Il Maresciallo dei RR. CC.
Redazione - 02-03-2013
E' difficile dubitarne: l'esito delle elezioni politiche è uno di quegli eventi di cui si parlerà nei libri di storia. Oggi, a caldo, mentre il Paese, scosso, si interroga sul suo futuro, i riflettori si accendono sul "nuovo" e la valanga sembra giungere inattesa, imprevedibile e tutto sommato slegata dalle radici storiche della Repubblica. Probabilmente, quando il tempo lo consentirà, un filo rosso che lega passato e predente emergerà e il punto focale della discussione non sembrerà più il cambiamento che si prospetta, ma il rinnovamento che non c'è stato quando poteva e doveva esserci. Oggi prevale l'idea che siamo al salto nel buio e il Movimento di Grillo sembra sbucare dal nulla. A ben vedere però, i meriti del "nuovo" terminano là dove iniziano le gravi responsabilità del vecchio. In questo senso, il naufragio della sinistra italiana appare davvero storico e inquieta molto più dell'avanzata tutt'altro che imprevedibile di una rabbia che per fortuna non è sfociata in rivolta e si indirizza ancora su una via istituzionale

La Redazione



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Le forze dell'ordine, le stesse che di lì a un decennio, folgorate sulla via di Damasco, si sarebbero convertite all'idea repubblicana e presto avrebbero "legalmente" incarcerato partigiani e "dissidenti" di sinistra, negli anni Trenta si misero invano sulle loro tracce. Gli autori non furono mai trovati, ma i volantini, custoditi negli archivi di Stato, serbano memoria di un "antifascismo" di destra, "liberal-democratico" se così si può dire, probabilmente disorganizzato, ma in grado di far circolare idee e programmi in cui non è difficile cogliere lo "sguardo lungo" e una lucidità che, alla inconfutabile luce dei fatti compiuti, si rivela oggi profetica; dietro ci sono evidentemente un progetto politico che ha radici nella nostra storia e un sistema di valori condiviso da larghi strati di quella parte di popolazione che oggi diremmo moderata. Un'analisi breve ma efficace: il fascismo cadrà - prima o poi tutte le dittature cadono travolte dal peso delle contraddizioni - ma gli sopravvivranno la Corona, che è il vero riferimento dell'esercito, e il Vaticano con cui il sedicente regime "totalitario", non ha mai smesso di fare i conti. In questa prospettiva di tempo lungo, paradossalmente, per i "moderati antifascisti", il problema non è il regime ma l'antifascismo "rosso" che si oppone eroicamente a Mussolini. A ben vedere, dall'analisi non nasce solo un progetto di lotta antifascista - stare a tutti i costi con la Corona e con la Chiesa - ma, anche una lucida sintesi del problema che si porrà all'Italia post fascista; essa traccia, infatti, il profilo che, esaurita la funzione storica dei Savoia, assumerà il Paese e mette all'ordine del giorno la "continuità dello Stato".

Invano, anni dopo, nel novembre del 1945, mentre la repubblica era in gestazione, l'azionista Guido Dorso avrebbe fotografato l'essenza dello Stato italiano nel "Prefetto che costituisce l'architrave dello stato storico" e nel "Maresciallo dei RR. CC.", l'equivalente di "quello che gli architetti chiamano la voltina". Nonostante la guerra partigiana e il grande sommovimento tellurico che l'ha lesionata "la piccola ma robusta voltina è emersa tra i calcinacci pericolosi, mostrando la sua intima connessione con l'architrave prefettizio e con le altre principali strutture dell'edificio", prima di tutte quella Magistratura per la quale il maresciallo è come il Papa. La quasi totalità dei Magistrati, egli osservava, per ottantacinque anni ha giurato "in verba Marescialli con assoluta convinzione. Ipse dixit, come Aristotele"; poi ricorreva ironicamente ad Anatole France, che "è di moda nelle nostre Corti di giustizia", con "le ironiche considerazioni che concludono il malinconico racconto del caso Crainquebille. Di fronte alla guardia municipale che asseriva essere stata oltraggiata con l'apostrofe di vache. il presidente routiniere, optava per il potere costituito" e il grande scrittore non poteva non concludere: "in quel tempo in Francia gli. scienziati erano in ribasso".

