Sindacato e resistenza
Francesco Mele - 06-06-2005
Sindacato, resistenza alla Moratti e dirigenti scolastici

Dopo aver assistito al seminario della FLC CGIL di Modena del 31 maggio scorso, su ruolo, poteri e prerogative dei Dirigenti Scolastici, restiamo ancora in attesa di un seminario rivolto a docenti e personale ATA su ruolo, poteri e prerogative dei lavoratori, delle loro rappresentanze e degli organi collegiali nella scuola dell'autonomia.
Il seminario dei Dirigenti era proprio dei e per i Dirigenti o per gli aspiranti tali. Di docenti infatti ce ne erano ben pochi, e del resto proprio questo era lo scopo più meno dichiarato dagli organizzatori: un seminario sul ruolo, poteri e prerogative dei Dirigenti scolastici nella scuola dell'autonomia per far capire che la FLC CGIL non è in conflitto con i Dirigenti in quanto tali che anzi accoglie al suo interno come componente dell'istituzione scolastica con pieno diritto di tutela.
Nulla da eccepire, figuriamoci! Però occorre fare chiarezza e per questo farò alcune riflessioni su quanto ho sentito e vado sentendo in questi tempi sul ruolo del sindacato in questa stagione della vita della scuola italiana. Le faccio da iscritto che si sente interno a questa organizzazione e ne condivide le strategie e la visione della realtà. Le faccio da dirigente di questa organizzazione che ha a cuore non tanto e non solo la sua sopravvivenza e la sua avanzata, quanto soprattutto la realizzazione di quegli obiettivi che ci fanno sentire di essere interni ad un percorso comune e condiviso. A tale proposito io penso che, in questo momento, la difesa della scuola pubblica sia il percorso che più di tutti accomuna e coinvolge chi ha a che fare con la scuola.
La tenace resistenza messa in atto dalle scuole nella fine dell'AS 2003-2004 aveva portato alla conferma dei POF dell'anno precedente e con questo i collegi si appellavano alla legge sull'autonomia per sbarrare il passo all'idea di scuola della Moratti centrata sulla personalizzazione, la riduzione del tempo scuola, l'opzionalità di pezzi di percorso di apprendimento, la gerarchizzazione del corpo docente. Nessuno si nascondeva però la necessità di supportare la resistenza dei collegi che non potevano reggere da soli il peso della resistenza alla controriforma e infatti il ruolo del sindacato fu importante ad esempio nel bloccare l'attuazione del tutor, vero centro nevralgico della nuova idea di scuola.
A partire da settembre 2004 abbiamo assistito però ad una massiccia controffensiva del ministero tramite direttori regionali e ispettori. Numerosi seminari residenziali in tutta Italia hanno indottrinato i dirigenti scolastici su come far fronte alla situazione operando su essi tutte le pressioni possibili anche le minacce. Questo ha avuto particolare effetto sugli incaricati e gli appena immessi in ruolo che, ovviamente, erano i più ricattabili. Abbiamo così assistito, in numerosi collegi della penisola, ad un'azione massiccia delle dirigenze per svuotare nei fatti le prese di posizione assunte nelle delibere del maggio-giugno precedente. Si è usato di tutto da parte dei dirigenti, dalla ricerca di una condivisione nella costruzione delle decisioni (come è giusto che sia) fino alle minacce di sanzioni, ispezioni, impugnazioni ecc.. Ovvio che in molti casi si è creato un conflitto tra collegio e dirigente, in particolare laddove il dirigente non accettava ostinatamente le decisioni e la sovranità del collegio dei docenti, ma soprattutto dove il collegio è stato capace di essere il cardine di una resistenza di scuola. Oggetto del contendere sono stati nello specifico i programmi (spiccando tra tutti la storia e la geografia nel biennio finale della scuola elementare), le funzioni tutoriali, le ore opzionali, il portfolio, la scheda di valutazione, le prove INVALSI.
I dirigenti della nostra provincia ad un certo punto hanno deciso di far fronte a questi conflitti in modo organizzato, trasformando una rete di scuole, il Rismo, in una sorta di società di mutuo soccorso tra dirigenti scolastici, disattendendo le finalità che avevano fatto nascere la rete e conferendole intenti corporativi. Il Rismo infatti ha elaborato e votato, approvandolo a larghissima maggioranza, un documento di informazione interno con interpretazioni normative e strategie di comportamento che consentissero ai membri della società di mutuo soccorso di piegare le resistenze dei collegi dei docenti.
Comportamenti analoghi, anche se forse in modo non così organizzato, si sono verificati in tutta Italia e le minacce in qualche caso sono diventate realtà, basta pensare alle ispezioni di Bologna, risolte comunque in un nulla di fatto da quanto se ne sa.
In molte scuole della nostra provincia la strategia Rismo ha avuto successo e i collegi, ormai stanchi, meno uniti e più disorganizzati, senza grandi argomenti di fronte alla massa di informazioni normative citate dai dirigenti, sotto le minacce di cui si diceva e, soprattutto, senza un'adeguata e autorevole controinformazione su tutte le questioni, hanno ad un certo punto deciso di accettare soluzioni di compromesso che hanno consentito al dirigente di poter riferire di aver fatto il proprio dovere, e ai docenti di poter lavorare con un po' di tranquillità. E allora si sono fatti i programmi secondo le Indicazioni nazionali, si sono dichiarate, almeno sulla carta, le ore opzionali, più o meno finte, si sono distribuite le funzioni tutoriali, si sono costruite schede di valutazione come vuole la ministra e in qualche caso anche di più, si sono progettati portfolio di fortuna, si sono organizzate le prove INVALSI partecipando alla formazione prevista.
