Boicottiamo la politica...
Sandra Coronella - 10-04-2003
La guerra è finita….la guerra sta finendo…dicono che bisogna pensare al dopo…e di nuovo siamo investiti da un mare di immagini, dalla propaganda di alleati-liberatori (già, alleati, di chi?) e di popoli liberati ed esultanti…
Vi assistiamo senza crederci, sapendo che c’è altro…ma con lo stesso senso di impotenza con cui nei giorni scorsi subivamo altre immagini, quelle dello strazio di uomini, donne, bambini…
Abbiamo esposto le nostre bandiere, siamo scesi in piazza più volte, abbiamo urlato, torneremo a farlo fra due giorni a testimonianza che non ci crediamo, che non era affatto una guerra giusta, che non è vero che abbia vinto la pace, a chiedere che si fermino le armi e soprattutto si fermi l’arroganza di chi ha voluto tutto questo…
Eppure il disagio rimane lì, pericoloso, subdolo, la sensazione che tutto sia avvenuto e avvenga al di fuori e al di sopra di noi, senza che possiamo farci niente….
Ci sentiamo preoccupati, a volte spaventati e indifesi pensando all’oggi e al futuro, quasi come i nostri bambini che in questi giorni abbiamo cercato di sostenere di fronte allo spettacolo terribile della guerra…
Con quel peso nel cuore, il peso di quello spettacolo di violenza e di morte, siamo andati al lavoro ogni giorno, nelle ultime settimane.
Ma anche lì, nelle nostre scuole, ritorna, certo con caratteri meno drammatici, ma ritorna, quel senso di depressione, di impotenza, di scoramento…
La riforma approvata…nessuno ha potuto fermarla, per ora…i tagli, la realtà che ha il volto preoccupato di persone che da anni lavoravano vicino a noi e che sanno che l’anno prossimo quasi certamente non potranno più essere qui…i gesti nervosi di un preside che fino all’ultimo non ci credeva, sdrammatizzava, e non sa più come gestire l’ingestibile…le preoccupazioni di genitori che non ci capiscono più niente…Che si fa?
Vedo tentativi di risposte…e sono perplessa…
Non parlo di coloro che – come sempre- si chiudono nel proprio particolare e non vedono il disastro finchè non li tocca direttamente o lo negano per ragioni di partito…parlo degli altri.
Leggo messaggi nobili e generosi di insegnanti che cercano di trovare comunque una risposta nella loro professione, nel lavoro con i ragazzi, nell’insegnare i valori della pace…si parla di proporre ai ragazzi il boicottaggio di alcune merci, di far riflettere su ciò che c’è oltre la guerra…
Bellissimo, è giusto, lo è sempre stato, aiutare a crescere uomini liberi e consapevoli è forse la cosa più bella del mestiere di insegnare così come lo è – per altri aspetti – del mestiere di genitore.
Eppure sono perplessa. Forse perché non mi sento abbastanza vecchia per accettare che l’unica cosa da fare sia passare il testimone a una generazione che ancora deve crescere…
O forse perché mi sembra una risposta parziale, una risposta che chiude, che limita, nel caso migliore, o destinata – nel caso peggiore – a scontrarsi con la realtà.
Mia figlia frequenta la scuola media, la sua scuola è fra quelle assurte agli onori delle *nostre* cronache perché ha lavorato sulla pace. E’ stata un’esperienza importante…però mi chiedo che scuola di pace, che insegnamento di pace può essere quello di una classe con troppi alunni e troppo poco tempo, e troppi ragazzi che avrebbero bisogno di aiuto, aiuto che ci sarà sempre meno, che scuola di pace può essere quella dove nessuno può aiutare Nicola, che in più presto, a quattordici anni, non avrà neppure più l’obbligo di rimanere a scuola…
E mi chiedo con che spirito, con che tempi, con che significatività di rapporti potrà parlare di pace ai ragazzi un insegnante che l’anno prossimo, nell’itis dove lavoro, dovrà insegnare su nove classi…e non sto parlando, con tutto il rispetto, di un insegnante di educazione fisica, ma di materie letterarie….perché è questo che ci prospettano i nuovi organici arrivati in questi giorni…
Non credo che possa esistere una scuola *di pace* se non è anche una scuola che accoglie, una scuola, come sempre abbiamo detto, di qualità per tutti…
Ho cominciato parlando della guerra, ma non ho solo seguito il filo di un pensiero, il nesso c’è, ed è nella stessa domanda: che fare?
L’ho detto, abbiamo manifestato, lo faremo ancora. Per la pace come per la nostra scuola. Ora mi vengono proposte anche azioni di altro tipo. Sabato in piazza i ragazzi della rete di Lilliput mi hanno offerto, con sguardi belli e sinceri, le cartoline del boicottaggio contro la Esso, le ho prese e le ho spedite…so che sono forme di lotta nuove e importanti. Lo sono comunque, ma vorrei che non fossero solo gesti simbolici di tanti …che però sono sempre pochi…
Avverto pressante il bisogno di qualcuno, di qualcosa, che sappia raccogliere ciò che è nel cuore e nella mente di tante persone e portarlo avanti, far sì che non sia solo testimonianza, ma una forza più grande, che cambia la realtà, da quella della scuola a quella del mondo, passo dopo passo, magari con quegli stessi strumenti, strumenti nuovi, valori nuovi, ma con una capacità di costruire che abbiamo perso.
Perché guardo preoccupata, a volte inorridisco, come molti, alle cose della politica, alle cose della sinistra….al vuoto, ai personalismi, alla capacità di trovare sempre nuovi motivi di divisione, alle questioni di bottega, al modo scialbo e incoerente di agire, allo stile burocratico, all’inconcludenza, all’incapacità di incidere…quanti esempi ogni giorno….Non amo per niente la satira politica, specie quella televisiva, ma mai come adesso le è stato dato terreno fertile e facile…..

