Cosa non si fa per nascondere un buco con qualche rosa
Francesco Di Lorenzo - 18-11-2016
Mentre si discute animatamente su come usare i 500 euro per aggiornarsi secondo i canoni della Buonascuola, gli insegnanti ascoltano e meditano sulle parole di 'assoluto buonsenso' che il presidente Mattarella ha pronunciato in merito alla cultura. Egli ha più o meno detto che i beni culturali e artistici vanno ricostruiti come le case, le fabbriche, le scuole e le piazze (evidentemente si riferiva, nel caso, al terremoto ultimo). E vanno ricostruiti perché fanno parte di noi, sono la nostra identità e ci distinguono nel mondo. Scommettere e investire su cultura e innovazione sarà, ha detto, una scelta lungimirante che porterà sicuri benefici e di certo farà aumentare i posti di lavoro qualificati. Dobbiamo farlo, ha continuato, perché da noi nonostante le ottime potenzialità 'la quota di occupazione nel settore è inferiore alla media europea'. Nel meridione le cose stanno anche peggio, nonostante proprio lì, nel sud d'Italia, 'ci siano giacimenti di inestimabile pregio culturale, ambientale, turistico'.
Ora, è vero che in tutte le sue parole, a anche in queste, c'è di fondo un buonsenso scontato che sfocia inevitabilmente nella monotonia e nella noia. Ma è anche perché si aggiunge in modo plateale a complicare le cose il tono monocorde della voce: provate a leggere invece che ascoltare, e le sue parole, se non diventano di colpo interessanti (e non possono) risultano però molto meno banali e scontate. Insomma, il linguaggio di assoluto buonsenso e la monotonia della voce, insieme ad una sintassi semplice e tradizionalmente classica, fanno il resto: e così molti non lo sopportano.
A questi si può dire soltanto che sul mercato ci sono altri modelli comunicativi. C'è, per esempio, un signore multimiliardario e ignorante, che esce una sera da un palazzo tutto suo nel centro di Washington, blocca mezza città per andare a mangiare in un ristorante di lusso con tutta la sua famiglia e quando entra nel locale, per fare il simpatico, promette e a tutti gli altri avventori che diminuirà le tasse.
Il bello è che molti gli hanno creduto e lo hanno votato come presidente degli Stati Uniti d'America. Questione di gusto!
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Come volevasi dimostrare, l'idea di mettere in competizione le scuole per arrivare ad una graduatoria che ne indichi le migliori (e di conseguenza le peggiori) ormai è cosa fatta. Nel regno dell'effimero (si diceva una volta) se a confusione si aggiunge confusione, non è che cambi molto. Quindi, diamoci da fare. A due mesi più o meno dall'apertura delle iscrizioni, le graduatorie delle scuole sono pronte. Una patinata su un quotidiano nazionale ci presenta le tre scuole 'vincenti', così le chiama. Secondo una rilevazione della Fondazione Agnelli, i tre licei che vincono la gara in Italia sono l'Umberto I di Torino, il Sacro Cuore di Milano e il Mamiani di Roma. Sono naturalmente tre scuole di élite, che partono avvantaggiate e che, in un contesto del genere, vincono facile. Insomma, è un po' come nella pubblicità: a questi tre licei piace vincere perché, non avendo rivali e con un tipo di valutazione del genere, è naturale e normale che sia così.
Per questo vale ancora di più, anche per le scuole, la massima che don Lorenzo Milani predicava per le valutazioni dei ragazzi, e cioè l'eguaglianza delle condizioni di partenza. Ecco. Vale di più una scuola al centro di Milano, frequentata dai figli dalla borghesia cittadina, ragazzi che hanno già assicurato un posto di lavoro ancora prima di iniziare la scuola? Oppure un semplice professionale di periferia, con duemila ragazzi stipati in ogni angolo, senza palestre e spazi attrezzati che magari però salva dalla strada, facendoli frequentare, una ventina di ragazzi? Su quale scuola faccia di più per la società, non c'è neanche da discutere. Il valore di una scuola non può passare per l'idea stupida che con le scuole di elite salviamo il mondo.
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Nella stessa paginata, sempre sul quotidiano nazionale, si legge che per effetto delle ispezioni effettuate dal Miur, è risultato che nel mondo delle scuole paritarie una su dieci sia stata declassata. In pratica nelle scuole paritarie è stato smascherato un vero e proprio fallimento. In oltre il 50% di esse sono state trovate delle irregolarità e spesso sono state riscontrate ipotesi di reato. Cercando di attenuare la cosa, un quotidiano di matrice cattolica (ma perché poi?) sullo stesso argomento ha titolato: 'Ispezioni nelle paritarie, OK quasi la metà, 27 revoche'. Che fa quasi tenerezza per il tentativo di arrampicarsi sugli specchi e attenuare le cose. Cosa non si fa per nascondere un buco con qualche rosa.
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