Ma qualcuno in qualche scuola non ci sta, punta i piedi, si permette di obiettare e addirittura si presenta in collegio con i volantini. Quest'ultimo fatto è stato raccontato da una dirigente incaricata nel corso del seminario per dirigenti, a dimostrazione, secondo lei, di come il suo sindacato (la FLC CGIL) sia contro i dirigenti scolastici, la tranquillità e la vita delle scuole.
Ma torniamo ai reduci che ancora resistono. In quelle situazioni il conflitto è palese e tuttora esistente e si pone allora il problema di quale deve essere il ruolo del sindacato in un frangente come questo.
Io penso che il sindacato avrebbe dovuto, sin da settembre, elaborare una strategia articolata di supporto e sostegno alla resistenza dei collegi. Una strategia fatta di informazioni su come il sindacato interpreta i vari temi caldi, di seminari sulle prerogative, ruolo e poteri del collegio dei docenti, di interventi specifici nelle singole situazioni in difesa dei colleghi minacciati dai dirigenti, di promozione di iniziative pubbliche di lotta e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, di appoggio concreto alle realtà di movimento presenti nel territorio, di coinvolgimento degli enti locali, di stimolo alla discesa in campo dei partiti del centrosinistra, di interessamento del mondo del lavoro attraverso la confederazione e le varie categorie, per cominciare a preparare il terreno per quello sciopero generale che se non vogliamo rimanga un'utopia ha bisogno di terra sotto i piedi...; in sintesi: si chiedeva al sindacato di svolgere il ruolo politico che la grave situazione della scuola richiedeva. Non dico che non si sia fatto qualcosa, dico che è stato troppo poco.
C'è poi un'altra questione, il triangolo dirigenti-lavoratori-sindacato. Questa è una questione molto delicata che va chiarita una volta per tutte e che può rappresentare per molti una discriminante che mette in discussione la stessa appartenenza ad un'organizzazione.
Io sono convinto che ci sia posto nel nostro sindacato per tutti i lavoratori della scuola, anche per i dirigenti, perché è giusto che anche i dirigenti vengano tutelati nel loro rapporto di lavoro col datore ma anche, e soprattutto, per sconfiggere il tentativo di rendere i dirigenti dipendenti dal potere politico. Non solo, non sono scandalizzato dal fatto che negli organismi dirigenti del nostro sindacato ci siano dirigenti scolastici e che addirittura il nostro segretario nazionale lo sia. Ma deve essere chiaro per tutti, come fino ad oggi ho dato per scontato che fosse, che in sede di contrattazione tra RSU e dirigente scolastico, in caso di conflitto tra un lavoratore e la dirigenza, in caso di comportamento antisindacale di un dirigente, nel caso in cui un dirigente assume comportamenti che non rispettano la sovranità del collegio, in tutti i casi in cui il dirigente opera in rappresentanza del datore di lavoro, il sindacato sta dalla parte dei collegi e dei lavoratori, anche se il dirigente è un iscritto alla FLC CGIL. Poi è chiaro che si cercano mediazioni possibili, ma sempre compatibili con gli obiettivi strategici della nostra organizzazione; io penso che fuori da questo non ci possono essere ambiguità.
Ora, nel caso specifico della nostra provincia, nessuno può negare che ci siano stati episodi di prevaricazione della sovranità dei collegi dei docenti - che il documento Rismo ha cercato di legittimare dal punto di vista normativo - oltre che attacchi ai singoli lavoratori al limite del mobbing. Quelli che Nico Danieli, coordinatore dei dirigenti scolastici della FLC CGIL di Modena, durante il seminario ha chiamato casi particolari, sono molto più diffusi e variegati di quanto la sua esperienza di dirigente delle superiori e la sua buona fede gli consentano di vedere. Ma anche se si limitassero ad un caso solo, il sindacato non dovrebbe esitare un attimo nel decidere da che parte schierarsi.
Se il triangolo dell'ambiguità ha potuto finora trovare quasi sempre un sofferto equilibrio di convivenza pacifica, oggi il sindacato non può più permettersi pericolosi silenzi e colpevoli immobilismi.
Da membro della segreteria della FLC CGIL della mia provincia, che in tutti questi mesi ha taciuto e non denunciato il documento del Rismo anche al proprio interno (solo due persone ne erano a conoscenza, il vecchio e la nuova segretaria), ho proposto più volte di prendere posizione e smentire quanto in quel documento viene sostenuto, anche senza fare esplicito riferimento ad esso, consegnando ai collegi i nostri punti di vista sulle questioni che quel documento affronta. Non c'è stato nulla da fare, in un modo o nell'altro non se n'è mai discusso e il direttivo non è mai arrivato a decidere in merito alla necessità o inutilità o inopportunità di una tale uscita pubblica.
Anche l'ultimo tentativo è andato male visto che mancava il numero legale, ma del resto era comprensibile visto che la riunione era prevista per il giorno prima del seminario sui dirigenti scolastici.
Ho deciso allora di mettere a disposizione di tutti quegli spunti di riflessione e di controinformazione che proponevo di far arrivare ai collegi-ghi resistenti. Si tratta di una raccolta utile di quanto prodotto in tema di resistenza in questo ultimo anno e che potrebbero far comodo. Alcune sono mie deduzioni che chiedo di verificare e correggere a chi ha competenze più di me sulle questioni normative; altre invece sono riferite a prese di posizione molto più autorevoli e quindi decisamente più attendibili.