Nel suo insieme - e da tempo immemorabile - in Italia in ribasso sono le azioni di certa "sinistra" che prima non ha potuto o saputo cambiare lo Stato e poi, sposando dottrine neoliberiste, ha affiancato di fatto il capitale ed è finita in braccio agli ignoti antifascisti liberali degli anni Trenta. Con un'aggravante: quelli lottavano almeno contro il fascismo, l'odierna "sinistra moderata" ha perso anche la bussola dell'antifascismo e naufraga nelle secche di un'ormai sterile lotta per un Parlamento che purtroppo non solo ha poco o niente a che vedere con la Costituzione, ma è l'immagine speculare di un potere che ricorre costantemente alla repressione poliziesca contro chi lotta per i diritti e, quando ce l'ha, sempre più spesso muore sul posto di lavoro, costretto ad accettare ogni condizione, anche la più dura e illegale, per dar da vivere alla famiglie e aiutare le giovani generazioni per le quali non c'è più futuro. La storia purtroppo non concede la "prova del nove", ma tempo per verificare ce n'è: non è stato Grillo a portarsi appresso la nostra gioventù. E' stato il naufragio della sinistra parlamentare a portarglieli in dote.
Si può essere "moderati" in mille modi. Il centro sinistra, che ha confuso la moderazione con la complicità, farebbe bene a riflettere sulle parole di Dorso, moderato, certo, ma autentico antifascista. Sono ormai decenni che lo Stato italiano somiglia sempre più a quello che il grande meridionalista intendeva cambiare. E' lo Stato che Grillo attacca purtroppo con giusta ragione e Vendola e Bersani intendono invece lasciare com'è, braccio armato del mercato e strumento di logiche repressive di classe. Attestato su questa posizione ambigua, il centro sinistra è andato a caccia di non si sa quale consenso, non l'ha trovato e ora apre all'avventura di Grillo. Da troppo tempo purtroppo il Parlamento, ridotto a una "piccola cellula istituzionale", composta di nominati privi della legittimità di un voto popolare, non solo non può più produrre democrazia, ma crea di continuo conflitto, sta dalla parte dei padroni e oppone a chi lotta il "Maresciallo dei RR. CC.". Il centro sinistra, sostegno di sedicenti "moderati" alla Monti, va a traino della reazione. L'Italia ha galere piene di povera gente; per i "clandestini" e i "ceti pericolosi" le forze dell'ordine dispongono di strumenti efficaci quanto l'ammonizione e il confino. Il governo dei "moderati " è giunto a riesumare il codice Rocco e il reato di "devastazione e saccheggio", ma non s''è trovato l'animo di osservare che, in seguito alle conseguenze delle riforme Fornero, sarebbe stato eccessivo parlarne persino di fronte a un sussulto insurrezionale. Sentenze ingiuste puniscono con una pacca sulla spalla poliziotti assassini e si sta lì, in Parlamento, presi dall'eterna battaglia morale contro Berlusconi col quale, però, si è andati al governo.
Ormai non passa giorno che qualcuno non si riempia la bocca della parola "legalità" ma, nella realtà quotidiana, manca anche l'ombra della giustizia sociale. Il centro sinistra in Parlamento perde perché i governi in cui entra o quelli per cui chiede il voto non "lavorano per il lavoro" ma sposano totalmente le tesi liberiste e intimidiscono, per dirla con Dorso, chiunque abbia "vaghezza dl fruire integralmente dei suoi diritti civili e politici dormienti negli ingialliti fogli dello Statuto".
Da questo storico stallo non si potrà uscire solo col "reddito di cittadinanza", come propone Bevilacqua sul "Manifesto". Benvenga, se non costa nulla alla povera gente e alla dignità dei lavoratori, ma all'ordine del giorno ci sono i diritti e la giustizia sociale. Occorre prenderne atto per capire che ormai non si tratta più di sfidare il Movimento a Cinque Stelle.
E' giunta l'ora di sfidare se stessi e soprattutto limiti e divisioni della nostra storia recente.

Giuseppe Aragno

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 Lucio Garofalo    - 02-03-2013
Riflessioni sui risultati delle elezioni politiche 2013

Come volevasi dimostrare: hanno funzionato a meraviglia i "trucchi" e i "prodigi" delle false promesse elettorali sbandierate da Berlusconi e soci, per cui ora sarebbe lecito pretendere quantomeno la restituzione dell'IMU. Parimenti hanno sortito il loro effetto le altre menzogne proferite in questa curiosa campagna elettorale, le fandonie elargite a piene mani a destra e a manca, come pure le visioni misticheggianti e mistificanti di Grillo e dei suoi discepoli, o le favole raccontate al popolo sul cosiddetto "voto utile".

