Ci vogliono bene
Giuseppe Aragno - 11-10-2003
Berlusconi e Maroni fanno tutto quanto possono per darci un futuro migliore: ci vogliono bene. A noi vogliono bene, popolo d’ingrati voltagabbana, che ripagò con Piazzale Loreto le villeggiature gratuite sulle isole alla moda. E bisogna capirli questi uomini di cuore, che si accingono a regali molto più consistenti: temono, e non a torto, nuovi e pericolosi fraintendimenti, perciò si premuniscono. Ci pensa Gasparri: ragioneranno meglio - si sono detti - e capiranno tutto con le televisioni pubbliche e private forzitalistizzate, patriottiche e ministeriali. Con buona pace di Lucia Annunziata, che garantisce gli equilibri democratici e abbandona le riunioni, solo perché - non lo sbandiera ai quattro venti, ma si sa - ha un passato terribile di sessantottina della sinistra comunista ed extraparlamentare. E tanto basta.
Non ci saranno più le voci querule dei dissenzienti per partito preso. I buoni spiegheranno, i cattivi, gli ingrati e gli ignoranti impareranno. Il modello di scuola della Moratti, esteso addirittura alla politica, la dice lunga sull’interesse specifico che questi benefattori hanno per la formazione. Ampio interesse: formazione dei figli, rieducazione dei padri. E, perché la scuola pubblica non faccia più danni, se un Santoro vagisce in culla con suoni partigiani o un Biagi piccoletto mimmo mette veleno critico nei suoi primi balbettii, l’ineffabile Moratti l’ha annunciato: saranno curati con asprezza san patrignanese.
In quanto ai nonni, il futuro si fa davvero rosa. Via ciò che resta delle antiche e perniciose conquiste di quella vergogna che fu il movimento dei lavoratori e mano libera alla generosità storicamente provata dei modelli imprenditoriali. Una premessa è d’obbligo: che la legislazione sociale sia stata frutto di lotte e di conquiste anche sanguinose è una grossolana menzogna di storici socialisti, comunisti e cattocomunisti. Le otto ore dopo le quattordici, le leggi sul lavoro minorile, l’obbligo scolastico, la sanità e la previdenza, tutto ciò che riuscì a sottrarre i lavoratori alla condizione animale in cui li aveva gettati un ingrato destino, tutto è giunto loro per spontanea concessione dei datori di lavoro.
I datori di lavoro, certo, che penseranno di nuovo e direttamente ai lavoratori, senza l’impiccio di sindacati e stato sociale. Pochi centesimi, e la pensione verrà dai privati, che si sa, sono più efficienti, affidabili e lungimiranti del pubblico. Che farsene dell’Inps?
Berlusconi e Maroni fanno tutto quanto possono per darci un futuro migliore: ci vogliono bene. A noi vogliono bene, popolo d’ingrati voltagabbana, che ripagò con Piazzale Loreto le villeggiature gratuite sulle isole alla moda. Con la riforma che fanno passare, contro il consueto dissenso strumentale dei sindacati, sarà finalmente chirurgicamente estirpato il tumore: le pensioni di anzianità sono abolite. Dal 2008 finalmente non andremo più in pensione, se non saremo giunti a 40 anni di contributi versati o a 60 e 65 anni di età a seconda del sesso. E s’intende che per tutti gli altri - terzo sesso e varianti, partorite dalle degenerazioni socialiste e cattocomuniste - si faranno discorsi di tutela diversa: senza lavoro, e di corsa in strutture ispirate a santi patrignanesi.
Sono ammesse, s’intende, le eccezioni, che si sa, sono il sale delle democrazia: se qualche giovanottone impenitente di dalemiana memoria - ahimè quanto male sappiamo fare a noi stessi - persisterà sconciamente nell’intenzione provocatoria di andare in pensione a soli 57 anni di età e con appena 35 anni di contributi, sarà duramente bacchettato (la metodologia della repressione sortisce effetti davvero miracolosi, come si addice a santi che non sono paterni ma patrignani) e gli toccherà un taglio simbolico della pensione: il 30%, prendere o lasciare.
Con la sensibilità dei riformatori veri, poi, gli statisti del nuovo corso – quelli della seconda repubblica, se volete, delle banane piantate che cresceranno, lo so, stanno crescendo – pensano a premiare i filantropi, costretti da antica tradizione di solidarietà a rischiare di proprio - e ci perderanno fior di quattrini, potete giurarci - per tenere in piedi la baracca delle assicurazioni che ci daranno la nuova pensione. Ci pensano tanto, che fanno grazia alle imprese del 5 % dei contributi previdenziali e riducono anche più generosamente quelli versati per i nuovi assunti.
Non ascoltano, è vero, gli statisti delle banane repubblicane, il grido di dolore dell’Inps, che presto rimarrà senza fondi e non sarà in grado di pagare la pensione ai vecchi che ostinatamente sopravvivono ed ai giovani che arrogantemente invecchieranno. Un grido di dolore strumentale, un grido da guitti, da vecchi tromboni sfiatati, un grido che merita davvero villeggiature gratuite su isole panoramiche per lezioni di recupero dal disfattismo: e via! Ci penseranno i filantropi delle assicurazioni!
In quanto al resto, dopo la battaglia del grano, la difesa della lira e l’oro alla patria, avremo il TFR donato ai Fondi pensione, inizialmente pubblici e privati, poi, si spera, privati soltanto. E’ vero il salario differito appartiene ai lavoratori, ma per carità, non mettiamo in giro voci false e tendenziose, come si è fatto per la villeggiatura sulle isole. Sono stati quegli inveterati doppiogiochisti dei sindacalisti a chiedere al ministro di dare un premio ai benefattori dei lavoratori. I sindacalisti, che ora gridano allo scandalo e si mettono a raccontare frottole per la loro antica attitudine alla disinformazione.
Essi, che ora, scandalizzati, sostengono che il famoso 33 % di aumento di stipendio a chi sceglie di non andare in pensione è un’indecorosa menzogna – i sindacati della scuola, in particolare, farebbero bene a tacere: per quello che fanno i loro iscritti meglio sarebbe mandarli tutti a casa – i sindacalisti bugiardi, insomma, per i quali il “bonus” congelerebbe la pensione e toglierebbe ancora risorse all’INPS, sicché alla fine del percorso ci sarebbe la privatizzazione del sistema previdenziale pubblico.
E’ evidente: a regime sanpatrignanese occorrerà mandare anche i sindacalisti. Per loro, magari, moduli insulari, villeggiatura gratuita e rieducazione al sano liberalismo pre quarantottesco, quando il fantasma del manifesto ancora non era stato suscitato.
E che altro fare, scusate, a chi ha tanta protervia? Che fare a chi in maniera santoresca disinforma e stravolge la verità che da questa riforma balza in luce meridiana e ci conforta: l’avremo la pensione, certo che l’avremo, se il filo della vita non si spezzerà nel mentre, e sarà quella generosa e a buon prezzo degli assicuratori filantropi.
Berlusconi e Maroni fanno tutto quanto possono per darci un futuro migliore: ci vogliono bene. A noi vogliono bene, popolo d’ingrati voltagabbana, che ripagò con Piazzale Loreto le villeggiature gratuite sulle isole alla moda. E bisogna capirli questi uomini di cuore, che si accingono a regali molto più consistenti: temono, e non a torto, nuovi e pericolosi fraintendimenti.
Un fraintendimento è lo sciopero. Chi capisce e ragiona lo sa: una marea di adesioni sarebbe uno scandalo. Indignati Berlusconi e Maroni potrebbero decidere di punirci. Potrebbero fare spontaneamente le valigie.
Non vorrete che accada!


