Studiare costa, chi paga?
Francesco Masala - 08-02-2013
Durante il primo governo Blair venne proposta una riforma universitaria (aumento delle tasse per gli studenti e le loro famiglie). Un deputato laburista votò contro spiegando la sua contrarietà a qualsiasi aumento di tasse per gli studenti ( e le loro famiglie) con il fatto che lui, di famiglia operaia e quindi povera, aveva potuto studiare perché non esistevano tasse.

"...le immatricolazioni degli studenti universitari sono diminuite, negli ultimi otto anni, di 58.000 unità (-17%).... confermando una volta ancora che in Italia l'ascensore sociale è ormai fermo da tempo. Se infatti il calo di immatricolazioni avesse colpito equamente tutti avremmo avuto meno immatricolati fra i diplomati di tutti gli indirizzi. Ma così non è stato. Dal 2003/2004 al 2011/2012, gli immatricolati all'università in possesso di un diploma di maturità liceale (classica o scientifica), anziché diminuire, sono aumentati dell'8 per cento. Mentre sono crollate le immatricolazioni di coloro che erano in possesso di un diploma tecnico o professionale: meno 44 per cento per i primi e meno 37 per cento per i secondi. E in Italia, si sa, gli istituti tecnici e professionali sono frequentati proprio dai figli delle famiglie meno abbienti..." (1).

Nella metà dei paesi dell'Unione Europea gli studi universitari sono gratuiti (2).
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Esiste qualche partito politico italiano che considera la scuola e l'università qualcosa da non far pagare agli studenti (e alle loro famiglie), ma da porre a carico della fiscalità generale? O almeno esiste qualche politico che pensa che studiare possa e debba essere gratuito?


Link

1 - Repubblica
2 - Reteperugia

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