A questo punto, piuttosto che parlare di una "vittoria di Pirro", credo sia il caso di coniare una nuova definizione che sembra adattarsi perfettamente alla circostanza attuale, vale a dire: una "vittoria di Grillo". A tale proposito conviene lanciare un monito a chi ha vinto queste elezioni: non montatevi la testa. Fino ad ieri vi accusavano di essere populisti, qualunquisti, fascisti, oggi vi blandiscono, vi lisciano, vi accarezzano, vi coccolano, vi invitano a pranzo e a cena. Ma la coerenza dove sta? E' stata rinchiusa a chiave in soffitta. Ai "realisti" della politica non serve la coerenza. Non sanno che farsene. Eppure io continuo a sostenere, realisticamente, che il movimento grillino è un fenomeno ideologicamente eterogeneo, multiforme e controverso, ambiguo per certi versi, ma il problema è che al suo interno esiste una forte componente di origine fascio-qualunquista, di natura autoritaria e forcaiola, al limite dello squadrismo, ancorché solo verbale e virtuale, che a mio modesto parere è identificabile come "fascio-grillismo".

Faccio altresì presente che io ero tra quanti avevano previsto (e non serviva la magia per questo) il "trionfo" elettorale del M5S, che rischiava di diventare, come di fatto è accaduto, il primo partito politico in Italia, non perché fossi diventato un indovino, ma perché avevo semplicemente colto nel segno grazie ad un'analisi corretta e realistica che mi ha consentito di anticipare il risultato elettorale così come mi ha permesso di comprendere la reale matrice ideologica e culturale di un fenomeno politico che rappresenta una sorta di populismo inedito corrispondente ai tempi moderni, un populismo travasato direttamente dalla Democrazia Cristiana a Berlusconi, alla Lega ed oggi a Grillo e che si configura come un prodotto del conformismo politico di massa.

Non commettiamo l'errore di sottovalutare le doti "miracolose" del nuovo "Unto del signore", il "guru" della nuova religione laica di massa, il grillismo. Infatti, come si sono moltiplicati "miracolosamente" i numeri relativi alla partecipazione dei grillini al comizio del loro "santone" in piazza San Giovanni, malgrado le leggi della fisica e della matematica non lo consentano, così si sono moltiplicati "miracolosamente" i loro voti.

Ripeto: è un "miracolo" di cui solo Grillo e i suoi discepoli sono capaci. Ma non si tratta di miracoli. La verità è che il grillismo è diventato improvvisamente il fenomeno politico del momento solo perché qualcuno lo ha permesso e voluto dall'alto. Mi riferisco, ad esempio, all'enorme ospitalità offerta al movimento grillino proprio sui giornali e sulle emittenti televisive nazionali che esso ha dichiarato di voler disertare e boicottare. Uno spazio che, guarda caso, non è stato concesso ad altri, e probabilmente servirebbe interrogarsi seriamente sul perché.

Insomma, siamo di fronte ad una forma di conformismo politico e sociale di massa, largamente incoraggiato e foraggiato ad arte dai mass-media ufficiali. Un populismo, di destra o meno poco importa, che sarà ingoiato e spazzato via dai poteri forti e scomparirà in breve tempo dalle televisioni e dai giornali appena non sarà più funzionale al sistema che esso ha presidiato come un vero e proprio baluardo istituzionale, arginando e prevenendo eventuali sollevazioni popolari. Un movimento composto in gran parte da gente che non è in grado di comprendere le cause reali della crisi economica e le contraddizioni insite nel sistema capitalistico, limitandosi ad accusare e denunciare i privilegi e la corruzione della casta dei politici senza riuscire ad intravedere e smascherare i principali detentori del potere e della ricchezza, ovverosia altre caste parassitarie molto più ricche, potenti e corrotte.

A proposito di populismo servirebbe qualche utile chiarimento per sgombrare finalmente il campo da eventuali equivoci e pregiudizi, puntualizzando meglio taluni concetti. La categoria del populismo, confusa abitualmente con la demagogia autoritaria e paternalista, gode di una pessima reputazione presso gli ambienti della sinistra radical chic e politically correct, affetta da un viscerale antipopulismo e snobismo intellettuale.

