Il dovere di essere passatisti
Francesco di Lorenzo - 01-11-2014
Per il ministro Giannini pretendere il rispetto degli accordi vuol dire essere passatisti. Ma anche i cortei sarebbero il passato? Sì, purtroppo, anche questo ha detto il ministro del'Istruzione.
Quando si dice il tempismo: qualcuno l'ha anticipata e, per esempio, ha mandato all'ospedale qualche operaio di Terni che stava semplicemente in un corteo per chiedere di non perdere il posto di lavoro.
Sembra una barzelletta e invece è successo proprio questo: alla protesta dei sindacati che raccolgono firme per ricordare al Ministero che il contratto dei lavoratori della scuola è scaduto dal 2007, il ministro Giannini ha risposto che sono dei passatisti. Lo ha fatto mentre interveniva in un convegno in cui si discuteva di competenze digitali, per cui lo scarto era, per così dire, troppo evidente. Vuoi mettere la fatica di raccogliere firme (una per una), oppure organizzare e poi partecipare ad un corteo per pretendere i tuoi sacrosanti diritti, e non capire che queste sono cose che non sono al passo coi tempi? Basta sapere che oggi è più facile, per 'mettersi nella direzione del rinnovamento e del cambiamento e contribuire a dare nel nostro settore quello che esso merita', fare altro. Per esempio, spedire un twit, al limite, fare un sondaggio sulla rete, e se proprio non se ne può fare a meno, inviare una mail. Di protesta, però. Che sia chiaro, 'una scuola che mantenga la grande tradizione del passato ma che si possa rinnovare', ha bisogno di un click, di un twit, di una mail, di qualsiasi cosa, ma, per favore, non di fare cose che già si sono viste nel passato.
Dal canto loro, lì al ministero (ma anche al governo) assicurano che risponderanno con espressioni al passo dei tempi, che tradotto in cifre sarebbe un bel Vaffa...In alternativa, sempre al ministero, hanno in serbo altre promesse che, si sa, non costano nulla.
(Per la cronaca, le firme raccolte e presentate dai sindacati scuola per lo sblocco del contratto sono state 250mila).

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Anche per quest'anno il progetto 'Quotidiano in classe' ha raggiunto cifre da record. Saranno più di due milioni gli studenti italiani che coordinati da 45mila docenti, per un'ora alla settimana, leggeranno e lavoreranno con i quotidiani messi a loro disposizione. Aumentano ogni anno di più le adesioni a questo progetto, segno evidente che la scuola attiva, la scuola vera, quella di tutti i giorni, non ha nessuna intenzione di soccombere, anzi, è sempre più presente e vigile, in prima fila per informarsi, essere critica e attenta a ciò che avviene dentro e intorno a sé. Ma non tutti sono su questa linea d'onde. C'è sempre qualcuno che tratta la scuola come pozzo senza fondo a cui attingere e a cui non restituire niente, neanche il minimo che sarebbe già tanto. Mentre sta partendo il piano per l'edilizia scolastica varato da questo governo, nella stessa giornata, due notizie riportano episodi avvenuti in due scuole italiane: a Lecco, in una scuola media, cade un soffitto di lamiera in un'aula di arte. La fortuna ha voluto che l'episodio sia capitato di pomeriggio, con le aule vuote. Poi, in un Istituto superiore di Siracusa, per la pioggia, è venuto giù un controsoffitto in cartongesso. Naturalmente, in questi specifici casi, la colpa non è né dell'attuale ministro, né del governo. Come purtroppo è già capitato, il fatto di sentire, e di conseguenza, trattare la scuola come qualcosa di altro, di distante, qualcosa di poco importante, porta a queste situazioni che possono tramutarsi in tragedie. Menomale che questo non sempre accade.
Eppure, come ammoniva Giovanni Falcone, perché la società (e la scuola) funzionassero bene, basterebbe che ognuno facesse il proprio dovere.


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