1. Resistere all'attuazione della riforma Moratti è lecito e legittimo facendo leva sul Regolamento dell'autonomia e sulle prerogative che questo conferisce ai collegi dei docenti oltre che su tutte le contraddizioni che le norme fin qui emanate contengono.
2. Il collegio dei docenti è sovrano per quanto di sua competenza previsto dal Testo Unico e dal Regolamento dell'Autonomia. Il Consiglio di Stato (sez.II n.11114/1980) ha sancito che le delibere degli OO.CC. scolastici sono atti amministrativi definitivi, non impugnabili per via gerarchica (cioè non possono essere annullate né dal Dirigente scolastico né dal Dirigente del CSA né dal Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale né dal Ministero), ma con ricorso al TAR o al Presidente della Repubblica. Rientra nei doveri del Capo d'Istituto dare attuazione alle delibere anche se non le condivide e le ritiene illegittime.
3. In tutti i contenziosi il parere dell'Avvocatura dello Stato non fa giurisprudenza ma è solo il "parere" dell'avvocato difensore ufficiale dello Stato, e quindi di parte; citarlo ovviamente è legittimo ma vale quanto quello dell'avvocato di parte avversa. In ogni caso è la sentenza di un giudice che assume valore di corretta interpretazione della norma. (vedi nota di CGIL Scuola-CISL Scuola-UIL Scuola Emilia Romagna del 19 maggio 2004 sulle news del sito in data 1/6/04).
4. Nel collegio dei docenti non è consentito deliberare su argomenti non inseriti all'ordine del giorno a meno che non siano presenti tutti i membri aventi diritto e si decida all'unanimità. In sede di convocazione però si può proporre l'inserimento di un argomento all'ordine del giorno dietro richiesta di un numero qualificato di suoi componenti oppure gli stessi possono addirittura convocare un collegio apposito (l'art 7 comma 4 D.Lgs. 297/94 prevede che sia sufficiente un terzo dei docenti); inoltre nelle varie ed eventuali chiunque può proporre un argomento alla discussione.
5. Nella discussione di un punto all'ordine del giorno ciascun membro del collegio ha il diritto di leggere e proporre al voto una delibera nel merito dell'oggetto della discussione. Nessuno può impedirlo, neanche il Dirigente Scolastico.
6. "Le circolari, a differenza dei regolamenti, contengono solo norme interne per regolare il comportamento degli uffici dipendenti. Le circolari ministeriali sono prive di efficacia vincolante e non hanno neppure valore giuridico nei confronti dei soggetti estranei alla p.a.; esse non sono neppure vincolanti per il giudice." (da "Codice Civile" a cura di Pietro Rescigno, Ed. Giuffrè, commento all'art. 3 disposizioni di legge in generale, pag. 5). Quindi le circolari ministeriali sono atti normativi meramente interni e pertanto privi di efficacia normativa generale; in aggiunta esse non hanno valore vincolante in quei passaggi che inseriscono disposti pretestuosamente normativi non contenuti nella norma a cui si riferiscono.
7. I collegi hanno potestà di discutere e deliberare in merito a questioni la cui obbligatorietà è messa in discussione da più parti e in alcuni casi in attesa di pronunciamenti giurisdizionali. Il riferimento è al portfolio e alle prove INVALSI che non sono atti dovuti e pertanto i collegi hanno tutto il diritto di deliberare al riguardo. Su entrambe le questioni si è espressa anche la segreteria nazionale della FLC CGIL (sul portfolio con il documento del 13.10.2004, sull'INVALSI con il documento del 23.3.05 pubblicato sul sito, nelle news del 24.3.05)
8. Le schede di valutazione non possono contenere al proprio interno il giudizio conseguito in IRC. Infatti, l'art. 309 del T.U. n. 297/1994 della legislazione scolastica - mai abrogato - stabilisce con chiarezza che "viene redatta...e comunicata alla famiglia una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella..."; tale nota, quindi, deve essere riportata in un foglio separato dal resto della scheda. Questa posizione è stata sostenuta anche dalla FLC CGIL nazionale in un comunicato apparso nelle news del sito il 7.2.2005.
9. In assenza di delibere del collegio dei docenti relativamente a portfolio e prove INVALSI, i docenti possono assumere comportamenti che discendano direttamente dalla libertà di insegnamento e quindi affidati alla loro coscienza e competenza professionale.
10. Il Regolamento dell'Autonomia, nell'art. 3 al comma 2, salvaguarda la possibilità di opzioni metodologiche minoritarie, cioè difformi da quelle decise dalla maggioranza del collegio ["Esso (il POF, n.d.r.) comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità."].
11. La sentenza del TAR di Lecce del 19 gennaio 2005, anche se riferita alla questione del tutor, sostiene che il D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 "non potrebbe trovare integrale attuazione con riguardo alle classi di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni di esse iscritti"; a dimostrazione di tale affermazione cita il decreto stesso che "all'art. 19 espressamente enumera le disposizioni del decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 da ritenersi abrogate soltanto a decorrere dall'anno scolastico successivo al completo esaurimento delle sezioni e delle classi". Da ciò si deduce che le attuali classi 4e e 5e elementari non sono soggette alle abrogazioni contenute nel comma 3 del citato art. 19. In particolare quinti non risultano abrogati per le classi 4e e 5e elementari gli art. 148-149-150 che riguardano l'esame di licenza elementare. Quindi l'esame di quinta risulterebbe abrogato dall'AS 2007-2008. Questa posizione è stata sostenuta anche dalla FLC CGIL nazionale in una nota apparsa sul sito, nelle news del 13.4.2005.
12. Le Indicazioni Nazionali allegate al D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 sono "inderogabili" solo per quanto attiene alla configurazione degli obiettivi specifici di apprendimento (CM n. 29 - Prot. n. 464 del 5 marzo 2004). Nonostante questo lo stesso decreto riconosce che gli obiettivi specifici di apprendimento contenuti nelle Indicazioni "non hanno ... alcuna pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni scolastiche o, a maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti, infatti, nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi la libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi specifici di apprendimento negli obiettivi formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle verifiche delle Unità di Apprendimento" (in D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 - All. A,B,C - Obiettivi specifici di apprendimento). Inoltre c'è da considerare che gli attuali Orientamenti '91 per la scuola dell'infanzia, i programmi dell'85 per la scuola elementare e del '79 per la scuola media non sono stati abrogati e quindi sono ancora in vigore. Tutto questo vuol dire che per l'anno scolastico 2004/05, in attesa del regolamento che definisce i curricoli nazionali, i riferimenti fondamentali per la progettazione possono rimanere i programmi attualmente vigenti, pur tenendo conto delle Indicazioni, ma anche di altri documenti che in questi anni, a diverso titolo, sono stati elaborati e posti all'attenzione delle scuole, quali il curricolo verticale della Commissione De Mauro e il dibattito sui saperi essenziali. Alla luce di tali considerazioni è legittimo e possibile che i docenti, nell'esercizio della loro libertà/responsabilità, riconoscano i programmi vigenti adeguati al contesto culturale e territoriale in cui la scuola opera. Quanto detto si riferisce in particolare ai programmi di storia e geografia delle classi 4e e 5e elementare e 1a media, che possono essere sviluppati in continuità con quanto svolto negli anni precedenti senza che questo comporti la possibilità da parte dei Dirigenti Scolastici di infliggere sanzioni ai docenti che decidono in tal senso. Queste posizioni sono state sostenute a più riprese dalla FLC CGIL in numerosi documenti.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 iscritti alla cgil scuola di Modena    - 06-06-2005
che delusione!
quello che tu scrivi è vero, ma è anche molto triste. Siamo un gruppo di docenti iscritti da anni alla cgil scuola di Modena, da sempre convinti, che il Sindacato (con la S maiuscola) fosse la cgil; adesso tutto è cambiato e non solo il nome. Fare sindacato significa, fare carriera non stare a scuola, perchè quello si è faticoso! Ed arrivano da Roma a dettare il verbo e non ascoltano se non per togliere quel segretario provinciale, mettere l'altro che deve essere sistemato etc etc.
a Modena non so bene che cosa sia successo; so solo che le cose che tu scrivi sono molto gravi e che noi, sottoscrittori, della presente ci dimetteremo alla prima occasione pubblica.
grazie per l'attenzione

 iscritti alla FLC cgil di Modena    - 06-06-2005
Chiediamo, come iscritti, alla ex cgil scuola di Modena, adesso FLC cgil, che, pubblicamente, sia il vecchio Segretario, che la nuova, ci forniscano adeguate spiegazioni su quanto sta accadendo e di cui veniamo a conoscenza, solo, tramite questo pregiatissimo sito, essendo costretti, diversamente, a stracciare la tessera, così come molti hanno, in queste pagine, minacciato di fare.
Sappiamo bene che ciò non spaventerà molto...ma forse in aria pre-congressuale...un pò si!
Grazie

 Marisa Maffei    - 07-06-2005
Mi riferisco agli anonimi colleghi "iscritti alla cgil scuola" di Modena e che non hanno il coraggio di frimarsi, non capiso di cosa parlano, visto che la cgil scuola, ora FLC, è stata, a Modena, sempre in prima linea, solo quest'anno ha promosso una raccolta di firme per la lingua due, si è mobiltata oltre misura per lo sciopero di ottobre e novembre, ha sempre informato la categoria con tante e- mail che ormai non ne posso più di riceverle. Ed il 14 maggio ha telefonato persino a me chiedendomi di partecipare alla manifestazione.
Non capisco di cosa parlano, se hanno cose da dire firmino, alrimenti posso pensare che anzichè iscritti alla cgil siano iscritti al club dei camionisti spiritosi.
Marisa Maffei

 Claudio Brosi    - 07-06-2005
Il documento della Rismo non era segreto, visto che è stato diffuso dai dirigenti scolastici ovunque ai primi di ottobre 2004.

 Francesco Mele    - 07-06-2005
I due commenti che precedono sono a mio avviso un po’ inquietanti.
Certamente distanti dal mio modo di essere e di agire. Io credo profondamente nella comunicazione e riconosco ad essa una grande forza e un grande peso nelle relazioni tra le persone: anche quando la distanza delle posizioni pare essere incolmabile la comunicazione, il confronto di idee, anche aspro, ha un valore irrinunciabile di costruzione di identità e getta ponti anche dove le sabbie mobili sembrano far fallire ogni avvicinamento.
Il confronto dialettico costruttivo non si sposa affatto né con lo stracciarsi le vesti né tanto meno le tessere. E poi penso che la diversità di vedute sia un valore in sé, che arricchisce l’organizzazione capace di accoglierla al proprio interno e alla FLC CGIL io riconosco questo valore.
Mi preoccuperebbe molto di più se fossimo sempre tutti d’accordo.
Ho scritto quello che ho scritto perché penso sia utile confrontarsi sui temi che ho posto al centro del dibattito.
A me piace farlo in modo aperto, franco, col mio viso e la mia persona direttamente in gioco.
Altri si assumano, nel chiuso della loro stanza, la responsabilità di farlo in modo anonimo, è una loro scelta ... che io non condivido ... e che penso ci faccia fare pochi passi avanti, anzi.

 Monica Battini    - 09-06-2005
In quanto iscritta alla Cgil di Modena esprimo il mio parere rispetto a quanto evidenziato da Francesco. Non si può negare che, soprattutto in quest’ultimo anno, i conflitti all’interno dei Collegi sulle questioni poste dalla riforma Moratti hanno preso toni accesi e che alcuni Dirigenti (anche appartenenti alla Cgil), hanno assunto comportamenti e decisioni in evidente contrasto con i principi sostenuti dal sindacato, o comunque non rispettosi dei poteri e dell’ autonomia del Collegio. Io credo che questo sia successo più frequentemente di quanto se n’è avuto notizia, perché in molte situazioni - in cui la stanchezza, la disinformazione, il disinteresse di molti ha fatto sentire “isolati” quelli che ancora provavano a resistere – per quieto vivere molte cose sono state taciute. Di questo, sia chiaro, dobbiamo dire “mea culpa”, perché vuol dire che non siamo stati sufficientemente uniti, capaci di far valere le nostre ragioni e/o sollecitare il sindacato ad intervenire quando necessario. Perché si deve dare atto alla Cgil di Modena di essersi sempre fatta carico (almeno questa è la mia esperienza) delle situazioni problematiche che “ufficialmente” le venivano segnalate. Credo anche, però, che una maggiore attenzione verso il disagio e lo smarrimento vissuto da molti insegnanti in quest’anno scolastico sarebbe stato auspicabile, magari anche solo, come suggerisce Francesco, facendo una capillare opera di controinformazione per smentire alcune falsità o indicazioni ambigue che circolavano nei Collegi. Perché, oggettivamente, riguardando le comunicazioni del sindacato arrivate quest’anno alle scuole (quantomeno alla mia) non si può dire certo dire che ci sia stata un’abbondanza di informazione in merito a ciò. Invece si è deciso di fare un seminario su “Ruolo, prerogative e poteri del dirigente” – seminario a cui non ho partecipato, ma che così, ad orecchio, può essere interpretato come appoggio ai dirigenti a scapito degli insegnanti. Penso che evidenziare ciò non significhi accusare il sindacato modenese di non aver fatto nulla contro la Riforma, ma semplicemente segnalare che, in questo delicato momento, una maggiore azione di supporto ai Collegi avrebbe potuto servire a ricompattarli ed aiutarli nel sostenere la responsabilità delle decisioni che competono al loro ruolo. E certamente, in quanto iscritta alla Cgil, mi sento in dovere di esprimere il mio disappunto, e la mia distanza, dalle posizioni di chi, per questo, accusa e minaccia di stracciare la tessera sindacale, oltretutto nascondendosi dietro la maschera dell’anonimato.

 Patrizia Tanda    - 10-06-2005
Riporto una nota pubblicata anche sul Forum Insegnanti

Care e cari, vi racconto una bella "storiella" in relazione ad un "gustoso" happening svoltosi mercoledì 25 maggio presso l'Istituto Comprensivo di Giba.

E' d'uopo, però, raccontare brevemente gli antefatti.

Nell'ultimo Collegio dei Docenti la "ligia" Dirigente Scolastica, tale Annamaria Portas, ha per l'ennesima volta impedito alle/ai colleghe/i di poter votare sulla scheda di valutazione.
Si noti che per tutto l'anno scolastico questa signora ha impedito al Collegio di Deliberare sulle materie di propria competenza ed ha INCREDIBILMENTE approvato il POF con proprio decreto poichè la maggioranza del Collegio si rifiutava di votare la sua proposta e voleva votare un POF alternativo (senza alcuna cd. "riforma").

Le/i colleghe/i si sono stancati dell'andazzo e (su nostro consiglio) hanno abbandonato (la stragrande maggioranza) il Collegio lasciando "in mutande" la brava dirigente. Capito che il giochetto le stava sfuggendo di mano la signora ha chiamato in suo aiuto i solerti difensori di queste/i "applicatori violenti e acefali" delle leggi Moratti (in persona di Pietrella, del suo vice Tocco, etc.) e quindi ha convocato un Collegio dei Docenti con la presenza del "sommo" Direttore Regionale Pietrella nel quale si sarebbe dovuto discutere di "autonomia ed innovazione" ... sic... .