Un vizio atavico ed incorreggibile che la induce a nutrire un profondo disprezzo nei confronti delle masse popolari, in particolare verso il "popolo profondo", visto con alterigia e spocchia aristocratica.

Tuttavia, il discorso è più ampio nella misura in cui la categoria del populismo è invisa alle moderne democrazie liberali, le quali ravvisano nel populismo una strategia utile a riscuotere facili consensi tra le classi ritenute poco colte ed evolute, facendo leva sui cliché che garantiscono un immediato riscontro emotivo.

A tale riguardo è giunto il momento di sfatare alcuni luoghi comuni della politica italiota. Una di queste persuasioni è la tesi che qualifica Berlusconi come un "leader populista". Nulla di più falso e becero. Al di là degli stereotipi più banali e mistificanti, Berlusconi è solo un populista di comodo. Mi spiego.

Se il popolo lo vota, allora il popolo ha ragione e Berlusconi si spaccia per essere un populista, ma se la gente non lo vota ed osa contestarlo, in tal caso il popolo ha torto, dunque Berlusconi non è un sincero populista. Il populismo di Berlusconi è capzioso, una menzogna ripetuta ossessivamente e metabolizzata acriticamente come un dato di fatto, che sarebbe il caso di riesaminare per svelarne la natura opportunista, cioè uno strumento di propaganda e mistificazione ideologica. Se fosse un autentico populista, Berlusconi dovrebbe riconoscere piena sovranità al popolo in ogni caso, sia quando lo vota e lo appoggia sia quando lo contesta.

Il populismo dovrebbe esprimere rispetto e devozione verso il popolo, un atteggiamento sincero e coerente, non basato su convenienze politiche, né sbandierato in termini di annunci o promesse elettorali menzognere, puntualmente disattese o tradite.

Bisogna quindi ribadire che Berlusconi non è affatto un populista, bensì un nemico del popolo, un impostore che ha fatto regredire il popolo italiano di oltre 50 anni, lo ha ingannato ed impoverito. Un onesto leader populista ha in mente soprattutto il progresso e il benessere del proprio popolo. Invece altri statisti, passati o presenti, possono rivendicare i meriti di un populismo declinato nelle forme di un socialismo popolare ed antimperialista. Si pensi a personalità di notevole prestigio come Mao Tse-Tung, la guida carismatica di una rivoluzione che ha fatto compiere al popolo cinese un poderoso balzo in avanti di secoli, emancipandolo dal giogo oppressivo del feudalesimo; si pensi a Fidel Castro, che ha beneficiato il suo popolo affrancandolo dalle piaghe secolari della miseria e dell'analfabetismo, tanto che Cuba può vantare gli ospedali e le scuole migliori del continente americano; si pensi a Hugo Chavez, che sta facendo progredire notevolmente le condizioni materiali e sociali del popolo venezuelano. E si pensi ad altri leader populisti che sono il simbolo vincente della "rivoluzione bolivariana" in America Latina.

Occorre dunque smascherare il populismo ipocrita e parolaio di Berlusconi e contrastarlo su un terreno politico-culturale proponendo un modello alternativo e speculare insieme, sospinto da un'autentica ispirazione populista. Qui la nozione di populismo va intesa in un'accezione non demagogica, paternalista o sciovinista, bensì in un'ottica gramsciana, cioè nel senso di un blocco popolare avanzato ed innovatore.

E' in una prospettiva gramsciana che occorre imboccare la direzione di un populismo inteso nella versione di un socialismo popolare che sposi i valori della democrazia diretta e partecipativa. Nulla esclude che il populismo possa assumere una veste democratica moderna e progressista.

Inoltre, vorrei spendere qualche riflessione a proposito dell'ennesima sconfitta elettorale dei "comunisti". Ormai il problema dei comunisti attiene più alla psicologia, esattamente alla psicopatologia, o addirittura alla psichiatria, che alla politica. E' evidente che la questione è oramai riconducibile ad una forma di psicopatologia politica.