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 emilia    - 15-10-2003
grazie, lo attaccherò alla bacheca sindacale della scuola...potrò? emilia

 ilaria ricciotti    - 18-10-2003
Io prego tutti i giorni che ciò accada, ma, chissà, molti italiani potrebbero essere ancora attratti da queste splendide sirene, al punto che preferirebbero sfracellarsi contro gli scogli, pur di sentire ancora il loro canto seducente.

 franco    - 18-10-2003
MA QUANTI SCIOPERERANNO?

ED ANCHE SE SCIOPERANO .... A CHI INTERESSA?

UN'ORA DI SCIOPERO COSTA ALLE AZIENDE CENTINAIA O MIGLIAIA DI ORE DI PRODUZIONE .... MA A SCUOLA? .... HAI VISTO MAI CHE GLI STUDENTI SI STRACCINO LE VESTI PER LE PERDUTE PERLE DI SAGGEZZA?

ED AGLI SCRUTINI?.... UN ATTO DOVUTO TRASLATO NEL TEMPO ....
ED ANCHE SE NON FATTI .... TUTTI ALLEGRAMENTE PROMOSSI.

AL SOTTOSCRITTO UN'ORA DI SCIOPERO COSTA UN GIORNO DI STIPENDIO E VISTI I CHIARI DI LUNA COSTA TROPPO

 ilaria ricciotti    - 19-10-2003
Franco dice bene, ma vorei sapere che cosa propone .
Il personale della scuola lo sappiamo benissimo che, scioperando non intacca la produttività, perchè ancora per fortuna non è un'azienda, e che impingua le tasche dello stato. Ma, mi chiedo come mai in Italia siamo così resistenti a scioperare, quando in Francia gli insegnanti scendono in piazza insieme ai loro studenti anche per mesi. Altro punto: se non vogliamo scioperare, DOBBIAMO ACCETTARE, ACCETTARE, ACCETTARE. SUBIRE E STARE ZITTI, LASCIARCI INFARINARE, PER POI ESSERE FRITTI.