per altre materie, ma se chi è cosi' viene catalogato sin dal primo anno, credo sia poi condizionato. Questo mi fa dispiacere, perchè mi fa ricredere sul nuovo metodo d'insegnamento e credo che , quando facevo la 5° io, mi insegnavano piu' cose che alle medie!In piu', in questa classe ci sono dei soggetti indisciplinati, pero' gli insegnanti non chiamano i genitori di questi ragazzi, ma penalizzano tutta la classe, magari non facendo ne uscite , ne gite; non credo sia giusto.Io so del comportamento di mia figlia, e come lei ci sono altri ragazzi/e educati e che si comportano bene. Mi vien da pensare che forse perchè siamo a Pomezia?Dove si predilige un certo ceto sociale? Purtroppo questo è quello che mi arriva, al punto di non avere piacere ad andare io stessa a parlare con i professori. Premetto che io lavoro, e i miei orari non combaciano quasi mai con quelli dei prof. Domando se esiste un organo di controllo per tutto questo?
Non trovo affidabili i genitori perchè piu' volte ho constatato che si servono del fatto di essere rappresentanti di classe per curare i propri interessi, cosa che invece non dovrebbe succedere. Mi scuso per essermi dilungata, ma ... è verita'. Anche se posso sembrare esagerata, ... prego di credere in quello che ho scritto...
Ringrazio anticipatamente, se avro' una risposta o se non la avro'.

Una mamma.


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 Anna Pizzuti    - 15-11-2003
Sicuramente la mamma non sta travisando. Purtroppo la realtà che lei descrive è piuttosto diffusa, e lo sappiamo bene.

I problemi posti dal messaggio sono tre:
- una ragazzina bloccata nell'autostima, che si sforza e cresce, ma non trova conferme
- il problema generale relativo alla scuola media
- il problema della gestione della classe.

Per quanto riguarda il primo, se dipende, come intuisco, da un atteggiamento selettivo dal punto di vista sociale ed umano, l'unica cosa che posso dire è che la bambina deve trovare conferme e rinforzi altrove.Dico questo per puro realismo. Accade anche dove vivo io. In una scuola media in particolare ed in alcune classi. Io ho seguito un ragazzino ed una ragazzina quasi nella stessa situazione descritta nella lettera. E questo dovevo fare: rinforzarli ed attrezzarli psicologicamente. Cosa difficle, perchè è nell'aula che poi si gioca tutto. Con loroNon parlavo male dei professori, parlavo di loro con loro. Di quello che sapevano fare. Fino a quando sono rimasti alle medie la situazione è cambiata di poco. Alle superiori sono andati molto meglio. Ed è anche strano a dirsi, perchè in genere si parla delle superiori come campi di battaglia.
E così passo al secondo punto: la scuola media. Spesso una terra di nessuno per i ragazzi. Dove possono incontrare chi li forma per sempre e dove possono trovare il deserto.
E' vero che spesso si ha l'impressione che si faccia pochissimo. E casualmente. Il che, per l'età che hanno i ragazzi, più dannosa che nelle classi successive. troppo particolare, troppo di passaggio, l'età della ricerca di sè. Devi essere essenziale e preciso, come insegnante, come scuola: mirato. E invece si finisce per ripetere (in prima soprattutto) cose che i bambini hanno già fatto o con il dare per scontato cose che invece i bambini non sanno. Per non parlare della terza media: lì ci sono insegnanti che fanno letteratura. Ne conosco una, te lo giuro, che usava fotocopie da un manuale di liceo. In verità ne conosco anche di bravissime, eccezionali, ma ora sto parlando in generale.
Ci sono dei programmi bellissimi, alle medie, anche se sono del 79. Non li conosce quasi nessuno. Ancora. Secondo me l'idea di una scuola di base, continua ed oraganizzata sui sette anni (la legge 30, ce la ricordiamo?), non era affatto sbagliata: ridava senso a tutto il processo di crescita
Il terzo punto: la disciplina. Che sta diventando, come mi raccontano le mie amiche, un problema grave, di cui si parla poco. Se poi - come intuisco in questo caso - la situazione è complicata dal fatto che sulle intemperanze di qualcuno non si interviene perchè non si vuole, allora è ancora più grave. Perchè immagino che le punizioni collettive siano vissute come una grande ingiustizia, che può spingere anche chi si comporta bene a cambiare atteggiamento, tanto il risultato è lo stesso. E danno, le punizioni collettive, a quelli che si comportano male un grande senso di potere. E creano divisioni e rancori.Pretendiamo dai ragazzini la maturità che non abbiamo noi.
Non so fino a che punto possa servire dire questo alla mamma. Che si sente sola come la figlia, del resto. Può provare a fare la "rappresentata" nel senso che - per mera soddisfazione personale - può telefonare alle rappresentanti di classe e parlare di questi problemi. Magari le rappresentanti sono le mamme dei ragazzini più indisciplinati e non otterrà nulla. Ma almeno ci avrà provato, a metterle in difficoltà.
L'organo di controllo che chiede dovrebbe essere, se si esclude il consiglio di classe, il dirigente. Con il quale può andare a parlare, anche qui, per mera soddisfazione personale, per averci provato.

 J.S.    - 15-11-2003
La stessa cosa è capitata a mie compagne delle medie e capita a me ora che faccio le superiori. E cioè di incontrare professori che ti trattano come una stupida. Ti passa la voglia di studiare e non ha molta importanza che in casa ti dicano brava, a te quello che interessa è essere riconosciuta e fatta sentire una persona lì dove sei, lì dove passi tanto del tuo tempo. I professori parlano sempre molto e scrivono scrivono fiumi di carte e progetti e belle idee. Ma poi tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e quello che non fanno è farti crescere dentro. Poi,se scatta un cambiamento, ti fanno magari anche i complimenti, ma ormai il rapporto è rotto. I rappresentanti di classe, poi, sono spesso genitori dei bravi bambini, e allora il gioco è fatto: rappresentano i loro figli e i loro otto e nove. Logico, non tutti sono sempre così. Ma è più difficile dimenticare un'esperienza brutta che ricordarne dieci belle.