Abbiamo, quindi, organizzato una riunione a Giba e preparato una "letterina" con la quale si contestava un Collegio con presenze "abusive" e comunicando che a tale riunione non sarebbero state/i presenti le/i colleghi di Giba ove non si fosse cambiata la natura della stessa, organizzando quindi una Assemblea con la presenza dei rappresentanti sindacali.
Lor signori, capito che non se ne sarebbe fatto niente, hanno ceduto e si è quindi tenuta una Assemblea alla quale l'Amministrazione si è presentata in forze.

Infatti, erano presenti il Direttore Regionale Pietrella, il suo vice Enrico Tocco, il Coordinatore degli ispettori Marinelli, l'Ispettrice Sini, la Dirigente Scolastica comandata di supporto alla Direz. Regionale Mariella Marras ed ovviamente la Dirigente Scolastica.

Dall'altra parte erano presenti tutte/i le/i colleghe/i dell'Istituto Comprensivo di Giba, i Cobas Scuola con la mia "somma" presenza, con Giulio Lampis che ha seguito la vertenza negli ultimi mesi direttamente in loco e preparando tante lettere di protesta contro gli abomini della DS, ed alcune RSU della zona; la Cgil Scuola con Peppino Loddo, Nino Martino, Fernanda Loi ed alcune RSU della zona.

La faccio breve sui contenuti poichè è assolutamente disarmante il tipo di approccio che l'amministrazione ha adottato. Infatti secondo la Dirigente è tutto normale ed i problemi sono sorti perchè alcuni "cattivoni" si sono rivoltati contro la riforma dopo una Assemblea alla quale abbiamo partecipato noi COBAS nel mese di novembre.
Da allora "non li ha più tenuti!!!". Pietrella si è barcamenato con i soliti luoghi comuni: "la categoria dei docenti è in sofferenza perchè è senza contratto, perchè sono troppi i precari, etc....".

Ovviamente le colleghe ed i colleghi hanno replicato che il problema è dato solo e soltanto dalle violazioni continue e persistite della DS la quale non rispetta in alcun modo le/i docenti e le prerogative degli Organi Collegiali e pretende addirittura di visionare e correggere i verbali degli stessi.Sia io che Peppino Loddo siano intervenuti a tutto campo e abbiamo "massacrato" gli intervenuti, sbugiardandoli puntualmente rispetto a tutte le "fregnacce" che avevano raccontato.

Tra le altre vi segnalo tre perle:

ARMANDO PIETRELLA: "i verbali degli OO.CC. non vanno approvati ma fanno fede fino a querela di falso". Ovviamente una cazzata di tal fatta mi ha dato lo spunto per replicare "il Direttore Regionale si è confuso con il verbale di PS", con annessa risata dell'assemblea ed ilarità generale.

ENRICO TOCCO: "i dirigenti scolastici hanno facoltà ai sensi della LEGGE GENERALE di poter decidere quali delibere siano legittime o meno". Ovviamente si è beccato una risposta durissima e l'ho consigliato di non raccontare queste storie destabilizzanti (da Black blok) perchè poi queste signore e signori (indicando la Dirigente Scolastica) credono alle vostre storielle e il risultato è quello che stiamo verificando stasera.

MARIELLA MARRAS: il Collegio ha il potere di decidere ma le delibere devono essere conformi alle leggi (in particolare alle leggi Moratti).
Ho replicato che
in tal modo il DS avrebbe un diritto di veto sulle delibere del Collegio (cosa non prevista dalle leggi vigenti e dalla giurisprudenza non esistendo alcun rapporto gerarchico tra Amministrazione ed Organi Collegiali) ed attendo ancora una risposta.

Noi COBAS (sia io che Giulio) abbiamo affermato che l'unica possibilità per riprendere normali relazioni nell'Istituto Comprensivo di Giba era data dalla fine delle violazioni da parte della Dirigente Scolastica e dal rispetto assoluto, da parte sua, dei poteri e delle prerogative del Collegio dei Docenti.

L'Assemblea si è chiusa con la proposta di sedersi attorno ad un tavolo e ragionare su come trovare un accordo per il prossimo anno (proposta di Peppino Loddo della CGIL).

Per quanto concerne la fine dell'anno scolastico si è chiesto che la DS riconvochi il Collegio per deliberare sulla scheda di valutazione, etc.....

A questo punto Pietrella ha chiesto alla Dirigente di riconvocare il Collegio e la poverina è scoppiata in lacrime rifugiandosi nel proprio ufficio...

Le colleghe ed i colleghi erano sommamente soddisfatti mentre Pietrella e la sua delegazione non sprizzavano gioia.

Nicola Giua

 Salvatore de Cancellis    - 10-06-2005
Mele, nel suo pacato ed ampio intervento, pone anche un problema specifico di non poco conto: il margine di operatività sindacale nella tutela dei lavoratori titolari di funzioni diverse, ma iscritti alla stessa confederazione; tra i diritti dei docenti e quelli dei dirigenti. E' chiaro che la fase congressuale spingerà verso un confronto serrato, spostare i tempi di discussione non gioverà a nessuno.

