Cappuccetto rosso
Emanuela Cerutti - 29-09-2001
Non so se è il periodo, così carico di cose che non fai in tempo a digerirne una e devi subito ingollarne un’altra, non so se il posto dove abito, colorato come le diverse carnagioni dei suoi abitanti, ma nero come il desiderio di “sterminio” (citazione letterale) che si respira nei confronti del “diverso”, fatto sta che, guardando negli occhi Amy, Die, Mohammed (“come il nostro re”…), Iassir, Senada, Megi, mi viene la tentazione di trasferirmi lì dentro, sapete, come quando Mary Poppins entra nel quadro, follia, forse, ma l’unico modo per “mettersi dall’altra parte”( e via con le consolidate categorie delle pedagogia interculturale), per vedere le cose da un’altra angolatura, per uscire dai propri confini, sempre un filo più stretti dei desideri, ed aumentare l’ampiezza dell’angolo.
Così mi ritrovo ad immaginare cosa succeda in un altro universo, quello del bambino straniero appena arrivato in Italia, per esempio, e per la prima volta al cospetto dell’incomunicabilità, del silenzio come unico rifugio, della confusa percezione di non essere nel posto giusto.
Suoni che si affollano senza riuscire a diventare significati, nervosismi ed insofferenze malcelati dietro la facciata perbene, che non vorresti mai scalfire, voglia di salire su quell’albero che, là, in giardino, appena fuori dalla finestra, sembra riportare ordine nella mente, tranquillità, semplicemente perché reale. Chi lo negherebbe? Grandi orecchie, per tentare di capire, grandi occhi, per vedere l’invisibile e, forse, difendersi da un nemico non sufficientemente dichiarato.
Chissà come sarà stato per il lupo? Sì’, quello di Cappuccetto Rosso, tu come lo chiami?, tremendo al punto che i bambini se lo ricordano ancor oggi, anche se non lo hanno mai visto.
Ma vuoi vedere che, ad ascoltarlo, decidi che ha ragione lui?

La storia di Cappuccetto Rosso raccontata dal Lupo (di Lief Feam)

"La foresta era la mia casa: ci vivevo e ne avevo cura. Cercavo di tenerla linda e pulita.
Quando un giorno di sole, mentre stavo ripulendo della spazzatura che un camper aveva lasciato dietro di sé, udii dei passi.
Con un salto mi nascosi dietro un albero e vidi una ragazzina piuttosto insignificante che scendeva lungo il sentiero portando un cestino.
Sospettai subito di lei perché vestiva in modo buffo, tutta in rosso, con la testa celata come se non volesse farsi riconoscere.
Naturalmente mi fermai per controllare chi fosse: le chiesi chi era, dove stava andando e cose del genere. Mi raccontò che stava andando a casa di sua nonna a portarle il pranzo.
Mi sembrò una persona fondamentalmente onesta, ma si trovava nella mia foresta e certamente appariva sospetta con quello strano cappellino. Così decisi di insegnarle semplicemente quanto era pericoloso attraversare la foresta senza farsi annunciare e vestita in modo così buffo.
La lasciai andare per la sua strada ma corsi avanti a casa di sua nonna.
Quando vidi quella simpatica vecchietta le spiegai il mio problema e lei acconsentì che sua nipote aveva immediatamente bisogno di una lezione. Fu d'accordo di stare fuori dalla casa fino a che non l'avessi chiamata, di fatto si nascose sotto il letto.
Quando arrivò la ragazza la invitai nella camera da letto mentre io mi ero coricato vestito come sua nonna.
La ragazza, tutta bianca e rossa, entrò e disse qualcosa di poco simpatico sulle mie grosse orecchie. Ero già stato insultato prima di allora, così feci del mio meglio suggerendole che le mie grosse orecchie mi avrebbero permesso di udirla meglio.
Ora, quello che volevo dire era che mi piaceva e volevo prestare molta attenzione a ciò che stava dicendo, ma lei fece un altro commento sui miei occhi sporgenti.
Adesso puoi immaginare quello che cominciai a provare per questa ragazza, che mostrava un aspetto così carino ma che era evidentemente una bella antipatica.
E ancora, visto che per me è ormai un atteggiamento acquisito porgere l'altra guancia, le dissi che i miei grossi occhi mi servivano per vederla meglio.
L'insulto successivo mi ferì veramente: ho infatti questo problema dei denti grossi. E quella ragazzina fece un commento insultante riferito a loro.
Lo so che avrei dovuto controllarmi, ma saltai giù dal letto e ringhiai che i miei denti mi sarebbero serviti per mangiarla meglio!
Adesso, diciamoci la verità, nessun lupo mangerebbe mai una ragazzina, tutti lo sanno; ma quella pazza di una ragazza incominciò a correre per la casa urlando, con me che la inseguivo per cercare di calmarla. Mi ero tolto i vestiti della nonna, ma è stato peggio.
Improvvisamente la porta si aprì di schianto ed ecco un grosso guardiacaccia con un'ascia... Lo guardai e fu chiaro che ero nei pasticci... C'era una finestra aperta dietro di me e scappai fuori.
Mi piacerebbe dire che è la fine di tutta la faccenda, ma quella nonna non raccontò mai la mia versione della storia.
Dopo poco cominciò a circolare la voce che io ero un tipo cattivo e antipatico e tutti incominciarono a evitarmi.
Non so più niente della ragazzina con quel buffo cappuccio rosso, ma dopo quel fatto non ho più vissuto felicemente".




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