Però guardando a quei ragazzi in piazza mi sono ricordata i miei vent’anni, la forza dei nostri simboli, che pure hanno cambiato il mondo, qualunque sciocchezza se ne sia detta dopo, ma mi sono ricordata anche di quando chiudemmo la nostra stanza, la stanza del circolo dove ci riunivamo a parlare di cose grandi, e decidemmo di passare di là, nelle stanze della politica.
Credo che dovrebbe succedere di nuovo, è necessario. E non solo da parte dei ragazzi che oggi hanno vent’anni.
Per cui, se dovessi proporre un boicottaggio, anche se so che non è un’idea semplice da raccogliere, proporrei un boicottaggio alla rovescia.
Boicottaggio è *non fare* qualcosa, il mio è diverso: boicottiamo questa schifezza a cui è stata ridotta la politica, troviamo il modo di entrarci, e trasformiamola.

Lo so, non ci sarà uno su un milione che condivide un simile appello…ma ognuno ha un sogno….e quando sembra che tutto vada male….perché non provare a tirarlo fuori?

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Noemi Lovei    - 11-04-2003
D'accordo. Si può fare, ma... nonostante la mia buona volontà, i dubbi non mi lasciano.
Uno di essi te lo dico,forse non lo condividerai in pieno, ma lo capirai sicuramente. E poi, siamo qui per discutere, per ragionare insieme e per aiutarci a vicenda a capire.
Rileggendo la tua descrizione riguardo la politica di oggi, ho pensato: e se le cose stessero per cambiare strutturalmente? e se la politica fosse davvero destinata a percorrere fino in fondo il suo corso decadente per poi, spero, rinascere e diventare qualcosa di nuovo?
Da qualche anno con la politica non si arriva, in nessun caso, a un accordo, a una soluzione positiva dei nostri problemi. Istituzioni democratiche in crisi? Periodo di transizione?... Fatto sta che solo alcuni movimenti e alcune associazioni hanno dimostrato di avere la forza di aggregare o di influenzare, non le decisioni prese dai politici, ma almeno l'opinione pubblica.
Mentre non saprei proprio cosa dire a tanti politici che ti sorridono, dicono sì e poi agiscono al contrario, mentre vedo giorno dopo giorno allungarsi la distanza tra loro e noi, avrei idee per rafforzare movimenti ed associazioni che già ci sono.

 ilaria ricciotti    - 13-04-2003
Boicotare la politica porterebbe con sè tante conseguenze e tutte negative. Ciò che bisognerebbe fare, a mio avviso, invece di boicottare la politica è entrarci dentro con maggior incisività, nel senso che non dobbiamo più delegare nulla a nessuno, come molti hanno fattto fino ad ora. Ed allora, inviamo fax di dissenso, di proposte propio a quei politici che hanno ricevuto il nostro voto, in quanto loro sono obbligati ad ascoltarci. La lettera di Piero Fassino a Fuoriregistro è un esempio. Boicottare la politica significherebbe far continuare a vincere chi ha vinto proprio a causa di un atteggiamento di sfiducia nei confronti di una certa classe politica che non ha saputo propagandare tanto bene, ogni minuto del giorno e della notte, soltanto del fumo. Fumo che ora sta soffocando tutti anche coloro che hanno cercato di respingerlo. Un plauso a Fuoriregistro che sta con i suoi mezzi sponsorizzando le idee di tutti, anche di coloro che altrimenti non potrebbero parlare. A proposito vorrei aggiungere che, se noi dobbiamo contribuire anche economicamente, per far sì che questi nostri spot siano più incisivi, potremmo, in base alle risorse di ognuno anche farlo.