La confusione delle norme sull'istruzione determina un caos giuridico nei riferimenti e nelle singole competenze, quindi non mi meraviglia affatto la pressione che viene esercitata, da questa o da quella parte, a ridosso di cambiamenti importanti che attendono la scuola.L'errore sarebbe "rimandare" o strumentalizzare le richieste dei docenti presentandole come espressioni corporativistiche.
Mele non mi pare abbia fatto assolutamente questo, ne' è scaduto a livelli "personali".

Già in passato c'é stato chi era riuscito a porre all'attenzione di tutti e con forza tali contraddizioni, ma fu barbaramente isolato. Cosa si è ottenuto? Solo di esacerbare maggiormente il confronto, oltre che perdere nel sindacato esperienze decennali maturate nella scuola.

 Comitato Soliera in difesa della Scuola Pubblica    - 11-06-2005
Il Comitato di Soliera in difesa della scuola pubblica approva e sottoscrive quanto dichiarato in data 06/06/2005 dal dirigente provinciale sindacale della Cgilscuola di Modena Francesco Mele.
In particolare ritiene che il documento finale di 12 punti, che riportiamo integralmente, debba godere della massima diffusione nelle scuole. L’intervento integrale è possibile leggerlo all’indirizzo internet http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7506.

Segue il manifesto di resistenza dei docenti alla “riforma Moratti”.

1. Resistere all'attuazione della riforma Moratti è lecito e legittimo facendo leva sul Regolamento dell'autonomia e sulle prerogative che questo conferisce ai collegi dei docenti oltre che su tutte le contraddizioni che le norme fin qui emanate contengono.
2. Il collegio dei docenti è sovrano per quanto di sua competenza previsto dal Testo Unico e dal Regolamento dell'Autonomia. Il Consiglio di Stato (sez.II n.11114/1980) ha sancito che le delibere degli OO.CC. scolastici sono atti amministrativi definitivi, non impugnabili per via gerarchica (cioè non possono essere annullate né dal Dirigente scolastico né dal Dirigente del CSA né dal Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale né dal Ministero), ma con ricorso al TAR o al Presidente della Repubblica. Rientra nei doveri del Capo d'Istituto dare attuazione alle delibere anche se non le condivide e le ritiene illegittime.
3. In tutti i contenziosi il parere dell'Avvocatura dello Stato non fa giurisprudenza ma è solo il "parere" dell'avvocato difensore ufficiale dello Stato, e quindi di parte; citarlo ovviamente è legittimo ma vale quanto quello dell'avvocato di parte avversa. In ogni caso è la sentenza di un giudice che assume valore di corretta interpretazione della norma. (vedi nota di CGIL Scuola-CISL Scuola-UIL Scuola Emilia Romagna del 19 maggio 2004 sulle news del sito in data 1/6/04).
4. Nel collegio dei docenti non è consentito deliberare su argomenti non inseriti all'ordine del giorno a meno che non siano presenti tutti i membri aventi diritto e si decida all'unanimità. In sede di convocazione però si può proporre l'inserimento di un argomento all'ordine del giorno dietro richiesta di un numero qualificato di suoi componenti oppure gli stessi possono addirittura convocare un collegio apposito (l'art 7 comma 4 D.Lgs. 297/94 prevede che sia sufficiente un terzo dei docenti); inoltre nelle varie ed eventuali chiunque può proporre un argomento alla discussione.
5. Nella discussione di un punto all'ordine del giorno ciascun membro del collegio ha il diritto di leggere e proporre al voto una delibera nel merito dell'oggetto della discussione. Nessuno può impedirlo, neanche il Dirigente Scolastico.
6. "Le circolari, a differenza dei regolamenti, contengono solo norme interne per regolare il comportamento degli uffici dipendenti. Le circolari ministeriali sono prive di efficacia vincolante e non hanno neppure valore giuridico nei confronti dei soggetti estranei alla p.a.; esse non sono neppure vincolanti per il giudice." (da "Codice Civile" a cura di Pietro Rescigno, Ed. Giuffrè, commento all'art. 3 disposizioni di legge in generale, pag. 5). Quindi le circolari ministeriali sono atti normativi meramente interni e pertanto privi di efficacia normativa generale; in aggiunta esse non hanno valore vincolante in quei passaggi che inseriscono disposti pretestuosamente normativi non contenuti nella norma a cui si riferiscono.
7. I collegi hanno potestà di discutere e deliberare in merito a questioni la cui obbligatorietà è messa in discussione da più parti e in alcuni casi in attesa di pronunciamenti giurisdizionali. Il riferimento è al portfolio e alle prove INVALSI che non sono atti dovuti e pertanto i collegi hanno tutto il diritto di deliberare al riguardo. Su entrambe le questioni si è espressa anche la segreteria nazionale della FLC CGIL (sul portfolio con il documento del 13.10.2004, sull'INVALSI con il documento del 23.3.05 pubblicato sul sito, nelle news del 24.3.05)
8. Le schede di valutazione non possono contenere al proprio interno il giudizio conseguito in IRC. Infatti, l'art. 309 del T.U. n. 297/1994 della legislazione scolastica - mai abrogato - stabilisce con chiarezza che "viene redatta...e comunicata alla famiglia una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella..."; tale nota, quindi, deve essere riportata in un foglio separato dal resto della scheda. Questa posizione è stata sostenuta anche dalla FLC CGIL nazionale in un comunicato apparso nelle news del sito il 7.2.2005.
9. In assenza di delibere del collegio dei docenti relativamente a portfolio e prove INVALSI, i docenti possono assumere comportamenti che discendano direttamente dalla libertà di insegnamento e quindi affidati alla loro coscienza e competenza professionale.
10. Il Regolamento dell'Autonomia, nell'art. 3 al comma 2, salvaguarda la possibilità di opzioni metodologiche minoritarie, cioè difformi da quelle decise dalla maggioranza del collegio ["Esso (il POF, n.d.r.) comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità."].
11. La sentenza del TAR di Lecce del 19 gennaio 2005, anche se riferita alla questione del tutor, sostiene che il D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 "non potrebbe trovare integrale attuazione con riguardo alle classi di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento ed agli alunni di esse iscritti"; a dimostrazione di tale affermazione cita il decreto stesso che "all'art. 19 espressamente enumera le disposizioni del decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 da ritenersi abrogate soltanto a decorrere dall'anno scolastico successivo al completo esaurimento delle sezioni e delle classi". Da ciò si deduce che le attuali classi 4e e 5e elementari non sono soggette alle abrogazioni contenute nel comma 3 del citato art. 19. In particolare quinti non risultano abrogati per le classi 4e e 5e elementari gli art. 148-149-150 che riguardano l'esame di licenza elementare. Quindi l'esame di quinta risulterebbe abrogato dall'AS 2007-2008. Questa posizione è stata sostenuta anche dalla FLC CGIL nazionale in una nota apparsa sul sito, nelle news del 13.4.2005.
12. Le Indicazioni Nazionali allegate al D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 sono "inderogabili" solo per quanto attiene alla configurazione degli obiettivi specifici di apprendimento (CM n. 29 - Prot. n. 464 del 5 marzo 2004). Nonostante questo lo stesso decreto riconosce che gli obiettivi specifici di apprendimento contenuti nelle Indicazioni "non hanno ... alcuna pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni scolastiche o, a maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti, infatti, nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi la libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi specifici di apprendimento negli obiettivi formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle verifiche delle Unità di Apprendimento" (in D.Lgs. 19 febbraio 2004 n. 59 - All. A,B,C - Obiettivi specifici di apprendimento). Inoltre c'è da considerare che gli attuali Orientamenti '91 per la scuola dell'infanzia, i programmi dell'85 per la scuola elementare e del '79 per la scuola media non sono stati abrogati e quindi sono ancora in vigore. Tutto questo vuol dire che per l'anno scolastico 2004/05, in attesa del regolamento che definisce i curricoli nazionali, i riferimenti fondamentali per la progettazione possono rimanere i programmi attualmente vigenti, pur tenendo conto delle Indicazioni, ma anche di altri documenti che in questi anni, a diverso titolo, sono stati elaborati e posti all'attenzione delle scuole, quali il curricolo verticale della Commissione De Mauro e il dibattito sui saperi essenziali. Alla luce di tali considerazioni è legittimo e possibile che i docenti, nell'esercizio della loro libertà/responsabilità, riconoscano i programmi vigenti adeguati al contesto culturale e territoriale in cui la scuola opera. Quanto detto si riferisce in particolare ai programmi di storia e geografia delle classi 4e e 5e elementare e 1a media, che possono essere sviluppati in continuità con quanto svolto negli anni precedenti senza che questo comporti la possibilità da parte dei Dirigenti Scolastici di infliggere sanzioni ai docenti che decidono in tal senso. Queste posizioni sono state sostenute a più riprese dalla FLC CGIL in numerosi documenti.
COMITATO DI SOLIERA IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

