Disabili e sostegno. L'aritmetica non torna
Rolando A. Borzetti - 19-09-2002
Salvatore Nocera, vice presidente della Fish - Federazione italiana superamento handicap, malgrado l'anno scolastico sia iniziato da poche ore, non si fa pregare e consegnando la pagella alla Moratti le assegna un'insufficienza grave. Spiega Nocera: «Non l'abbiamo mai vista, un fantasma. Si è sempre negata al dialogo con le associazioni». Latitanza confermata anche da Nicola Quirico, presidente della Fadis, la federazione che riunisce gli insegnanti di sostegno.

Così, mentre il numero degli studenti disabili aumenta («questo dipende», spiega Nocera, «dal miglioramento delle tecniche mediche di assistenza al parto, che ormai permettono di salvare la vita a un numero sempre maggiore di bambini con handicap, e dall'innalzamento dell'età di obbligo scolastico»), sul versante insegnanti di sostegno navighiamo a vista. Per dirla con i numeri: per 129.154 studenti disabili certificati nel 2001, sono stati impiegati solo 43.260 insegnanti di ruolo e quasi 28mila docenti precari (una buona fetta dei quali con incarichi annuali). «Il risultato», attacca Quirico, «è che troppi ragazzi finiscono le scuole medie dopo aver cambiato 10 insegnanti di sostegno. Mi dite voi in queste condizione come si possono portare avanti progetti pluriennali?».

Anche in questo caso dal ministero non sono arrivate risposte. Nocera rincara la dose e getta sul piatto i tre pilastri di una possibile riforma del comparto handicap. «Problema numero uno: la formazione delle classi. Dobbiamo superare il rapporto di un insegnante di sostegno ogni 138 frequentanti». (come da dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario Aprea, secondo l'intervista sottoriportata)
Secondo il vicepresidente della Fish, «il rapporto ideale sarebbe di un insegnante di sostegno ogni 2 studenti disabili. Inoltre, deve essere rispettata la proporzione, fissata per legge, secondo cui una classe con un disabile non può avere più di 25 alunni; nel caso i disabili siano due, la classe non può essere composta da più di 20 studenti».
Su questo punto Nocera è pronto a scatenare gli avvocati: «Non sono ammissibili situazioni come quella di una scuola di Bologna dove c'è una classe di 27 alunni, di cui cinque con handicap. O come quella di una scuola milanese con 47 alunni disabili e solo 7 insegnanti di sostegno». Secondo punto: l'assistenza educativa e il trasporto a scuola. Ancora Nocera: «Questo servizio spetta ai Comuni per le medie e le elementari, e alle Province per le superiori. Di fatto, però, né gli né gli altri se ne fanno carico».

Il mirino di Nocera si sposta, infine, sui bidelli: «Il terzo punto è l'assistenza igienico-sanitaria. Con l'attuale normativa ci troviamo di fronte a un colossale cortocircuito: da una parte la legge impone ai dirigenti scolastici l'obbligo di assistenza ai disabili indicando i bidelli come esecutori materiali del compito, dall'altra si dice che i bidelli hanno solo la facoltà, e non l'obbligo, di prestare questo tipo di servizio, con un incentivo di circa 500mila euro nette all'anno. Risultato, scontato: i ragazzi e i loro familiari si devono arrangiare come possono».


Il sostegno scolastico? È una delle nostre priorità


Il nuovo anno riapre i battenti e si sentono già spirare 'venti di protesta' da parte di insegnanti e famiglie, preoccupati dal clima di incertezza e confusione che sembra caratterizzare il ritorno sui banchi di scuola. A SuperAbile.it il sottosegretario all'Istruzione Valentina Aprea cerca di fare chiarezza e di attenuare i toni allarmistici di questi giorni.


Intervista di Mariateresa Marino

ROMA – Quest'anno scolastico 'mette pensiero' un po' a tutti, ma soprattutto alle famiglie degli alunni disabili. L'ambito del sostegno, si chiedono, farà la parte della 'Cenerentola' nella scuola del futuro? Valentina Aprea rassicura e tranquilizza, richiamando in causa i principi che stanno alla base della 'controversa' riforma Moratti e ricordando che la questione del sostegno ha una collocazione privilegiata nell'ambito del progetto di riordino dei cicli scolastici.

Onorevole Aprea, in questi giorni da parte di associazioni e famiglie, si avverte la preoccupazione per la poca attenzione riservata alla questione del sostegno scolastico, come se fosse solo una nota a margine del rinnovamento generale dell'istruzione pubblica. Cosa può dire per rassicurare e fare chiarezza?
Credo che tale preoccupazione sia dovuta quasi esclusivamente ad un problema di comunicazione, e per questo ritengo importante l'occasione di questo dialogo. In effetti il Governo è ben consapevole sia dell'importanza del sostegno scolastico (che costituisce una positiva peculiarità del nostro sistema educativo rispetto agli altri Paesi europei) sia della complessità che questa attività comporta. Il Governo, in stretta collaborazione con la maggioranza parlamentare, ha già iniziato ad affrontare i problemi aperti assumendo decisioni su due diversi livelli, uno per l'immediato ed uno a lungo termine (nel complessivo disegno di riforma).Il 17 luglio scorso la commissione Cultura della Camera ha approvato una risoluzione (n. 8-00023) che impegna il Governo a prevedere percorsi accelerati di abilitazione all'insegnamento di sostegno per gli insegnanti già specializzati ma, appunto, privi dell'abilitazione. Una delle difficoltà che il Ministero riscontra nel reclutamento degli insegnanti di sostegno, consiste nelle sopravvenute modifiche legislative circa la formazione iniziale di tutti gli insegnanti e nelle incertezze circa l'applicazione o meno delle stesse anche alla figura dell'insegnante di sostegno. Per quanto riguarda invece l'obiettivo di lungo periodo, il Governo è fermamente convinto che una piena integrazione necessiti, accanto ad alcune figure specializzate nel sostegno, che tutti gli insegnanti, o meglio, tutto il personale scolastico abbia acquisito nel proprio percorso di formazione iniziale sensibilità e competenze in materia di integrazione.

