Diario 28 Ottobre
francesco di lorenzo - 27-10-2017



Loro
Stamattina Marina e uscita dalla classe per fare delle fotocopie, ma poi è rimasta fuori per dieci minuti abbondanti. Il prof si è arrabbiato e ha detto che non uscirà più nella sua ora. Noi sappiamo che Marina fa così, si fa il giro dei piani, se trova per caso qualche nostro prof si ferma a parlare, chiede cose che neanche le interessano, insomma perde tempo. Non lo fa apposta, è nella sua natura. Noi la chiamiamo perditempo ma dovremmo trovarle un nomignolo più fantasioso...

Io

A volte si crea in classe - tra me e loro - una strana atmosfera di gruppo, un clima fatto di complicità, leggerezza e coinvolgimento che ti fa stare bene. In pratica vieni ripagato per tutte quelle volte che te ne vai a casa stanco e sconfitto, disilluso, qualche volta anche con la sensazione di aver sbagliato tutto. E ti viene una voglia matta di non pensare, di staccare, di riprenderti da una stanchezza mentale che non ti lascia, che sembra non finire mai...


Loro
Lezione in classe sull'alternanza scuola-lavoro. La prof l'ha chiamata ora di formazione. Abbiamo capito qualcosa perché parlava in modo semplice. Invece non ho capito bene se questa alternanza sia un fatto positivo o negativo. A naso mi piace l'idea...ma non so, non saprei neanche spiegare il perché.

Io
Ci sono colleghi - i duri e puri - che sono contro (senza mezzi termini) l'alternanza scuola lavoro. Dicono che quelli che insegnano al liceo non ne avevano mai neanche sentito parlare. Il lavoro è lontano da loro, i liceali non si sono mai sporcate le mani. Quelli del professionale invece ne erano ben consci. Quando i ragazzi ritornavano da uno stage in qualche azienda o erano entusiasti o erano depressi perché li avevano trattati male. I cosiddetti duri e puri pensano che iniziarli subito al lavoro non sia una grande idea. È presto, dicono, per fargli conoscere da subito le difficoltà (nefandezze) della vita lavorativa, vorrebbero preservarli, almeno nell'adolescenza, dalle delusioni, dalla lotta per la sopravvivenza, dalla competizione, dai meccanismi che li porterà dritti alla precarietà.
Mi chiedo se sono romantici o realisti, le occasioni per criticare non mancano.
 

Loro
Abbiamo chiesto, prof perché non fa sciopero? Ci ha risposto, perché si è perso per strada il concetto, l'idea, della solidarietà. Una volta le categorie si univano nella stessa giornata per protestare contro qualcuno. Oggi ogni piccola sigla si fa il suo 'scioperetto' per fare che? Per contarsi?
Non è che si sia capito molto cosa volesse dire. Sara da approfondire...o da non chiedere più...

Io
Mi riesce difficile, con alcuni gruppi di ragazzi, far capire che si deve lavorare in classe, tutti i giorni, sugli argomenti che trattiamo. Devono produrre qualche cosa, uno scritto, un pensiero espresso oralmente, un brandello di idea da mettere ancora a punto...insomma qualcosa di tangibile.
Ma poi penso che 'produrre' è già fuorviante. Quando qualche anno fa l'idea fu introdotta nella scuola, precisamente nel 1983 da Francesco De Bartolomeis con il libro 'Produrre a scuola' edito da Feltrinelli, era una scoperta, una novità di sinistra. Oggi, a quel poco di sinistra che è rimasta in vita, la parola 'produrre a scuola' fa venire l'orticaria, il concetto è visto come un'anomalia, come qualcosa di offensivo...
Ecco, pensando a questo, non saprei dire se siamo andati avanti o siamo rimasti fermi, o addirittura se non siamo potentemente arretrati....


Loro

Mini assemblea di classe. Non riusciamo in nessun modo a metterci d'accordo per scioperare tutti insieme. Ognuno ha qualcosa da dire, qualche cosa che non va. Invece, se dobbiamo fare un viaggio o una gita, allora il disaccordo sparisce. O almeno è meno evidente.

Io
La scuola italiana è un caos, mi dice un collega, e me lo dice come se volesse farmi una confessione e con l'aria di darmi una soffiata, di farmi una rivelazione. Non devo aver fatto una espressione conseguente o una faccia che lui si aspettava (davvero non so neanche io che faccia ho fatto) ma si sarà di sicuro disorientato. Per questo, forse per consolarmi, attacca a raccontarmi una barzelletta in cui ci sono tre persone, un inglese, un francese e un napoletano...che devono torturare dei ladroni....
Ho idea che per un certo periodo il collega non si fermerà tanto facilmente a parlare con me...questa volta la mia espressione deve averlo seriamente spaventato.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf