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Uomini e cose
L. Garofalo, G. Talamonti - 22-08-2007
Eppur si muove!

Caruso rimandato a settembre

Mentre Ri(af)fondazione prosegue nelle aule parlamentari e nelle altre sedi istituzionali la sua "coraggiosa" battaglia politica contro la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori (ridiamo per non piangere!), il povero Francesco Caruso è malauguratamente incappato nelle forbici della censura ed ha deciso di autosospendersi volontariamente, in attesa di conoscere a settembre la sua sorte nel gruppo parlamentare del PRC-Sinistra Europea. Il deputato "disobbediente" beneventano aveva osato rilasciare alcune dichiarazioni che hanno scatenato unanimi reazioni di scandalo e sdegno da parte di un cieco ed arrogante ceto politico (compresi i quadri dirigenti del PRC) che si ricompatta ogni volta che viene messo in discussione il suo potere oppure viene smascherata la reale natura dello Stato e del sistema economico-capitalistico. Tuttavia, a parte l'alone di ipocrisia che ha circondato le frasi "incriminate", altrove non sono mancati gli attestati di solidarietà nei confronti dello sventurato Caruso. Che dire? Anzitutto, perché aggredire e linciare in coro un Caruso qualsiasi, appena apre bocca? In genere tace, il ragazzo, che finora si è distinto solo per aver espresso il suo voto favorevole alle peggiori nefandezze di questo governo, anche e soprattutto in materia di politica estera. E poi, basta con questa omertà mafiosa istituzionale! Basta con questa ipocrisia e pusillanimità filo-governativa! Nel Parlamento italiano il più pulito ha la rogna! Si dimetta Caruso, ma insieme a tutti gli altri parlamentari che hanno pendenze o problemi di natura legale, ed in modo particolare tutti coloro che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva. Allora sì che ci sarebbe da ridere (sempre per non piangere), visto che in pratica dovrebbe essere evacuato l'intero Parlamento, licenziando un'intera classe politica "digerente". Inoltre, vogliamo affrontare seriamente le drammatiche questioni del lavoro, degli omicidi bianchi, della precarietà e dello sfruttamento, e quindi delle leggi che hanno contribuito in maniera determinante ad inasprire e "normalizzare" le condizioni di precarietà, miseria e sfruttamento in cui versano i lavoratori in Italia, in modo particolare le giovani generazioni e gli extracomunitari? Sbaglio o l'abolizione della legge 30 era uno dei punti programmatici fondamentali della piattaforma dell'Unione, almeno durante la campagna elettorale? Non sbaglio, ma ho detto giustamente: era! Per sconfiggere Berlusconi servivano i voti dell'elettorato della cosiddetta "sinistra radicale". Oggi, invece, la legge Biagi non si tocca!

Repetita iuvant

Le "incaute" esternazioni rilasciate dall'onorevole Caruso, a parte le reazioni ipocritamente indignate che hanno provocato negli ambienti istituzionali, possono se non altro vantare il merito di aver re-suscitato il dibattito su una questione che pareva sepolta nell'oblio, totalmente archiviata e depennata dall'agenda politica del governo in carica. Mi riferisco al tema della precarizzazione e dello sfruttamento economico dei lavoratori salariati, alla cruda e triste realtà degli omicidi bianchi. In Irpinia, solo negli ultimi giorni sono morti sul lavoro altri due giovani operai. Il segretario provinciale della Federazione irpina del PRC-Sinistra Europea, Gennaro M. Imbriano, ha espresso alcune riflessioni a riguardo, sostenendo che "i dati, le statistiche, ci consegnano una condizione di autentica guerra sociale". A parte la sottile distinzione terminologica (sottile ma non elegante, dato che non può essere elegante un eufemismo lessicale che, sebbene sia "politicamente corretto", serve semplicemente a dissimulare, o comunque ad ammorbidire un'amara e tragica verità) nell'usare i termini "morti bianche" in luogo del più aspro vocabolo "omicidi", si può senza dubbio concordare con le dichiarazioni del segretario provinciale irpino di Rifondazione, ma occorrerebbe aggiungere coerentemente altre valutazioni, trarne le dovute conseguenze e porsi alcune domande:
1) anzitutto, se ci sono degli omicidi chi sono gli assassini? In altre parole, adoperando un frasario più "politically correct", se si verificano morti sul lavoro bisognerebbe individuare le relative responsabilità, sia materiali che ideologiche;
2) inoltre, come è possibile conciliare la posizione del PRC (critica, benché solo a chiacchiere) rispetto alla legge 30, con altre posizioni più moderate quanto ferme e perentorie, presenti se non egemoni all'interno della coalizione di governo, secondo cui "la legge Biagi non si tocca", una posizione che si accomoda e soggiace perfettamente ai diktat imposti dalla Confindustria?

