Se ne va. Un'agonia che non nega speranza alla disperazione, un silenzio più eloquente di mille parole, una successione d'eventi che non ci lascia solo le chiacchiere sull'eterna questione morale o l'inganno di luci e sogni artificiali che Natale sublima, facendo di Cristo mercato, consumo, profitto.
Vada dove gli pare, quest'anno non è venuto invano e ha torto chi dispera. Come in ogni caserma, il rancio è certamente ottimo e abbondante, la truppa marcia in riga e il morale è alle stelle. Faccetta nera non si canta ancora e la politica è sempre più malaffare, ma la Folgore ha in pugno la Campania, al Dal Molin si va come un rullo compressore e il Paese ha ritrovato l'orgoglio nazionale. Questo consegna agli archivi l'Istituto Luce, questo scrive la stampa, questo, sbattendo i tacchi, sostengono impettiti i colonnelli e questo ripetono a comando tamburini, trombettieri, porta ordini e staffette affidate alla strategia di "Porta a Porta", a Vespa e alla tattica volpina di Riotta. Combattere non serve: per ora basta credere e obbedire e, se la vita fosse davvero ciò che appare, tra fiction, reality e talk show, non avremmo problemi: piegati i comunisti, sequestrate le mele, sterminate le vipere e controllata a dovere la costola di Adamo, l'operazione sicurezza ha messo sotto chiave zingari e prostitute e abbiamo ritrovato, moderno e rinnovato, il paradiso terrestre ormai dimenticato. Al primo posto dell'agenda politica abbiamo la difesa della vita. Qualche barbone, è vero, anarchico e sovversivo, si lascia ancora morire di fame e di freddo, ma lo fa per dispetto, per screditare la carta del pane e guastare l'immagine del ministro della salute e dello stato sociale. E' vero, c'è chi muore di scuola e chi dopo un calvario, vorrebbe morire per dignità e rispetto di se stesso, ma il ministro ha bandito la crociata e, per difendere a ogni costo l'inferno d'una vita, cestina la Costituzione, ignora la Cassazione, minaccia apertamente i medici e medita di affamare gli ospedali. Anzitutto la vita. Come che sia, quale che sia, come comanda il Pastore tedesco. Per conto suo, la neotitolare del ministero della cultura popolare, moltiplica i pani e i pesci e, per dono celeste, fa funzionare alla perfezione una scuola messa sul lastrico dalla finanza creativa e dalla necessità di finanziare un sistema malato. Meglio davvero non potrebbe andare. E' vero, non spendiamo un centesimo per la manutenzione, ci sono sabotatori professionali come De Angelis e i ferrovieri, sventati e fannulloni, ci mettono lo zampino con l'errore umano. Tutto vero, ma Trenitalia ci giura e bisognerà crederci: l'alta velocità è la più sicura del mondo. Riotta insiste e Vespa lo conferma: i nostri imprenditori fanno più miracoli dei santi. Il più recente è sotto l'occhio di tutti: producono miseria e disperazione, ma continuano ad arricchirsi e sono sempre più felici e più contenti. In quanto al sistema bancario, il nostro di gran lunga è il più sicuro: tutte le volte che un banchiere ruba, noi paghiamo le spese e, per amor di patria, ci rassegniamo a un aumento d'età per la pensione. Ammortizzati i colpi degli ammortizzatori sociali, siamo un popolo moderno a all'avanguardia: i giovani, tutti più o meno precari, non prenderanno mai alla pensione e i vecchi pensionati hanno sacra la vita: ogni pensione costituisce il reddito dei figli e dei nipoti.
Se ne va, se ne sta andando e salutiamolo come merita, quest'anno dai mille volti. Vada dove vuole, è un'agonia che non manca di speranze nella disperazione e chi dispera ha torto. Fuori dalla caserma, è un terremoto. Noi siamo scettici e un poco tardi e lenti, ma non c'è dubbio, fuori della caserma è un terremoto. Una generazione di giovani s'è svegliata e tra i vecchi c'è chi torna a ragionare. Un vento s'è levato e soffia forte. La Grecia, cancellata dai telegiornali, continua a bruciare e non sono solo studenti. A Boston un manipolo d'operai ha aperto lo scontro e il capitale sembra vacillare, a New York gli studenti dalle parole son passati ai fatti e, tra proteste e occupazioni, scrupolosamente oscurate, la solidarietà con la protesta della vecchia Europa cresce veloce nell'ombra e fa pensare. in Spagna e in Francia la gioventù è in fermento e intercetta lungo il filo invisibile del web l'Onda che qui da noi non si acqueta e tiene testa al palazzo. Dall'Irak martoriato dalle bombe e dal fosforo bianco, la dignità, che sembrava sepolta, si leva come un fantasma di fronte a un potere insanguinato e vile e lancia tutto quello che ha, le scarpe persino, contro i potenti del mondo.
Dietro i sorrisi d'occasione, le riunioni di prammatica e l'ottimismo di facciata, tutti lo sanno bene, sfruttatori e sfruttati: i margini per una mediazione sono sempre più stretti e non ci sono minacce o lusinghe che possano cambiare il corso delle cose. La guerra senza quartiere, condotta con spietata ferocia contro i diritti e contro la speranza, non ci trova più inermi: un insopprimibile bisogno di giustizia sociale chiama a raccolta le coscienze libere in ogni angolo del pianeta. La caserma costruita per controllarci è assediata e sotto controllo. La storia non è finita e non si ferma.
Vada dove vuole, quest'anno non è venuto invano e chi dispera ha torto.
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