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Una lezione di storia
L'Unità - 06-10-2003
Scalfaro, ripetizione di storia al premier : «Può dire sciocchezze, grazie alla Resistenza»



MARZABOTTO (Bologna). Una lezione di storia. Destinata a tutti coloro che dicono «sciocchezze» sul passato, con l’obiettivo neanche tanto nascosto di stravolgerlo per i propri fini politici.
L’ha tenuta il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, parlando davanti a migliaia di persone riunite a Marzabotto, per commemorare il 59° anniversario dell’eccidio nazifascista nel quale morirono 955 civili.
Scalfaro ritorna sulle dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini e sulla sua «benevola» dittatura. E, pur senza citare mai direttamente il premier, non nasconde l’indignazione

«Se io sono libero lo devo a coloro che hanno lasciato qui la propria vita - esordisce il presidente emerito della Repubblica -. E se taluni abusano di questa libertà per alterare la storia in modo sciocco e vuoto, si ricordino che sono liberi, anche di dire sciocchezze, grazie a loro». E ancora: «Lo so che si può dire che Mussolini non aveva ucciso nessuno - continua, riferendosi direttamente all’intervista di Berlusconi con la rivista inglese The Spectator -, ma neanche Nerone personalmente ha mai ucciso nessuno».

La folla applaude a lungo: c’è davvero tanta gente nella piazza del centro sull’Appennino emiliano che è sede della Scuola di pace edificata per educare i giovani alla tolleranza e al rispetto reciproco.
Tutt’intorno ecco i moltissimi gonfaloni di città e province, striscioni e cartelli dell’Associazione nazionale partigiani italiani («No a un regime autoritario, uniti per la Costituzione»). Ci sono anziani con il caratteristico fazzoletto tricolore, alpini ricoperti di medaglie al valore, ma anche nonni accompagnati dai loro nipoti, accomunati dalla volontà di difendere la Resistenza. Sul palco delle autorità anche Sergio Cofferati, candidato sindaco del centrosinistra sotto le Due Torri, che viene salutato con calore dalle persone. E poi ancora Vasco Errani, governatore dell’Emilia-Romagna, Vittorio Prodi, presidente della Provincia di Bologna e della Scuola di pace di Montesole, e Giovanni Salizzoni, numero due di Palazzo D’Accursio.
Davanti a questo «splendido spettacolo di popolo», Scalfaro prosegue il suo monito: «È la guerra a trasformare gli uomini in mostri. La falsità e la menzogna sono la prima fonte di guerra: l’uomo politico che non rispetta la verità non è degno di dirsi tale». Ed è ancora a Berlusconi e ai suoi uomini che fischiano le orecchie quando il senatore a vita, che a soli 27 anni partecipò all’assemblea costituente per redigere la carta fondamentale della Repubblica, censura qualsiasi tentativo di «incrinare il principio che vede gli uomini tutti uguali di fronte alla giustizia». Scalfaro invita tutti a vigilare sulla degenerazione di questi inquietanti segnali: «Mi chiedo quanti abbiano contestato quando la dittatura fascista ha cominciato a togliere il diritto di voto, la libertà di stampa, a discriminare gli ebrei... E quanti invece sono stati zitti per restare fuori dai guai? Il silenzio davanti a queste storture non è prudenza, è vigliaccheria».
L’altro oratore d’eccezione della cerimonia è Joschka Fischer, ministro degli Esteri tedesco. Mentre parla alla folla, lacrime di commozione gli rigano il volto. «Il ricordo e la responsabilità storica per quello che è successo a Marzabotto continuano a farci male e a farci vergognare - dice Fischer in un fluente italiano -. Si tratta del più terribile crimine tedesco commesso in territorio italiano. Mi inchino con profonda tristezza davanti alle vittime». Fischer testimonia così il cordoglio e la partecipazione del popolo tedesco, come un anno e mezzo fa aveva fatto il presidente della Repubblica federale Johannes Rau nella visita con il presidente Carlo Azeglio Ciampi sui luoghi della strage. «Sono esterrefatto e scosso di fronte a quest’orrendo atto - conclude Fischer -, ancora oggi siamo in lutto per le vittime innocenti insieme ai familiari e a tutto il popolo italiano. I disastri del nazionalismo e del nazismo ci servano di ammonimento, non dobbiamo dimenticare mai».

Andrea Bonzi
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