Speriamo che non sia tardi
Francesco Di Lorenzo - 25-07-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012



1.

L'estate della nostra scuola si consuma tra un concorso per dirigenti annullato dal Tar in Lombardia e l'ennesima sortita dell'INVALSI che certifica il divario esistente tra nord e sud.

Notate: quando l'INVALSI non esisteva, il divario era già certificato. Ed è assolutamente surreale sentire in TV qualcuno che con zelo ce lo spiega, questo 'gap' (così chiamato), presentando la notizia come una scoperta, dopo aver, udite udite, monitorato 141mila classi. Ora, continuare a prendere per i fondelli, ma anche semplicemente per scemi, gli italiani (quelli che decidono poco o niente), è segno di cattiva coscienza e soprattutto di maleducazione. Non si può sprecare tempo e denaro per certificare cose che chiunque già sa. E che comunque non cambiano solo per il fatto di essere ribadite con una certa insistenza ed una periodicità preoccupante. Anche perché tutto questo nasconde il dato conclusivo che è un altro: la mancanza assoluta di idee sulla scuola e per la scuola. Si sperava che con la fine dei governi berlusconiani, notoriamente fieri oppositori dell'idea di scuola pubblica, ci fosse un sussulto, una deviazione, un'indicazione, una nuova strada. All'inizio sembrava di sì, ma è stata più una speranza che altro. Poi, niente da fare, si è ritornati all'antico. Si vede e si percepisce un'amministrazione stanca e monotona dell'esistente, a volte neanche di quella.

Non si diceva una volta che nei periodi di crisi vengono più idee nuove capaci di indicare prospettive diverse? A noi non è successo. Si vede che o siamo capitati male, oppure la crisi è talmente dura e profonda che paralizza tutto e tutti. Ma questa è solo una consolazione indulgente e amara, buona per darci coraggio. Servirebbe, invece, qualche voce fuori dal coro, ad illuminare e a dare prospettive, a rischiare un dibattito, a non pensare che andare avanti così sia senza conseguenze. Tra l'assuefazione che viene quando non c'è contraddittorio (come di fatto sta avvenendo adesso) e l'omologazione come conseguenza ultima, il passo è breve. Sperando che non sia stato già fatto e che quindi sia troppo tardi.


2.

Quando si dice che i tempi cambiano. E' una inversione di tendenza che diventa così lampante da non poter essere sottaciuta.

Fa riflettere la notizia che un parroco della provincia di Padova, don Marco Scattolon, pensi che essere bocciati a scuola sia un peccato. Peccato non per chi boccia (che stupidità), ma per il bocciato.

Chissà, sarebbe interessante sapere, se don Marco è a conoscenza del fatto che qualche decennio fa, un altro prete che si chiamava don Lorenzo, aveva la sua stessa idea: bocciare era un peccato di Dio. Solo che per don Lorenzo Milani bocciare era peccato per gli insegnanti, non per gli studenti.

Un passo della lettera che ha scritto e affisso nella sua parrocchia vale più di cento discorsi:

"Caro bocciato. Mi fai pena e rabbia. È umiliante anche per te dover segnalare ad altri la tua bocciatura. Spiace a tutti perdere un anno per pigrizia, leggerezza, indisciplina. Vizi, o limiti che si radicano nella vita ben oltre il periodo scolastico. Ti invito a verificare ciò che è accaduto".

Senza andare oltre e fare analisi sociologiche, si spera veramente che il prete di oggi non sappia chi era - chi è stato - Don Milani. Che cosa ha prodotto con la sua opera, con la sua vita spesa per i ragazzi, per la scuola, per la sua religione.

Sappia però che è in buona compagnia: i detrattori (anche inconsapevoli) di don Milani ci sono sempre stati e continuano ad esserci. Gli ultimi esemplari sono quelli che si industriano a far discendere l'attuale buonismo della scuola italiana (invenzione pura) proprio dal prete scomodo. E che vorrebbero una caterva di bocciati, per preservare solo pochi esemplari. Magari facendoli frequentare le scuole private.

Tags: Invalsi, divario nord-sud, concorso Dirigenti, bocciature, don Milani


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