2008 - 1902. Ovvero Dimmi quando, quando, quando
Cosimo De Nitto - 29-08-2008
Tenendo dietro alla mia curiosità di spigolare tra vecchi libri mi è capitato di leggere una relazione finale scritta nel giugno 1902 da un maestro-supplente a Pieve Saliceto, piccola frazione di Gualtieri, provincia di Reggio Emilia. Riporto alcune parti che mi sembrano interessanti per gli spunti di riflessione che mi suggeriscono (scusandomi per la lunghezza):

"Frequenza: La frequenza fu lodevole. Ebbi su trentacinque iscritti una media di trentatré frequentanti giornalieri. Anche questo è un segno dei tempi. La scuola s'innalza nel concetto delle masse e diviene necessità sociale. Anche la parziale refezione scolastica contribuì alla frequenza.

"Stato intellettuale e fisico degli alunni. Non posso dir nulla sullo stato fisico ed intellettuale degli alunni all'ingresso della scuola per la ragione semplicissima che non c'ero. Al termine dell'anno scolastico i gobbi lo erano ancora ed idem dicasi dei deficienti. Per i primi la cura consigliabile è quella dell'Istituto ortopedico Rizzoli, per gli altri occorre un altro organamento della vita scolastica che dia agio all'educatore di porre in atto, almeno in parte, la trangugiata teoria pedagogica.

"Disciplina. La disciplina l'ho sempre ottenuta con mezzi semplicissimi: destando l'allettativa, l'interessamento; vigilando. Non è disciplina, quella che si ottiene con mezzi coattivi. Comprime l'individualità infantile e genera tristi sentimenti. Il maestro deve prevenire e rimuovere le cause del male per non dover poi dolorosamente reprimere.

"Diligenza. Finché scuola e famiglia non saranno unite nell'opera educativa la vera diligenza resterà pio ed utopico desiderio. Come pretendere un foglietto pulito da un bambino che fa il compito in una stalla per dura necessità di cose? La pratica qui ebbe la salutare virtù di farmi buttare alle ortiche molta e forse ingombrante zavorra idealistica.

"Risultati conseguiti. Per un complesso di cause indipendenti dalla mia volontà i risultati non furono troppo soddisfacenti quantunque non abbia trascurato nulla per migliorare le sorti psichiche di bambini massacrati da lunghi anni di sgoverno scolastico. *** Noto che mal s'appone al vero chi crede con coscienza di giudicare la valentia di un maestro dal numero dei presentati e promossi all'esame. Perché? Perché l'esame fatto come si fa oggi, acquista i poco pedagogici caratteri di un giudizio di Dio, e non sono rari i maestri , che unitamente ai bimbi si affidano alla medesima dea: la fortuna.

"Programma e suo svolgimento; giornale di classe. Il programma lo svolsi come potei, il giornale di classe non l'ho fatto.


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Quando ho letto questo resoconto non ho potuto evitare di pensare all'esagitato dibattito di questi giorni sulla scuola. La prima considerazione che mi viene, leggendo i "Quarant'anni da smantellare" della Ministra M. S. Gelmini sul Corriere della Sera, è la mancanza assoluta di senso storico.
Proporsi di rimuovere il passato, o parte di esso, per ritornare al "prima" è un sogno vano. Prima perché è impossibile, poi perché non è assolutamente scontato che il passato sia come uno si immagina o vuol credere. La nozione di passato, in questo caso, ha più a che fare con la psicologia e l'ideologia politica, che con la storia. Un esempio per tutti la Restaurazione.
Il '68 è storia e non c'entra niente. Le nuove generazioni di insegnanti non l'hanno vissuto, sicuramente non lo conoscono molti alunni che non arrivano col programma a studiarlo. Prendersela con il '68 o con una sua pretesa pedagogia (?) sembra un'ossessione propria di chi comunque ha bisogno di un nemico cattivo per mascherare le proprie difficoltà a capire, valutare, operare e per nascondere le proprie magagne. E il manicheismo, si sa, non serve a chi vuol gettare sul passato uno sguardo sereno, attento alla sua complessità, per capire i processi e cercare il bandolo della matassa per andare avanti nel presente.

