Qualcosa qui non va!
Francesco Di Lorenzo - 08-10-2016
A un anno esatto dalla sua entrata in scena, ormai sappiamo per certo che la 'buonascuola' non ha fatto breccia nel cuore degli insegnanti italiani. Smascherato l'inghippo, il sorriso della ministra Giannini si scontra con il malcontento generale. Di buono nella 'buonascuola' non c'è niente, quindi non si può stare allegri. Il mantra della stabilizzazione di migliaia di precari non ha sortito, come sperava Renzi, l'apertura verso la sua riforma, non ha donato uno sguardo benevolo su un'idea di scuola impresentabile, in fondo, un qualcosa senza radici né futuro.
Una ricerca commissionata dalla Gilda ed effettuata dalla Swg, conferma quanto si percepisce a naso: agli insegnanti la cosiddetta riforma non solo non piace, ma la ritengono dannosa per la qualità dell'insegnamento. Il nuovo dirigente piace ancora meno: il suo ruolo rafforzato non promette nulla di buono. Lo stesso discorso per il comitato di valutazione e i bonus di merito: accentuano una inutile competitività e acuiscono le situazioni di conflitto. Altro che clima positivo e produttività.
In ultimo, gli insegnanti sono contro la chiamata diretta e una loro carriera contrassegnata da un passo lentissimo, nonché condizionata da pochi soldi. Non solo non si avanza mai, ma si è potentemente demoralizzati da uno stipendio misero. E questo è quanto.
Anzi, no. Nella ricorrenza del 5 ottobre, data nella quale si festeggia la Giornata Mondiale degli insegnanti, ci sono state ribadite alcune cose (nel caso le avessimo dimenticate). Intanto che gli insegnanti italiani sono i più vecchi d'Europa, che quello dell'insegnante è un lavoro a grandissima dimensione femminile e che lo stipendio è fra i più bassi in circolazione. Sull'aspetto legato alla dimensione femminile, anche la ministra Giannini (bontà sua) ha detto che se ciò rappresenta un valore, è dissonante il fatto che ad essere dirigenti scolastici sia solo circa il 60% delle donne. Qualcosa non quadra? Magari fosse solo qualcosa. È tutto il resto che non va. Consoliamoci, in Europa i prof più giovani vivono a Malta, Gran Bretagna, Lussemburgo e in Polonia. Mentre in Estonia e Lettonia i maestri elementari ultracinquantenni sono al 50%. Quasi quanto da noi. Almeno questo!
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Due notizie in apparente contraddizione. La prima è questa: i 'neet', cioè i giovani tra i 15 e i 29 anni che non hanno lavoro e non vanno a scuola, se prima del 2007 erano il 20%, dopo, cioè da quando è incominciata la crisi, sono arrivati al 27%. Peggio di noi solo la Turchia. Non è positiva neanche la percentuale di giovani che usciti dal sistema educativo trova un lavoro stabile. Le due cose, messe insieme, pesano molto sull'economia generale, rallentando ancora di più la crescita e la ripresa economica. Insomma, abbandono scolastico da record: in Italia il 30% degli uomini e il 23% delle donne tra i 25 e i 34 anni non hanno un titolo di scuola secondaria superiore, mentre la media europea è rispettivamente di 18% e 14%, che, sommato a ciò che si è detto prima, aumenta il risultato catastrofico.
È il segno che forse ciò che si è fatto finora non basta o non va nella giusta direzione? Il sospetto è che sia proprio così.
L'altra notizia in apparente contraddizione (quindi positiva) è che a Napoli parte il primo centro europeo di sviluppo delle applicazioni voluto dalla Apple in collaborazione con l'Università Federico II.
Più che una contraddizione è anche una compensazione: la multinazionale Apple investe in un centro di ricerca a Napoli, nel sud dell'Italia, dove la crisi economica è più acuta. E dove l'abbandono scolastico e la percentuale di neet sono da primato. Un modo o un aiuto per uscirne? Una prova per il territorio di capire se le ambizioni sono commisurate alle forze vere? Anche!
Viene in mente che oltre le eccellenze ci sarebbe bisogno, contemporaneamente, anche di una stratificazione più ampia di formazione seria. Un innalzamento della qualità generale della nostra scuola.
Francesco De Sanctis, che fu il primo ministro della pubblica Istruzione dell'Italia unita, disse una volta, 'preferirei chiudere una facoltà universitaria piuttosto che una scuola tecnico-professionale'. Ma, allora era tutto un altro discorso. E non c'entra niente con l'oggi.

Tags: scuola, buonascuola, Apple, Bonus, meritocrazia, Renzi, Gilda, neet


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