E' ora?
Francesco Masala - 01-06-2010
Nella sentenza del 7 maggio 2010, n.2749 il Consiglio di Stato diceva, che:

"Non vi è dubbio, infatti, che la mancata attivazione dei corsi alternativi rischi di mettere in crisi uno dei presupposti su cui si fondano le ordinanze impugnate, che, nel mettere sullo stesso piano, ai fini della valutazione come credito scolastico nell'ambito della c.d. banda di oscillazione, l'insegnamento della religione e l'insegnamento dei corsi alternativi per i non avvalentisi, danno quasi per scontato che i corsi alternativi esistano ovunque.
Al contrario, è circostanza nota che in molte scuole i corsi alternativi non sono attivati e questo rischia di pregiudicare la libertà religiosa dei non avvalentisi e di compromettere la logica delle ordinanze in esame.
Infatti, nelle scuole in cui il corso alternativo non è attivato, lo studente che per motivi religiosi non intenda avvalersi dell'insegnamento della religione, ha come sola alternativa quella di di non fare nulla (a parte eventuali iniziative individuali o di c.d. studio assistito).
La mancata attivazione dell'insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglia: la scelta di seguire l'ora di religione potrebbe essere pesantemente condizionata dall'assenza di alternative formative, perché tale assenza va, sia pure indirettamente ad incidere su un altro valore costituzionale, che è il diritto all'istruzione sancito dall'art. 34 Cost.
Ciò evidentemente non contraddice il carattere facoltativo dell'insegnamento alternativo: tale insegnamento è, e deve restare, facoltativo per lo studente, che può certamente non sceglierlo senza essere discriminato, ma la sua istituzione deve considerarsi obbligatoria per la scuola, specie alla luce della scelta compiuta nelle ordinanze della cui legittimità ora si discute.
Di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico, perché altrimenti si alimenterebbe una situazione non coerente con quanto le stesse ordinanze impugnate sembrano invece presupporre."

Esiste un sindacato non confessionale che non tralascia il suggerimento del Consiglio di Stato (non di un centro sociale occupato), se non ci ha mai pensato prima, e indice un'ora di sciopero alla settimana, fino a quando il Ministero e il Governo e lo Stato non provvedono a creare 25000 cattedre circa (lo stesso numero degli insegnanti di religione cattolica) di "materie alternative", per chi non vuole frequentare le ore di religione cattolica, con insegnanti presi fra DOP e supplenti, cioè da graduatorie pubbliche e trasparenti?
Magari costringendo alla fine tutti i gruppi politici e /o i singoli parlamentari, che alla fine fanno le leggi, a farci capire se lavorano per fare gli interessi del popolo italiano, o quello di una città-stato che vi faccio indovinare.
Poi arriverà il momento, che occorre far maturare, di eliminare le due tipologie di ore e , forse,creare una cattedra (pubblica) di storia delle religioni.
Intanto i sindacati "laici" si schierino, poi si vedrà.

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