Il nostro maestro supplente nel 1902 dice alla Gelmini: "la scuola è necessità sociale, si innalza nel concetto delle masse, anche la parziale refezione contribuisce alla frequenza" (figuriamoci il tempo pieno!). Se la maggiore frequenza non è obiettivo del governante di oggi, altro che ritorno al prima del '68. Occorrerà tornare agli istitutori privati del '700, prima della Rivoluzione francese.
Nello stato intellettuale e fisico il nostro, al di là di un linguaggio povero e crudo, che non risente certo del deteriore pedagogismo odierno!, per i "deficienti" (coloro cioè che accusano deficit e ritardo cognitivi) prefigura ed invoca "un altro organamento della vita scolastica". Vuoi vedere che il maestro del 1902 chiede uno di quegli insegnanti di sostegno che la ministra Gelmini vuole far fuori per esigenze di cassa?

Quando riferisce sulla disciplina il nostro maestro, che, non dimentichiamolo, opera nel 1902 e per giunta è un supplente temporaneo, sembra impartire alla nostra ministra una vera e propria lezione. Cosa dice in pratica: "non è disciplina quella che si ottiene con mezzi coattivi". Perché essa "comprime l'individualità infantile e genera tristi sentimenti. Il maestro deve prevenire e rimuovere le cause del male per non dover poi dolorosamente reprimere".
Quindi ciò di cui principalmente gli insegnanti e la scuola devono preoccuparsi è prevenire i comportamenti deviati attraverso un'opera educativa, servendosi di strategie didattiche adeguate. Altro che 7 in condotta come panacea che risolve definitivamente i problemi del comportamento degli alunni. E' come dire che la pena di morte fa diminuire i delitti (confronta "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria -1763/64). Nemmeno il più malandato psico-pedagogista sarebbe disposto a confermare che il 7 in condotta risolve il problema del bullismo.

Dove si parla di diligenza il nostro maestro-supplente prima invoca l'unità tra scuola e famiglia nell'opera educativa, poi mette in rilievo il peso rilevante del condizionamento sociale ("Come pretendere un foglietto pulito da un bambino che fa il compito in una stalla per dura necessità di cose?") nei risultati scolastici. E se a lui basta "gettare alle ortiche molta e forse ingombrante zavorra idealistica", noi dovremmo gettare alle ortiche anche la lettura strumentale dei risultati OCSE-PISA quando non si ha l'onestà intellettuale di riconoscere il peso negativo che esercita il grave condizionamento sociale in certe (non tutte!) realtà scolastiche del meridione. E allora, anziché portare al sud sviluppo economico e sociale, si trascinano gli insegnanti a fare corsi di formazione intensiva per imparare a... fare miracoli! Vuoi vedere che è da addebitare agli insegnanti anche la questione meridionale?
E se poi non si fosse perso tempo in questi ultimi anni a fare corsi di aggiornamento su riforme (Moratti) che non riformano niente, o su Nuove Tecnologie decontestualizzate (Moratti), forse non si sarebbe perso tempo e denaro per dare ai docenti l'opportunità di una seria formazione metodologica, didattica, disciplinare, assolutamente contestualizzata agli specifici ambienti di lavoro.

Dei risultati conseguiti il nostro maestro-supplente non è troppo soddisfatto, per cause indipendenti dalla sua volontà, ma dal massacro causato da lunghi anni di "sgoverno scolastico Chi negli ultimi tempi pontifica e inveisce contro gli insegnanti, capofila tra tutti la ministra Gelmini, seguita a ruota da giornalisti non molto informati o da eminenti cattedratici che non vedono un palmo di naso al di là della loro cattedra, non ha la benché minima onestà intellettuale di riconoscere e indagare i fattori, indipendenti dalla volontà dei docenti, che limitano e condizionano pesantemente la loro opera. Al massimo riconoscono l'incidenza degli indecorosi stipendi, ma poi si fermano solo a questo, quando invece ci sono tantissimi altri condizionamenti che una civile società e un governo attento (non imbufalito contro il mulino a vento del '68) indagherebbero bene e svolgerebbero una positiva opera di decondizionamento, per far svolgere pienamente alla scuola a agli insegnanti la loro missione. Altro che OCSE-PISA. Si curano le cause della malattia, non i suoi male interpretati sintomi.
Infine il nostro maestro-supplente mette il dito nella piaga della valutazione dei docenti. Egli dice che sbaglia chi vuol giudicare l'insegnante dal numero degli alunni presentati o promossi agli esami. Egli non crede ai criteri meramente quantitativi.
La bravura e la produttività dei docenti e della scuola non si misura con criteri aziendalistici, per il semplice fatto che la scuola non è una azienda, gli studenti non sono prodotti, gli apprendimenti non sono cumuli di nozioni che in modo automatico si trasformano in competenze, la personalità degli alunni non è materiale plasmabile come e quando lo si vuole. Da qui, forzando un po', l'illusorietà della semplificazione numerico-quantitativa della valutazione. Ridurre la drammatica complessità della valutazione alla semplificazione della sua espressione in numeri è come se un elefante avesse la pretesa di risolvere complessi problemi di fisica nucleare.

