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Giovani, se perdono loro perdiamo tutti
Mauro Artibani - 13-06-2013
L'anagrafe consegna loro vigore e salute, gli studi fatti un adeguato capitale umano.Iper connessi acquistano a-più-non-posso altro capitale, quello social; in dosi adeguate sono pure flessibili, scevri da preconcetti; integrati rifuggono da impeti apocalittici: questi sono i giovani.
Queste le loro risorse, tutto questo hanno da dare.
Quel che sono costretti a fare è però altro, emerge dalla prima analisi Coldiretti/Swg su 'I giovani e la crisi', presentata all'assemblea di Giovani Impresa Coldiretti.
Dall'indagine emerge che il 28% dei giovani tra i 35 i 40 anni sopravvive con i soldi di mamma e papà, così come anche il 43% di quelli tra i 25 i 34 anni e l'89% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. L'aiuto economico dei genitori continua anche per più di un giovane occupato su quattro (27%) che non è in grado di rinunciare al supporto finanziario dei familiari.
Già, i giovani sono a questo ridotti ma sono anche quest' altro: hanno bisogni, emozioni, passioni da spendere, finanche esperienze da soddisfare. Oltremodo clienti, clienti di tutto hanno disposizione all'acquisto che poi consumano dando risoluto sprone anche a chi dovrà spendere per investire in nuova produzione. Vieppiù dotati di potenziale contributivo possono contribuire a dare foraggio pure alla spesa pubblica.
Così che, quando vien fuori che l'Italia ha la quota più alta d'Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano - i cosiddetti neet, arrivati a due milioni 250mila nel 2012, pari al 23,9% - si mostra una faccia del peccato. Ce n'é pure un'altra: non hanno il becco d'un quattrino per spendere a sufficienza.
E quando si fa il conto, come fa l' Istat, che l'esser neet fa perdere all'Italia 27 miliardi di euro l'anno di crescita, sono guai.
Già, e quanto fa perdere alla crescita allora una disoccupazione giovanile, arrivata al 38 %, che fa avvizzire le loro risorse costrette in esercizi "vitelloni"?
Quando il sistema rende possibile tale ammontare di renitenza nell' impiego delle risorse, quello stesso sistema manca l'utilizzo ottimale dei fattori produttivi.
Manca la gestione quel gestore delle risorse, così viene distrutta ricchezza.
Questi dati mostrano per intero le contraddizioni che stanno oltre la pur tragica ingiustizia sociale di cui si grida.
Non c'è chi guadagna dalla loro remissione: se perdono loro, perdiamo tutti.

Mauro Artibani
Studioso dell'Economia dei Consumi
www.professionalconsumer.wordpress.com
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