Roe vs. Wade
Marino Bocchi - 19-01-2003
I politici cattolici possono appartenere a una «pluralità di partiti», ma questa «legittima autonomia» va esercitata evitando il rischio del «relativismo etico» e della «diaspora culturale»: lo afferma un documento vaticano, che porta la firma del cardinale Ratzinger, pubblicato ieri. «Nota dottrinale circa le questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica»….. La «nota» fornisce un elenco delle materie che sottostanno a «principi», i quali «non ammettono deroghe, eccezioni o compromessi»: aborto, eutanasia, embrione umano, famiglia (quella «fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso»), diritto all’educazione dei figli, tutela sociale dei minori, moderne forme di schiavitù (droga, sfruttamento della prostituzione), libertà religiosa, giustizia sociale, pace.
(Corriere della sera, 17 gennaio 2003)

Nell´America di George W. amante della famiglia e timorosa di Dio, dove i mariti s´imbarcano per la guerra e le mogli con gli infanti stretti al seno li salutano davanti alle telecamere fiere «che vadano a salvare la patria», non poteva mancare l´assalto alla libertà delle donne di decidere responsabilmente della propria maternità…. Questo progetto di legge abolisce qualsiasi eccezione relativa alla salute della donna e permette agli ospedali di rifiutare di praticare un aborto senza incorrere nel pericolo, come accadeva finora, di perdere il diritto ai finanziamenti federali. Una volta approvata dal Senato la legge diventerà per la prima volta legge federale. Una pietra miliare nella strada verso l´abolizione completa dell´aborto.
(Repubblica, 17 gennaio 2003)




A woman left lonely, Lord, that lonely girl! (Janis Joplin)





Si faceva chiamare Jane Roe ma il suo vero nome era Norma McCorvey. Cresciuta nei riformatori, alcolizzata e tossicodipendente, aveva tre figli: il primo da un uomo che l’aveva violentata, gli altri da padri anonimi. Rimasta di nuovo incinta, volle abortire ma la legge non lo consentiva, sebbene l’aborto fosse liberamente praticato in quasi tutti gli Stati Uniti. Presento’ ricorso alla Corte suprema la quale, il 22 gennaio del ’73, emise una sentenza passata alla storia come Roe vs. Wade, che dette alle donne il diritto di interrompere la gravidanza Siamo dunque a pochi giorni dal 30° anniversario di una delle piu’ importanti conquiste civili, quella del diritto all’autodeterminazione e alla autonomia di scelta delle donne, dopo secoli di segregazione e discriminazione. Cinque anni dopo la legge 194 riconobbe la liceità dell’aborto anche in Italia. Non e’ per caso che il presidente americano George Bush, fin dal suo insediamento, abbia scelto ogni volta il 22 gennaio per la sua crociata anti-abortista, consapevole che quella data non ha valore solo per il suo significato in se’ ma per l’orizzonte etico e politico in cui la sentenza e’ stata letta e vissuta. E per gli avvenimenti storici, culturali e di costume che la seguirono. E’ quella stagione che il fondamentalista Bush vuole cancellare, rimuovere.

Fu un anno tragico e formidabile il 1973, per gli Stati Uniti. A gennaio si concluse il rimpatrio del corpo di spedizione in Vietnam , l’accordo di pace venne firmato a Parigi il 27 dello stesso mese, anche se il conflitto si protrasse ancora per due anni, con l’uso da parte degli americani dei bombardamenti aerei in Cambogia e a protezione di Saigon. Nei mesi successivi l’allora presidente Nixon, fu coinvolto dai giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein nello scandalo Watergate, di cui si stavano occupando sul Washington Post dall’anno prima e che lo costrinse alle dimissioni l’8 agosto 1974. Il fosco, shakespeariano Nixon, ritratto splendidamente da Oliver Stone, nella magnifica interpretazione di Anthony Hopkins. Magistrale esempio di giornalismo liberal, raccontato da Alan J. Pakula in Tutti gli uomini del presidente con Robert Redford e Dustin Hoffman nella parte dei dei cronisti.






