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L'alfabeto della guerra sa di crimine
La Stampa - 24-04-2003
Centoquarantacinque voci, da «Aggressione» a «Zone grigie del diritto internazionale umanitario», un lessico del lato oscuro dell'umanità, che alterna speranza e disperazione: A come atti di guerra, ma anche armi, Afghanistan; B come Bosnia; C come Cecenia; D come detenzione... Esaurito nella prima edizione del 2000, viene ora ristampato, in una versione aggiornata e arricchita da nuovi dossier, Crimini di guerra, un libro collettivo curato dai responsabili del progetto internazionale « Crimes of war», nato nel 1999 per iniziativa di un gruppo di giornalisti, giuristi e docenti universitari. Il noto assunto - dalla prima guerra mondiale in poi le vittime di ogni conflitto sono state, al 90 per cento, i civili - sta alla base dell'interrogativo, retorico, a cui il volume vorrebbe dare risposta: possono esistere guerre senza crimini? La risposta è affidata a una serie di interventi, diversi per valenza e opinioni, di «addetti ai lavori». Testimonianze, di scrittura e d'immagine, ma anche puntualizzazioni indispensabili per raccontare i conflitti fornendo un'informazione corretta e utile. L'idea-guida è chiamare i giornalisti a scrivere dei crimini a cui hanno assistito e a portare la loro testimonianza diretta sull'applicazione o meno della legge esistente, suggerirne le eccezioni, segnalarne le inadempienze e, con l'aiuto di esperti, fare luce sugli aspetti tecnici dei diversi casi. Il volume, infatti, è allo stesso tempo un vademecum per chi affronta, da giornalista, politico o ricercatore, il tema dei conflitti, e uno strumento per tenere alta l'attenzione dell' opinione pubblica sul rispetto delle leggi internazionali, dalle Convenzioni di Ginevra in poi, nella speranza che questo si traduca in una maggiore capacità di pressione su governi e organismi sovranazionali. Benché la materia della tutela internazionale dei diritti umani si sia molto evoluta, fino alla creazione della Corte Penale Internazionale dell'Aja, il secolo scorso ha visto anche, secondo i promotori del progetto, un immutato disprezzo per la vita umana e per i valori umanitari e il maggior numero di vittime «innocenti» mai registrato nella storia. Da qui una serie di interrogativi, molto attuali, a cui si tenta di dare risposta e che riguardano il concetto di «guerra giusta», l'opportunità e i modi dell' intervento internazionale, la tutela della popolazione civile, la definizione di criminale di guerra e la sua perseguibilità. Un settore che per molti rimane un po' arcano e fumoso, ma la cui evoluzione è invece strettamente pratica e operativa, perché dalla possibilità di stabilire parametri universali e dalla capacità di creare sanzioni che ne obblighino al rispetto, dipende l'evoluzione della conflittualità umana e una sua futura disciplina o al contrario, il progressivo e ulteriore imbarbarimento dei conflitti. Già pubblicato in cinese, inglese, francese, tedesco, ungherese, italiano e russo, Crimini di guerra, che quest'anno avrà anche un 'edizione spagnola e una traduzione araba, permette, attraverso la successione alfabetica e la scelta delle parole-chiave, una consultazione rapida e mirata. Quattro livelli diversi di contributi tematici si intrecciano tra di loro: le monografie (dedicate ai casi più eclatanti del nostro tempo: Cambogia, Ruanda, Bosnia, ecc.); i crimini (le tipologie dei singoli atti criminali); le leggi; i termini-chiave usati dagli esperti.

Carla Reschia




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