 Michele Bonicelli    - 11-06-2005
Ho seguito il convegno di Modena sui “Poteri dei Dirigenti Scolastici” di cui parla il Prof. Mele. Dopo averne riferito a casa, mio figlio di 4 anni era fiero ed entusiasta del fatto che il papà avesse conosciuto e affrontato esseri simili.
Purtroppo ad una più specifica richiesta sulla forza e gli effetti di questi poteri ha avuto qualche delusione perché, converrete, confrontare spade laser e lame rotanti con la verticalizzazione decisionale e il Rismo non ha storia.
Ho fatto molta fatica, soprattutto, a spiegargli che questi poteri verticali( in codice DS-CSA-USR-MIUR) rubano energia a quelli democratici e orizzontali dell’Autonomia.
Per fortuna lo sfondo integratore fornitoci dal film Star Wars mi ha permesso di illustrargli più chiaramente la situazione.
In particolare ho trovato una brillante visualizzazione di Lord Fenner con una ministra dell’attuale governo.
Rimangono, tra le pagine chiare e le pagine scure, alcune questioncelle con il mio dirigente scolastico ma volete mettere con l’imperitura considerazione della prole che d’ora in poi quando uscirò esclamando: vado al collegio dei docenti! mi seguirà con lo sguardo tra ammirato e preoccupato che forse aveva Ginevra quando seguiva Artù in battaglia contro il perfido Mardoc.
Lunga vita a Francesco Mele e a tutti i cavalieri della controriforma.
Che la forza, e i poteri..., siano con voi!
Miha