18 agosto 2007
Lucio Garofalo


Il danno è per tutti noi...

Non è il momento delle conclusioni, né dei facili giudizi.
Se è ai fatti che bisogna attenersi, Don Gelmini merita un processo di beatificazione.
Quarantaquattro anni spesi al servizio dei più deboli, dei disadattati, di rifiuti della società che lui ha saputo accogliere restituendo loro speranza e dignità.
Trecentomila giovani sono passati al vaglio della sua "Cristoterapia", aiutati a scegliere fra la dannazione sociale e il sacrificio del recupero in comunità.
Milioni e miliardi di parole che Don Gelmini ha speso per sostenerli nel cammino faticoso verso la salvezza, l'attenzione continua ai passi lenti di una schiera di giovani votati alla delinquenza e restituiti alla comunità civile.
E' difficile comprendere quale tessitura psicologica comporti un progetto così ambizioso.
Don Gelmini pone al centro del suo programma l'uomo, gli restituisce dignità, ma anche responsabilità individuali e collettive.
Non lo fa più sentire un rifiuto umano e ricostruisce intorno a lui interessi e obiettivi, ne delinea i tracciati, li verifica e ne segna altri.
Lavoro e studio, preghiera e rispetto dei valori fondamentali di ogni comunità stanno alla base della crescita.
I suoi ragazzi sono costantemente occupati sia in attività creative o manutentive, sia ad imparare, perché qualunque sia il campo di applicazione, questo richiede metodo, impegno e arricchimento personale.
A questo riguardo ho accettato di buon grado di aprire corsi dell'IPSIA presso la Comunità Incontro di Amelia, dove Don Pierino ha seguito e incoraggiato gli iscritti nel lungo percorso di formazione.
Ho assistito più volte alle celebrazioni annuali della fondazione: con panino alla mortadella e una mela.
Non simboli di povertà, ma presa di coscienza di un cammino che inizia da niente, intrapreso con la forza di volontà di ognuno di riscattarsi, sapendo di non essere solo.
Quarantaquattro anni spesi così, sono una garanzia di serenità per ogni uomo, e dovrebbero essere sufficienti a porre Don Gelmini al riparo di ogni bassezza.
Don Pierino si è guadagnato nel corso del suo progetto di vita, non solo i meriti del Signore, ma il rispetto e la stima della gente, quella che si era dichiarata impotente di fronte ad una piaga sociale dilagante.
Suo malgrado è divenuto un mito, nei confronti del quale le miserie umane e la pochezza morale collettiva ha gioco facile nel distruggerlo.
E' giusto dare spazio alle verifiche e alle indagini, ma è anche ingiusto alimentare supposizioni il cui effetto non intacca la granitica personalità dell'uomo ma la fiducia dei suoi assistiti.
Costruire miti e abbatterli è un complesso aspetto della psicologia collettiva.
Ne abbiamo bisogno come riferimento; vi proiettiamo le aspettative di gruppo, lo eleggiamo a disegno e progetto di vita, lo alimentiamo con le nostre ideologie, lo carichiamo di personali speranze, lo innalziamo a credo individuale, fino a ucciderlo in nome dell'egoismo personale e sociale.
Non è il tempo della solidarietà.
Don Pierino non ne ha bisogno.
Il danno maggiore sarà per quanti, fra i suoi ragazzi, a causa della fragilità psicologica che accompagna i singoli percorsi di recuperi, cederanno a dar credito alle accuse.
Il danno, allora, non sarà solo per loro, ma per tutti noi.

Terni, 23 agosto 2007
Giocondo Talamonti




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