Il programma il nostro maestro-supplente lo ha svolto come ha potuto. Come possono anche oggi molti insegnanti in situazioni scolastiche e sociali sgarrupate. Egli non compila il giornale di classe, segno che l'inizio del processo di burocratizzazione della professione docente si perde nella notte dei tempi, e anche di questo non si può dare colpa agli insegnanti.

Riflettendo sull'oggi mi pare che la ministra Gelmini non regga il confronto con il nostro docente-supplente. Troppo superficiale e superata anche per il 1902 lei. Molto più pertinente e a fondo dei problemi lui, molto più avanzata la sua visione della scuola e dell'insegnamento: mutatis mutandis.

A quale prima del '68 si riferisca la ministra Gelmini non è dato sapere. All'immediato dopoguerra (prima della riforma della scuola media 1962-'63), al fascismo, al pre-fascismo, al dopo unità d'Italia. Non si sa, basta che si cancellino 40 anni di storia della scuola italiana e poi qualunque cosa va bene. Cancellare cosa? I Decreti Delegati del 1974 n. 416 (governo Rumor), Legge 4 agosto 1977, n. 517 (governo Andreotti), I programmi della Scuola Media. D. M. 9 febbraio 1979 (governo Andreotti, le 150 ore per il diritto allo studio- DPR n. 395/1988 (governo De Mita), i Programmi per la scuola elementare del 1985 (governo Craxi), gli Orientamenti per la scuola dell'Infanzia del '91 (governo Andreotti), il Progetto '92 per i Professionali (governo Andreotti), I programmi Brocca (noto sessantottino!) dal 1988 al 1991 (governi De Mita, Goria, Andreotti). A questo punto non so se anche la riforma Moratti sia figlia del '68.
Ma poi bisognerebbe anche cancellare tutte le leggi, regolamenti, direttive, che fanno riferimento ai sopracitati provvedimenti.
E poi bisognerebbe cancellare anche i comportamenti dei docenti e dei dirigenti che hanno lavorato con questi strumenti. E poi anche tutto ciò che hanno appreso generazioni e generazioni di studenti. Insomma mi par di capire che dovremmo cancellare tutta, o quasi, la legislazione scolastica e vivere di "Voto di condotta, divisa scolastica, insegnamento dell' educazione civica, ritorno al maestro unico (?), rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale (?)." .
Impresa alquanto difficile anche per un ministro così determinato.
Si ha l'impressione (fondata!) che non si abbia la più pallida idea di che cosa siano l'istituzione scolastica e la storia di questa nel nostro Paese.
Quanto al tanto vituperato pedagogismo, occorrerebbe dire prima che cos'è la pedagogia. Gli scritti di pedagogia si esprimono nel linguaggio proprio di questa disciplina, come il diritto, la fisica, la medicina ecc. ecc. si esprimono nei propri linguaggi specialistici (sottocodici, linguaggi settoriali ecc.). Ogni disciplina ha il suo lessico, ignorarlo non può un meritevole studente.
Ciò si insegna nelle prime lezioni di Italiano (proprio la quarta I della ministra) a partire dalla scuola elementare.

Cosimo De Nitto
28 agosto 2008

Ps: il maestro-supplente è Benito Mussolini. La citazione è tratta da "Mussolini" Istituto Editoriale Italiano - Milano 1947, pagg. 53-54.
Il sottoscritto non ha mai avuto nessuna simpatia per il personaggio in quanto tale, non parliamo poi per quanto avrebbe combinato dopo.
E non gradirebbe cambiare idea proprio ora!


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Miha    - 29-08-2008
Complimenti, proprio un buon testo. Da inviare alla Gelmini magari con qualche migliaio di firme.
Michele Bonicelli

 Dario    - 01-09-2008
Mi sono permesso di riportare questo ottimo intervento sul mio blog, spero non dispiaccia :-)

 Cosimo De Nitto    - 02-09-2008
Ok Dario.
Tutto rigorosamente copyleft.
Qual è l'indirizzo del tuo blog?

