Un appello dal mondo della scienza
Michele Cascella - 11-02-2003
Appello al Presidente della Repubblica per la manifestazione del 12 febbraio
(ore 11.00, Piazza Montecitorio, Roma)


Illustre Presidente,

gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere. Gli scienziati e i ricercatori italiani non possono assistere senza reagire alla destrutturazione del sistema della ricerca nel nostro Paese. I
decreti di riforma passati in "prima lettura" nel Consiglio dei Ministri dello scorso 31 gennaio sono una minaccia non solo perchè mettono una seria ipoteca sulla capacità produttiva della ricerca pubblica, ma più in generale perchè animati da un atteggiamento ideologico nei confronti del sapere e della conoscenza che è contro il sapere e la conoscenza.
Ridurre drasticamente l'autonomia scientifica del lavoro di ricerca, introdurre una strutturazione rigida e fortemente gerarchica, privilegiare la direzione politica rispetto al merito scientifico,
significa di fatto non avere chiari quali sono realmente i principi che governano in tutto il mondo evoluto un'efficace ed efficiente attività di ricerca.
L'idea che un modello aziendalistico (antiquato oltretutto perchè ignora il valore della rete e delle autonomie) possa essere trasferito all'organizzazione della ricerca scientifica, tradisce grave estraneità e incompetenza da parte degli estensori di questi decreti (che sembra ormai accertato siano stati formulati con la consulenza di una società esperta nella ristrutturazione di aziende in crisi).
Non è quindi un caso che la comunita' scientifica non sia stata coinvolta in questo processo di riordino: non si sono interpellati gli organismi interni agli enti che si vogliono riformare, non si è avviato un chiaro e trasparente dibattito.
Non si sono neppure attese le risultanze del Parlamento, che pure aveva deciso di avviare un'indagineconoscitiva sullo stato della ricerca in Italia.
Un'altra gravissima preoccupazione che questi decreti sollecitano è il fatto che essi sono pervasi dall'idea che sia possibile avere ricadute applicative immediate e dirette programmandole dall'alto. Emerge infatti con chiarezza la spinta verso la ricerca applicata a scapito di quella di base o fondamentale che viene o abbandonata o fortemente limitata ad alcune aree ritenute più promettenti. E' questa un'altra idea in assoluta controtendenza con l'esperienza di chi fa ricerca e con le
impostazioni che vengono anche dagli altri Paesi: non esiste ricerca applicata seria e davvero innovativa senza una ricerca di base vasta e profonda; le più interessanti scoperte o invenzioni non sono programmabili e spesso producono straordinari effetti ed eccezionali ricadute sulla società solo molto tempo dopo (basti pensare alla "rivoluzione elettronica" o alla scoperta del DNA di cui quest'anno si celebrano i 50 anni).
Gli scienziati e i ricercatori di questo Paese hanno nel proprio bagaglio culturale e nelle tradizioni l'idea del cambiamento e dell'adeguamento alle evoluzioni sociali, naturali e culturali. Non sono
avversi alle riforme, anzi le invocano, sperando che queste li sostengano più efficacemente nel lavoro che svolgono con passione.
Sono però fortemente contrari ad uno stravolgimento dei principi alla base del lavoro di ricerca che produrrebbe non un sistema differente ma semplicemente una messa in stallo di uno dei settori strategici del Paese.
La cultura, la ricerca, i saperi non li si governa attraverso il comando politico.
Per queste ragioni gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere; per queste ragioni gli scienziati e i ricercatori italiani che sottoscrivono questo appello si rivolgono per la seconda volta in poche settimane al proprio Presidente, al Capo dello Stato.
Per queste ragioni il prossimo 12 febbraio scienziati e ricercatori italiani si troveranno a dover dare pubblica manifestazione del loro dissenso davanti al Parlamento della nostra Repubblica, riconsegnando simbolicamente i propri strumenti di lavoro.

L'Osservatorio sulla ricerca,
Carlo Bernardini, Giovanni Bignami, Marcello Buiatti, Giorgio Careri,
Cristiano Castelfranchi, Maria Luisa Dalla Chiara, Tullio De Mauro,
Giuseppe Galasso, Carlo Ginzburg, Margherita Hack, Paolo Sylos Labini,
Franco Pacini, Giorgio Parisi, Adriano Prosperi, Tullio Regge, Giorgio
Salvini, Giuliano Toraldo di Francia


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 ilaria ricciotti    - 02-03-2003
Come mai questo articolo non è stato commentato da nessuno?Forse non pensiamo che uno stato civile debba investire molte delle sue risorse sulla ricerca scientifica, in particolare quella sanitaria? Noi nelle Marche e nello specifico in provincia di Macerata, come cittadini ci siamo battuti, unitamente a politici sensibili a questo tema, perchè dopo circa 5 anni si concratizzasse un Polo di eccellenza riguardante la ricerca e la cura di quel mostro che spaventa, che fa soffrire e fa perdere la propria dignità di persone: il cancro. Ci siamo riusciti, ripeto, dopo una lunga battaglia, contro logiche di potere inaccettabili: la salute non ha colore politico, tutti i cittadini hanno il diritto di curarsi e magari anche di guarire. Non possiamo pertanto permettere che molti scienziati italiani siano costretti a prestare servizio per altri stati, e che i cittadini più deboli siano costretti a sostenere i "viaggi della speranza", magari impegnandosi tutto ciò che hanno.
E' scandaloso, inaccettabile, amorale ed incivile.
Perciò cerchiamo di esprimere ai nostri ricercatori piena solidarietà ed a pretendere che lo stato investa molto, ma molto di più sulla ricerca.

 ilaria ricciotti    - 15-03-2003
E' la seconda volta che intervengo in merito a questo documento che, a quanto pare non interessa molto a nessuno. Ed è la seconda volta che ritengo doveroso ribadire che uno stato civile non può nè imbavagliare i ricercatori, nè tarpare le loro ali. Spero che ci siano altri lettori che interverranno per sostenere sia questo documento, che queste necessità italiane. A proposito proporrei che l'osservatorio di ricerca tenga aggiornati i cittadini su quanto sta accadendo in merito ad essa, per costruire insieme a loro un filo diretto nel caso in cui comitati di cittadini debbano sostenere quanto i ricercatori reclamano. Non si può fare ricerca, contando soltanto o sulla vendita delle arance, delle azalee e/o di altri fiori o frutta. Noi cittadini, se pretendiamo una società che soddisfi i nostri bisogni, dobbiamo essere anche in grado di lottare per coloro che cercano di impegnarsi perchè ciò avvenga: i ricercatori.
A proposito vorrei, se fosse possibile, mettermi in contatto con alcuni di loro per poter discutere su come mobilitarci in e per la ricerca.
Spero di avere una qualche risposta in merito.