Nel nostro Paese si contano circa 140.000 alunni con disabilità, grave e medio-grave; il numero degli insegnanti di sostegno è di 56.000 unità contro le 70.000 di cui ci sarebbe bisogno. Quante risorse e di che tipo il Governo intende mettere in atto per assicurare la qualità e la continuità dell'integrazione? I dati ufficiali del ministero in mio possesso contengono per l'anno scolastico 2001-2002 complessivamente 73.000 insegnanti di sostegno, tra personale di ruolo e supplenti. Occorre tuttavia ripensare tale figura professionale sia rispetto a quanto detto sopra, circa la necessità di coinvolgere su questo campo tutti gli insegnanti della classe, sia rispetto alle modalità di determinazione dei posti (il rapporto numerico previsto dalla normativa vigente è di 1 posto ogni 138 alunni), sia infine rispetto alle difficoltà di reperire in forma stabile personale docente per tale ruolo. Spesso infatti il ministero investe risorse nella formazione specializzata di personale che poi, una volta assunta sul posto di sostegno, grazie ad abilitazioni per altre classi di concorso chiede la mobilità professionale. Siamo pertanto convinti che la pianificazione delle risorse da destinare a questo prezioso servizio, deve essere effettuata contemporaneamente allo studio dei percorsi di formazione e reclutamento degli insegnanti. L'erogazione di risorse finanziarie da sola non garantisce, ed è un'evidenza attualissima, la qualità e ancor meno la continuità dell'integrazione scolastica.

In una nota ministeriale dell'8 agosto, si richiama la necessità di coinvolgere l'intero corpo docente nel sostegno agli alunni con disabilità. Principio che è stato ribadito in una lettera che la Fish ha inviato in questi giorni ai dirigenti scolastici regionali, proponendo corsi di aggiornamento per gli insegnanti prima dell'inizio dell'anno scolastico. Considerato che le risorse già ci sono (come prevede la Direttiva ministeriale n. 74), il ministero ha avviato il programma di formazione?
Le singole Direzioni Generali stanno approntando in queste settimane i programmi di formazione per il personale della scuola, sulla base delle risorse finanziarie ripartite tra le Direzioni Regionali con la Direttiva citata. Nella tabella A allegata alla Direttiva sono previste sia specifiche voci di spesa per gli insegnanti specializzati di sostegno, sia voci di spesa per interventi formativi destinati a tutto il personale della scuola.

Dopo quello che è accaduto qualche settimana fa a Seregno , piccolo comune lombardo dove il sindaco ha deciso di istituire una scuola solo per bambini con sindrome di Down e con disabilità sensoriali, c'è il rischio di un ritorno alle 'scuole speciali'?
Non è nelle intenzioni di questo Governo. Ad ogni modo, è forse opportuno precisare che una simile decisione non può essere assunta da alcun ministro per via amministrativa, bensì occorrerebbe una legge del Parlamento. L'iniziativa del Comune di Seregno è pertanto certamente estranea alle competenze del ministero dell'Istruzione ed anche al sistema scolastico nazionale.

Il principio dell'integrazione scolastica come cultura diffusa e segno di civiltà sarà uno degli elementi fondanti la riforma dei cicli, voluta dal ministro Moratti?
Ritengo non formale rispondere a questa domanda, richiamando l'attenzione sulla specifica collocazione riservata all'obiettivo dell'integrazione all'interno del disegno di legge delega. Tale finalità è infatti espressamente richiamata laddove (all'art. 2, lettera c) viene assicurato “a tutti” il diritto all'istruzione e alla formazione per almeno 12 anni, principio fondamentale posto alla base dell'intero disegno riformatore.

I tagli e il ridimensionamento degli istituti, che tanto allarme stanno provocando, riguarderanno anche l'ambito del sostegno scolastico?
Colgo l'occasione di questa sua domanda per precisare anzitutto che il “dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche” è competenza degli enti locali già dal 1999. Ad ogni modo, sia un eventuale ulteriore dimensionamento degli istituti scolastici, sia riduzioni del personale scolastico dovuti al calo demografico (operazioni per le quali dunque appare per lo meno eccessivo l'allarmismo catastrofico degli ultimi mesi) non coinvolgono l'ambito del sostegno, regolato da norme specifiche.
(11 settembre 2002)



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