 Palmy    - 03-09-2008
Davvero un testo sorprendente quello del "maestro supplente"... solo su un punto dissento da Mussolini maestro (!): non so se sia peggio lo "sgoverno scolastico" o questo dirigismo degli utimi tempi. Non ne faccio una questione di destra e sinistra, perché davvero in campo di Istruzione non vedo differenza...
Mi piacerebbe poter fare un link su questo nel mio blog (http://laproffa.blogspot.com)

 Cosimo    - 04-09-2008
Grazie Palmy,
posta pure nel tuo blog per il quale ti faccio i complimenti. Davvero bello ed intelligente.
Io spero sempre nel risveglio delle intelligenze critiche che cercano profondità e senso, per alimentare la passione civile e l'amore per la "nostra" scuola.
Cosimo

 La Prof    - 07-09-2008
Bellissimo, con sorpresa finale grande.
Posso postare anch'io, come Palmy, la prima parte nel mio blog per poi rimandare tutti qui?

 Cosimo    - 08-09-2008
Certo LaProf,

la circolazione delle idee, soprattutto se sono libere e critiche, è sempre una buona cosa. In questo momento, poi, c'è bisogno di "massa critica" per i rischi che sta correndo non solo la nostra scuola, ma il nostro Paese tutto.
Come pensare altrimenti davanti a dichiarazioni del Divo Giulio (non il povero Andreotti) Tremonti che recitano in tal modo:
"La scuola non era fatta per servire le famiglie e gli studenti, era una macchina distruttiva. Per questo abbiamo ritenuto giusto mettere un unico maestro, un unico libro e un voto".
La scuola, per la straordinaria coppia di "attenti a quei due" (Tremonti-Gelmini), ha portato più distruzione del secondo conflitto mondiale, comprese le due bombe atomiche, evidentemente.
Entrambi, infatti, sono degli scampati e reduci di tanto scatafascio.
La vaga indeterminatezza di quell'imperfetto ("era fatta") conferma che, purtroppo, la nostra formidabile coppia non è molto ferrata in Storia della scuola.
Ma fan sempre così i "restauratori".
Nel nostro caso i nostri due campioni inneggiano all'unità, anzi all'unicità (maestro-libro-voto). Hanno idiosincrasia per la diversità e la pluralità, che sono democrazia. Per evitare i turbamenti e le fatiche della democrazia hanno bisogno di ordine (voto di condotta per alunni, insegnanti, dirigenti), ripristino dell'autorità, GERARCHIA (si sentono e si comportano già da gerarchi!).
In questa situazione e con tale "gente" che ci governa (comanda, mi verrebbe da dire), sono a rischio, secondo me, non solo le scuole Elementari, ma i più elementari fondamenti della democrazia.

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Da La ginestra, o il fiore del deserto di Giacomo Leopardi

"E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce"
.........................
"Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E procedere il chiami
".
..........................

Chiedo scusa a te e a Leopardi.
A te per la lunghezza della risposta.
A Leopardi per la citazione che in qualche modo indegnamente lo accosta a quei due (Gelmini-Tremonti).

 kai    - 08-09-2008
Grazie, molto interessanti citazione e commento.
Se non hai niente in contrario linkerò questa pagina nel forum che frequento.

 Cosimo    - 09-09-2008
Ok, kai,
linka pure perché oggi mi sento particolarmente felice.
Pensa, finalmente ho letto da Bossi, che rappresenta un settore molto importante del governo, una ragione profonda e fondata in base alla quale il team è meglio del maestro unico. Una ragione pedagogicissima.

"Anche se capisco che bisogna risparmiare, un solo insegnante rovina (!) i bambini, con più insegnanti è più probabile (molti più!) che almeno uno sia bravo (sic!)"

Osservazioni:

1) la "rovina" dei bambini da parte della scuola è garantita, secondo i nostri illustri e dotti governanti. Che sia uno o più insegnanti;

2) secondo Bossi solo per un complicatissimo gioco delle probabilità si dovrebbe optare per il team. Ecco perché tre è meglio di uno (Catalano docet!)

Queste motivazioni "pedagogiche", insieme a quelle della Gelmini sono di un livello scientifico straordinario! Sono estasiato.

W l'Italia

 Daniele, Roma    - 13-09-2008
Ho trovato il suo testo su un blog, come segnalazione. Ho letto, ammirato e fraternizzato d'impulso con il moderno, acutissimo e simpaticissimo maestro di pieve saliceto. Un documento sorprendente, come ancora più sorprendente è la rivelazione finale, perchè quel personaggio io l'ho ammirato per molte riforme e indirizzi del suo vituperato governo, anche se non certamente per le scelte storiche finali, ma mai lo avevo visto dotato di quel senso dell'umorismo così innato e quella bonomia così umana. Nonchè esempio per la classe insegnante di oggi.

Perdoni ma non dedico nessun commento al suo pamphlet successivo, dedicato a denigrare tout-court una riforma della scuola, solo perchè fatta da un governo il cui colore non le piace e solo perchè porta alla luce delle mancanze e degli sprechi intollerabili.