La vera malattia da cui sono affetti molti sedicenti "comunisti" è di origine isterica, è una forma di sadico snobismo intellettuale e di distorsione mentale che li perseguita e li affligge costantemente, per cui sembra che provino gusto, un piacere quasi masochistico nel dividersi in modo crescente, nello scindersi in particelle subatomiche sempre più ridotte, parcellizzate e infinitesimali. In tal guisa, ogni "atomo" diviene un referente del nulla, nella migliore delle ipotesi è un referente di se stesso, ragion per cui i governi dei padroni e i loro servi e lacchè avranno vita facile e vinceranno sempre più agevolmente, conservando e perpetuando a lungo il proprio potere sulle classi lavoratrici e subalterne.

Se questo è il modo di far politica dei "comunisti", di intendere la politica e la vita da parte delle "particelle comuniste" (almeno un tempo si parlava di "cellule comuniste": infatti, la cellula è una grandezza superiore rispetto all'atomo), allora io mi sento distante anni luce da un mondo così assurdo e nevrotico e me ne discosterò sempre più.

Chiudo infine con alcune postille, nient'affatto esaustive, sull'argomento. L'ho scritto altre volte, ma ritengo che il concetto sia più valido oggi rispetto al passato. Il vero "miracolo della democrazia" consiste nell'estrema facilità con cui la gente crede nella cosiddetta "democrazia", quella liberale e rappresentativa, nell'eccessiva ed incredibile facilità con cui la gente si lascia abbindolare e si convince a recarsi alle urne per "premiare" i propri aguzzini e scegliere ogni cinque anni i parassiti da cui farsi sfruttare.

La credulità popolare non ha confini, lo dimostra l'estrema facilità con cui la gente crede ai santi, ai mistici, ai predicatori, sia religiosi che televisivi, ma pure a certi politici impostori. La credulità è sinonimo di idolatria, feticismo, superstizione, è adorazione cieca, mentre la filosofia è l'esatta antitesi. Sin dagli albori del pensiero greco, nel mondo antico, la filosofia si esplica come un esercizio intellettuale intrinseco alla libertà dell'uomo, per cui non ha assolutamente nulla a che spartire con il fanatismo di qualsiasi specie. Il problema è che taluni si spacciano per liberi pensatori, mentre sono millantatori che amano circondarsi di discepoli adoranti, sprovvisti di senso critico.

Un altro "miracolo della democrazia" si manifesta nella rapida ascesa al potere di individui che si ergono a "moralizzatori" della vita pubblica, improvvisandosi tribuni del popolo, mentre sono politicamente, intellettualmente ed eticamente osceni, poiché non hanno assolutamente nulla a che spartire con l'essenza autentica della democrazia. A giudicare dalla nostra esperienza storica collettiva, più o meno recente, temo che ormai siamo diventati fin troppo tolleranti verso l'indecenza e l'arroganza di simili personaggi.


 Doriana Goracci    - 02-03-2013
Duce vita all'Italia eletta

Le Monde chiamò così, pochi mesi fa, un documentario interattivo sulla Duce Vita in Italia, e l’ anniversario a Predappio: l’ Italia di ieri e l’ Italia di oggi.Lo stesso quotidiano che nel 2002 citava forse Einstein: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.
Si chiede mia figlia e il suo compagno, a cosa siano serviti i loro voti dall’ estero, loro, nuova generazione di migranti italiani.
Io non ho votato, stavo in Francia e ci sono tutt’ ora. Mentre scrivo, Vespa mi sembra meno teso e noi stiamo crollando per il sonno. Non abbiamo più nulla da ridere e non l’ abbiamo mai avuta l’ espressione sorridente e distesa che ho visto stasera sulla faccia di Ingroia. Sono mancati i due che insieme vanno, a fare dichiarazioni e il terzo non so se goda. Hanno i loro paladini a non prendere improbabili difese e offese che si faranno e non serviranno a niente. GANGNAM STYLE quasi un miliardo e mezzo di visioni. Questa è l’ Italia di ieri e di oggi, al sud e al nord. C’è da tremare, anche dove la terra trema, al centro. Le donne avranno sempre meno case rifugio: specie in estinzione, come le streghe e le api. Duce vita all’ Italia e cin cin: alla salute! Non so a quale casata e di chi. Dio salvi i grilli, spero anche le api.La speranza è una trappola?
Verrà primavera, volare, volare via come un’ ape, non trovo più nulla di dolce dove naufragare. In Italia.