Diario 4 Novembre
francesco di lorenzo - 03-11-2017


(Matteo) Stamattina in classe c'è la stessa aria che si respira il sabato. Domani è festa. Poca convinzione per quello che ci propongono i prof. Pensieri già tutti proiettati alla serata.

La speranza della festa, l'attesa, l'atmosfera da sabato del villaggio, dovrebbe essere vista in modo diverso..in fondo anche questa è un'atmosfera creativa. Spesso senza volerlo la deridiamo, pensiamo male dei ragazzi che non vorrebbero studiare quando hanno la mente proiettata altrove. Mi chiedo...ma io che farei al loro posto? A me il sabato è sempre piaciuto un casino.

(Melania) Non credo che il prof mi possa capire. Può anche sforzarsi, il problema è che non ci arriva a pensarla come me, non può farcela, mi è troppo distante. A me sembra anche più vecchio di mio padre, figurarsi.

Non so bene che fare. È una maledetta responsabilità decidere cosa togliere dal programma di base, cosa aggiungere, non approfondire oppure farlo meglio, da quello che ho in mente di fare, da quello che generalmente si fa nella mia materia. Invidio qualche mio collega che senza tanti problemi taglia e ricuce autori e movimenti.
A me sembrano tutti maledettamente importanti.


(Mauro) La discussione in classe stamattina ha funzionato poco. È il giorno dopo la festa, io sto pensando ancora a ieri sera...

Scegliere un argomento su cui discutere può sembrare più difficile di quanto si pensa, a volte lo è. Ci sono volte che i ragazzi o perché stanchi o chissà perché, non colgono l'opportunità di dire la loro opinione. Però spesso ci sono momenti in cui, anche partendo da cose minime, la discussione si allarga, vengono coinvolti anche i silenziosi e io, sarò un illuso, ma mi ostino a pensare che questi siano i veri momenti di scuola.

(Dario) Io penso che Trump abbia ragione, che si deve limitare l'entrata degli stranieri e che tutti devono avere la possibilità di difendersi e quindi devono possedere un'arma con cui farlo. Io, se viene un ladro in casa mia, gli sparo. (Marisa) Io invece penso che se diamo a tutti la possibilità di sparare tra un po' sarà una specie di 'far west', ognuno si fa giustizia da sè...e addio democrazia.

La discussione sull'uso e sull'abuso delle armi continua. Solo un ragazzo difende a spada tratta i difensori estremi della proprietà...se trovo qualcuno a casa MIA, accentuando il 'mia', io gli sparo...mi dice serio.

(Giada) Montesquieu ha inventato nel settecento i tre poteri: legislativo, giudiziario e di controllo. E sei sicura? mi chiede la prof. Come no, prof, l'ho letto ieri tutto il pomeriggio...

Mi vengono pensieri sul dare fiducia a qualcuno. Per esempio, ai ragazzi delle classi che incontro  tutti i giorni. Come si fa a non dare fiducia? Come è possibile non provare e metterli in condizione di dimostrare a me e al mondo che ci stanno, che mantengono le promesse, che se vogliono possono riscattarsi da una condizione di minorità.
Poi, però, alla fine ci raccontiamo sempre le sconfitte, magari ricordiamo quel ragazzo che fa il furbo e pensa di approfittare della situazione per continuare a non far niente, campando sulla fiducia che gli viene accordata. Così facendo,  però, nel frattempo dimentichiamo gli occhi lucidi e pieni di soddisfazione dei molti ragazzi che quella fiducia la prendono e la restituiscono confezionata come un regalo. Quelli che fanno un buon uso di quello che gli viene concesso. E succede spesso, più di quanto ci ricordiamo.
Peccato per chi, non dando fiducia agli altri, spegne in altri un'occasione di conoscenza vitale per tutti.






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