Un soliloquio che prepara un dialogo
Giuseppe Aragno - 03-10-2020

Parlo ancora a me stesso, ma non mi nascondo. E' un soliloquio che prepara un dialogo. 
"In tempo di crisi gli sciocchi alzano muri, i saggi costruiscono ponti". Con queste confortanti parole un lettore privo di pregiudizi ha sinteticamente commentato l'ultimo intervento affidato al mio Blog, scialuppa di salvataggio di liberi pensieri. Nel ringraziarlo, sono costretto a informarlo che purtroppo, profittando dell'agonia del senso critico, gli sciocchi si sono fatti audaci e appostati sui loro muri distruggono i ponti. 
Poiché nonostante tutto, non mi arrendo, sono convinto che la vittoria del Sì al recente referendum, col minaccioso futuro che ci prepara, finirà col liberarci della visione, purtroppo dilagante, di chi percepisce la realtà come una convivenza conflittuale, ma destinata a durare, tra due sole possibili letture: una bianca e una nera. Corriamo rischi così gravi, che forse non torneremo a vedere un mondo a colori, ma, piaccia o no, per forza di cose, finalmente ci accorgeremo di nuovo della scala dei grigi, del chiaroscuro, delle sue mille sfumature o, se volete, di quella che tutto sommato è la complessità della vita, quando la guardi dall'esterno, fuori dai miopi rituali della ristretta cerchia dei "militanti". 
Per quanto mi riguarda, vado incontro all'imminente tramonto, circondato dalle macerie della Repubblica antifascista, che bene o male è nata con me. Mi guardo attorno e che faccio? Incredulo, sconcertato, scavo anzitutto a mani nude e sanguinanti, nello sforzo di trovare superstiti e mettere in salvo il salvabile. Scavo e mi sforzo di capire cosa ci pioverà addosso nell'immediato futuro: l'autonomia regionale differenziata? Una legge elettorale con un'insormontabile soglia di sbarramento? Vaste zone del Paese senza rappresentanza? Un rapporto diretto Stato-Regioni che metta di fatto in mora ciò che resta del Parlamento? Il vincolo di mandato con un'ipertrofica crescita di potere delle segreterie dei partiti? Probabilmente tutto questo ed altro. 
Poiché non posso certo pensare di affrontare in solitudine questa terribile torsione autoritaria del sistema, che farò quando la mia ricerca terminerà e le mani mi faranno terribilmente male? Alzerò bandiera bianca o resisterò e chiederò alla mia parte politica di studiare i rischi, immaginare percorsi e risposte e poi, presentando l'esito di questo lavoro, cercare il confronto con tutte le altre forze democratiche e antiliberiste? Conoscendomi, non alzerò bandiera bianca e non mi rifugerò nella rassegnazione e nell'isolamento. Resisterò e lotterò perché su questi temi ci si confronti, si individuino battaglie da fare assieme e si condivida un modello di futura società. Su una cosa, infatti, si può essere d'accordo senza troppo discutere: crisi della democrazia e crisi ambientale sono i due rovesci d'una medaglia: la strapotere del capitale finanziario. 
Il mondo come l'abbiamo conosciuto non ha futuro e se la spunteremo, dovremo avere in testa una società nuova, che conservi solo la parte migliore del nostro passato. Il Covid e i suoi minacciosi e futuri fratelli non consentono ambiguità: si è aperta una questione di sopravvivenza. O ci uniamo per distruggere la barbarie capitalista, o saremo distrutti. 



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