Alice non abita piu’ qui. Girato nel 1973, uscito nella sale Usa nell’anno successivo, il film diretto da Martin Scorsese racconta la storia di una vedova con figlio a carico che decide di tornare a Monterey “guadagnandosi la vita, strada facendo, con la sua vecchia professione di cantante. Scorsese on the road al seguito di E. Burstyn (che ebbe meritatamente l'Oscar), attraverso l'America provinciale delle autostrade. (Morandini).

In quella notte del ’67 a Monterey un’intera generazione canto’ un sogno di pace e di amore, accompagnato dalla voce di Janis Joplin e dalla chitarra di Jimi Hendrix. Nel 1973, i Pink Floyd, con The Dark Side Of The Moon contrapposero all’afflato cosmico un dolente canto sull'alienazione e la schizofrenia della società contemporanea.
Trent’anni dopo, mutati gli stili e i ritmi, la lezione di quei grandi si ritrova nei testi e nella musica dei Pearl Jam, militanti pacifisti convinti, che la scrittrice e femminista Gloria Steinem ricorda di aver conosciuto la prima volta la sera in cui “si stavano esibendo con Neil Young per il 22esimo anniversario del Roe v. Wade, ad un annuale concerto che 'Voters for Choice' organizza a Washington”. I Pearl Jam sono oggi fra i principali oppositori di Bush, soprattutto riguardo alla sua politica guerrafondaia e liberticida, di negazione dei diritti civili, sia per gli americani dissidenti che per gli stranieri. «Non solo è un lobbysta / è un lobbysta texano», cantano nel brano Bushleaguer, contenuto nell’album Riot act.
«La drammatica quotidianità che stiamo vivendo dopo l' 11 settembre non poteva non entrare in queste canzoni, anche se a volte solo come un riflesso condizionato» precisa il leader del gruppo Eddie Vedder. «Mi riferisco al dolore per la perdita di vite umane, della lenta erosione dei nostri diritti, al patriottismo esasperato che è stato fomentato per giustificare atti di guerra, all' occultamento da parte di Bush di 180 mila documenti indispensabili agli storici per comprendere quel che è accaduto durante l' amministrazione Reagan (per forza: suo padre c' era dentro fino al collo!). Per non parlare delle altre istanze, quelle per cui lottavamo già prima dell' 11 settembre, quelle che emersero durante il W.T.O. proprio qui a Seattle tre anni fa: lo sfruttamento del lavoro minorile nei paesi del terzo mondo a scapito della classe media americana, ad esempio. Voglio dire: questo è ancora un bel paese, siamo ancora orgogliosi di essere americani, ma il dibattito e lo spirito critico sono una terapia indispensabile per il futuro».






Breathe, breathe in the air, don't be afraid to care (Pink Floyd)




Il cardinale Ratzinger e’ il custode dell’ortodossia cattolica. Fa il suo mestiere. Ma ha ragiona Massimo Cacciari quando gli controbatte che “Se il cristiano deve impegnarsi nella società bisogna partire con un´analisi corretta di questa società. Non si può dire: "Le attuali società democratiche nelle quali lodevolmente tutti sono resi partecipi della gestione della cosa pubblica". Questa è un´immagine parodistica. Le democrazie attuali funzionano in modo che tutti siamo pressochè esclusi da una partecipazione attiva, che significa capacità di decidere sulle cose importanti».

Il fondamentalista cattolico e il fondamentalista puritano d’America vogliono incidere sul corpo delle donne, in quanto donne e valore e simbolo di una utopia sconfitta, lo stesso marchio che il vecchio ufficiale della colonia penale di Kafka voleva imprimere con l’erpice nel corpo vivo del condannato: la Legge. “Per raggiungere un grado di verita’ indubitabile, la conoscenza doveva essere scritta - nel senso di incisa – sul corpo. Solo cosi’si poteva essere sicuri che la parola entrasse all’istante nel sangue”….E’ questa l’unica conoscenza assoluta, che rende superflua ogni altra”. (Roberto Calasso, K., Adelphi 2002, Euro 18,50)


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