 Cosimo    - 13-09-2008
Gentile Daniele,
per la verità ho detto che il maestro supplente del 1902 di Pieve Saliceto è più avanti della ministra Gelmini, non degli insegnanti italiani di oggi, verso i quali Lei, come la ministra, non sembra nutrire molta simpatia. Non parlo di denigrazione tout-court, perché mi sembrerebbe di non usare bon ton.
So che è difficile tener conto del mutatis mutandis, ma se la realtà, gli insegnanti, la scuola, la storia vanno avanti , non è colpa loro se la ministra, o Lei, non se ne accorge.
La differenza col maestro supplente del 1902 è che lui viveva il suo tempo storico, lo leggeva e interpretava, anche umoristicamente, come Lei dice. Un “umorismo” e una “bonomia umana” che non apprezzeranno le vittime delle leggi razziali, i deportati nei campi di concentramento, gli oppositori politici, le vittime della guerra e della Resistenza ecc.
Ma oggi non si può più guardare il mondo come lo guardava Lui, perché, forse, qualche piccolo cambiamento, in più di un secolo, frattanto è avvenuto.
Poi ognuno è libero di avere le nostalgie e i sogni che vuole nel cassetto, purché non li imponga agli altri con decreto, e non cerchi di realizzarli sulla pelle degli altri, almeno questa è la mia opinione.

Il commento al “pamphlet successivo” Lei lo fa, e come. La libertà e l’opportunità della critica non si esauriscono con un fattore di affinità cromatica. Grazie a Dio, la critica ai governi la fanno tutti, anche coloro che li hanno votati, se si rendono conto che poi non rispondono alle attese. Se la critica fosse solo e sempre “denigrazione tout-court” da parte degli oppositori, i governi non cambierebbero mai e, forse, ci ritroveremmo ad essere governati ancora dal quel simpatico supplente del 1902 di Pieve Saliceto, così pieno di umorismo e di bonomia umana.
Grazie per il Suo intervento.

 mariscola    - 14-09-2008
Ah! Se si fosse accontentato di fare il maestro... (allora era facile: gli scolari sfuggivano al lavoro nei campi e riempivano un pò lo stomaco alla mensa scolastica).
Nonostante l'orrore che provo per quel "grande statista", leggendo il testo ho apprezzate varie cose (anche se poi le soluzioni e alcuni risvolti sarebbero ben lontani dal mio modo di vedere):
- la scuola come necessità sociale;
- la proposta di un diverso "organamento della vita scolastica per i deficienti" (classi differenziali?)
- la disciplina ottenuta suscitando l'interesse (anche se poi i risultati non sono soddisfacenti);
- l'onestà nel riconoscere che i risultati non sono soddisfacenti e la riflessione successiva sulla relazione che intercorre tra un buon insegnante e il numero di promossi;
- "il giornale di classe non l'ho fatto" (esigenza di semplificare o autoritarismo in erba?)
Condivido il commento dell'autore e trovo molto divertente inviare quel testo alla ministra Gelmini. Chissà forse così potrebbe cominciare a capire qualcosa della scuola...


mi sono piaciute varie cose:
Posso farlo circolare anche nella mia scuola?

 Cosimo    - 15-09-2008
Certo Mariscola,
se riflettiamo e scriviamo qui non è per narcisimo, ma per condividere una visione della scuola che ci siamo costruiti in decenni e decenni di esperienze, studi e riflessioni sulla nostra meravigliosa professione. Come molti vecchi insegnanti non mi va di vedere buttata alle ortiche una vita di impegno, lavoro e fatica nelle classi, con tantissimi giovani, gran parte dei quali sono ora professionisti, imprenditori, lavoratori, padri di famiglia, che ci hanno mandato i loro figli e nipoti, tanto la scuola era stata loro vicina e li aveva accompagnati a guidati nella vita, tanto si sentono di esserle riconoscente. Noi insegnanti non abbiamo "rovinato" nessuno. Semmai molti governi e governanti hanno rovinato e continuano a rovinare questo nostro povero Paese.
Certo che puoi far girare l'articolo nella tua scuola. La circolazione di idee critiche, in un periodo di videocrazia e vidioti, è salutare, al di là del grado di condivisione.
Buon lavoro e grazie per il commento.

 Donatella    - 16-11-2008
Passano i mesi e le notizie circolano ... anch'io mi sono permessa di pubblicare questo articolo, molto significativo sul blog che ho aperto proprio per far circolare informazione sull'argomento "Gelmini".
Grazie

vivalascuolainfo.blogspot.com