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La memoria sepolta
Nonluoghi - 26-10-2002
"La perdita della memoria storica è uno dei pericoli gravi dell'Italia di
oggi. Si sentono anche uomini politici di sinistra parlare con toni fin
troppo comprensivi di chi sessant'anni fa scelse di stare dalla parte
sbagliata, dalla parte del fascismo".
Parole del professor Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione
Nenni, che ha sottolineato l'importanza, in questo quadro, del libro di
Fabio Galluccio "I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi
di deportazione fascisti"
(Nonluoghi Libere Edizioni, settembre 2002, p.
226, 13 euro, ill.), che apre una pagina nascosta della storia italiana e
degli orrori fascisti.
Tamburrano è intervenuto alla presentazione ufficiale del volume, a Roma,
alla sala della stampa estera, di fronte a una nutrita rappresentanza di
corrispondenti stranieri (non altrettanto sensibili i mass media italiani).
"Con il passare del tempo - ha aggiunto - si rischia che tutto si mescoli,
che si diluiscano le responsabilità, che non ci sia più una parte giusta -
quella di chi ha lottato contro il fascismo e per la democrazia - e una
sbagliata - quella di chi ha servito quel regime liberticida. E invece
questa distinzione di valori vale oggi come allora. La nostra Repubblica è
fondata sull'antifascismo; ma oggi abbiamo qualche ministro che si offende
se un suo collega sottolinea che chi stava con Mussolini, sessant'anni fa,
era dalla parte sbagliata".

Il corrispondente dall'Italia di Liberation, Eric Jozsef, presidente della
stampa estera, ha manifestato lo stupore provato durante la lettura del
libro di Galluccio, che snocciola via via, in un viaggio nell'orrore, i
luoghi della vergogna dimenticata. "Galluccio - ha detto Jozsef - ci
accompagna in un viaggio doloroso; ci racconta le sue partenze in macchina
e le faticose ricerche delle tracce di ciò che resta oggi dei campi
fascisti, nei posti più belli e più sperduti d'Italia, ma anche nelle città
o a due passi da Roma, ad Alatri, dove sono ancora in piedi e ben visibili
le baracche del lager, senza che nulla lo indichi. Una memoria negata che
questo libro riapre con un grido affinché la rimozione italiana,
finalmente, lasci spazio all'elaborazione della colpa come è accaduto in
altri Paesi".

Al giornalista francese ha fatto eco l'autore, contrappuntato dalla lettura
di qualche brano del libro affidata all'attore-regista Francesco Apolloni.
"Intanto - ha detto Galluccio - si potrebbe cominciare con una lapida in
ognuno di questi luoghi terribili, che oggi sono tragici monumenti al
nulla: solo in rari casi c'è una targa che ricorda la destinazione di quei
luoghi: caserme, ex conventi, ville fatiscenti, sedi di vari istituti
trasformati in lager; oppure campi costruiti ad hoc. Ho girato l'Italia
alla ricerca di questi luoghi che oggi sono quasi sempre difficili da
individuare. Ho parlato con la gente, ho cercato di ricostruire la storia e
la vita di questi lager; ma è una memoria in buona parte rimossa. Ho
cercato i sindaci, i parroci, ho chiesto che almeno si pensasse di mettere
un cartello per ricordare quei fatti orribili di sessant'anni fa. Per
ricordare che in quei luoghi furono rinchiuse migliaia di persone. Ebrei,
dissidenti politici, zingari, stranieri, omosessuali. Molti da quei luoghi
furono trasferiti ai lager e ai campi di sterminio nazisti e non tornarono
mai a casa".

Galluccio riapre una pagina inquietante della storia italiana, una pagina
vergognosamente coperta dall'omertà storiografica e politica nel
dopoguerra, quando l'Italia doveva rifarsi una verginità, alimentare la
leggenda degli "italiani brava gente" ed evitare i tribunali internazionali
(come ricordato anche in sala, la Jugoslavia, che ha avuto diverse migliaia
di vittime nei lager italiani, voleva trascinare a Norimberga i criminali
fascisti). Il libro di Galluccio racconta il crescendo propagandistico
razzista, le leggi del '38 e la loro applicazione dalle prime
discriminazioni alle deportazioni verso i campi che ogni prefetto avevfa
ordine di istituire e l'autore cerca di indagare e ricostruire e le
condizioni di vita in una parte di queste prigioni per innocenti.

Dopo la guerra, fu minimizzata la responsabilità del popolo italiano e
persino quella del regime fascista: si tentò di accollare ai nazisti anche
la responsabilità dei lager in Italia. Eppure, come confermò lo stesso De
Felice, erano centinaia (per il noto storico del fascismo 400, comprendendo
però anche i luoghi di confino) i campi di concentramento voluti da
Mussolini. Galluccio, nel suo libro, ricostruisce il percorso che condusse
all'orrore: mette a nudo non solo la cinica crudeltà degli uomini del
regime (ministri, sottosegretari, prefetti...) ciecamente asserviti alla
ragion di Stato, ma anche l'ambiguità della Chiesa cattolica e più in
generale la connivenza di una società che assistette senza reagire
all'apoteosi razzista, celebrata per anni sulle prime pagine dei giornali
"ariani" che avevano costruito ad arte l'idea collettiva del "pericolo del
diverso" del quale si reclamava la deportazione civile.

A quest'ultimo aspetto si è collegato l'editore, Zenone Sovilla, che ha
posto l'accento, tra l'altro, sul rischio che oggi nuove, striscianti e
inafferrabili negazioni della dignità umana si verifichino ai danni di
altri gruppi deboli. Gruppi "diversi" che diventano "mostri sociali" - dai
nomadi nei campi ai "clandestini" nei centri di detenzione temporanea -
senza che la coscienza collettiva avverta la enorme gravità di queste
aberrazioni autorizzate, complici le semplificazioni e le mistificazioni
spesso allarmistiche della stampa e della politica.


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