Il merito
Marino Bocchi - 13-10-2007
"Per quanto sia la disposizione del mondo a giudicare male, rende più spesso onore al falso merito di quanto non sia ingiusto col merito vero" (La Rochefoucauld, Massime).

Credo che tutti conveniamo sul fatto che sia piuttosto arduo distinguere, in assoluto, il "vero" dal "falso", in questo come in tutti gli altri ambiti del "giudizio", posto che ogni epoca e ogni cultura hanno elaborato i loro propri criteri. E qui si pone la domanda cruciale: puo' un insegnante valutare secondo criteri di "merito" che non corrispondano a quelli della cultura dominante, delle "mode", del quadro storico-sociale in cui vive? Puo' un insegnante, per esempio, ritenere che non sia un vero motivo di merito il comportamento dello studente che si omologa ai precetti attuali che gli richiedono di essere ambizioso, competitivo, insomma, "vincente"? Orientando quindi il suo stile cognitivo, il suo orizzonte mentale in direzione della logica liberista dell'Homo homini lupus?

Pare che no, pare che questo insegnante non possa né pensare né contraddire la vulgata, se non vuole tirarsi addosso le ingiurie e le maldicenze dei guardiani dell'ortodossia. La quale una volta, quando ero giovane, era riassunta dalla dottrina di Don Milani e oggi da quella della Santa Trinità' di cui Berlusconi e' il Padre, Veltroni o Prodi (fate voi) il Figlio e Luca di Montezemolo lo Spirito Santo. Trinita' molto casereccia e domestica, ma che riassume bene l'idea imperante, e imperiale, di un universo omologato in cui il Leader e' uno e trino. E il Leader, a voler stringere, e' il Mercato, la Divinità, l'Uno autosussistente. Il verbo che ne discende condanna me, insegnante non dico eretico, perche' sarebbe farmi troppo onore, ma refrattario, dubbioso, incasinato, confuso, a sentirmi dare del fancazzista, se faccio l'elogio del "fannullone", cioè di colui il quale ritiene che intanto si dovrebbero educare gli alunni piu' alla fatica del pensiero che a quella, di gran lunga meno onerosa, del far carriera seguendo il precetto trinitario. Mi hanno dato del piccolo borghese richiamando, in alternativa al mio, il modello virtuoso di chi si spacca la schiena (andate a chiedere per favore a chi si spacca la schiena se la considera una virtu' o non piuttosto una condizione da cui affrancarsi). E siccome l'elogio dell'ozio come sola condizione del sapere e della sapienza risale al pensiero di Aristotele, devo dedurne che anche il Filosofo era un piccolo borghese ante-litteram, pur essendo nata la borghesia circa duemila anni dopo di lui. Mi hanno detto che è colpa di quelli come me, dei "fannulloni" (io che passo tutto il mio tempo a scuola), se l'Italia va a schifo. E tutto ciò solo per aver difeso un criterio del merito diverso e alternativo (sì, alternativo) a quello della vulgata ideologica. Il merito di chi si mette al servizio degli altri, per gli altri. Non contro gli ultimi per essere il Primo, ma il Primo che si fa testimone degli ultimi. E, credetemi, ce ne sono tanti di ragazzi cosi'. E sono migliori di me e di voi. Solo che, accecati dalla vostra "trinitaria" ideologia senza ideali, non li vedete, non li riconoscete e dunque li cacciate o li bocciate. E la chiamate meritocrazia. E invece e' solo una furbizia ipocrita con cui uno Stato straccione, che non spende una lira per la scuola, reintroduce gli esami di riparazione servendosi della stessa logica con cui ha punito i lavavetri o criminalizzato un intero popolo, il Rom, solo perché qualche rom ruba. Non per risolvere il problema del deficit formativo, che e' reale e richiederebbe ben altri interventi, ma per servirsene come strumento di promozione del consenso. Insegnate e diffondete la vostra "Santa Trinità", il vostro Verbo. Ma finchè la Costituzione me lo garantisce, lasciatemi il diritto di pensare che la vostra meritocrazia è solo una gran puttanata.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Giuseppe Aragno    - 13-10-2007
Non avertela a male, Marino, mettili piuttosto nel conto - e ritieni che siano un successo - gli attacchi di chi ti fa la lezione o punta il dito per processarti. Probabilmente non è del tutto falso che tu abbia contribuito a costruire parte di questo paese, così com'è oggi. E' la parte migliore, quella che i lanzichenecchi guidati dalla "triade" stanno cercando di smantellare. Se ti attaccano nella maniera in cui lo fanno, stizziiti e senza un discorso articolato, rallegrati con te stesso: è la prova che cogli nel segno. E smettila, per favore, di raccontare in giro che non hai la mente lucida. Fai torto alla tua intelligenza. Piuttosto, caro "fannullone", datti da fare, che le forze scarseggiano e, se torni a sparire, qualcuno stavolta penserà che diserti.

 Marino Bocchi    - 13-10-2007
Caro Geppino, gli attacchi, gli insulti, non mi offendono. Li accetto e non me ne faccio un cruccio. Riconosco le loro ragioni, le comprendo. Ma non sono le mie, non sono le nostre. Stiamo vivendo una fase di passaggio. Domani ci sara' un plebiscito che battezzerà la nascita di un nuovo partito e segnerà la fine di un equivoco, che per anni ci ha indotti a credere che il pericolo fosse Berlusconi e non il berlusconismo, che lo ha preceduto e gli sopravvivrà. Oltre a Berlusconi, e' la variante del berlusconismo di Veltroni il futuro avversario della sinistra, di quello che restera' della sinistra. E' in questo clima, che coniuga e cinicamente assimila, in una logica di potere, tre dottrine, tre apparati, tre ortodossie (quella ex-democristiano-vaticana, quella ex-comunista e quella liberista) che si afferma la cultura della lotta di tutti contro tutti, dell'intolleranza mascherata da pietismo assistenziale, e per quanto riguarda la scuola, del sapere come merce, capitale da spendere sul mercato della competitività, invece che come risorsa e strumento di riscatto sociale e culturale degli ultimi. Caro Geppino, stamattina sul Manifesto ho letto un bell'articolo di Valentino Parlato sull'amicizia e la collaborazione tra Arfe' e Don Milani, un socialista ed un cattolico integrale. Non era un incontro fra apparati, come oggi, ma fra idee diverse e comuni speranze di costruire una societa' migliore, piu’ giusta ed eguale, nel riconoscimento delle reciproche differenze. Questa speranza non l'ho persa. Resti sempre un mio punto di riferimento indispensabile. Grazie. Un abbraccio. Marino.

 Giovanni Trodella    - 14-10-2007
Il dramma, Bocchi, non è solo che questi fanno una miserabile politica per trovare consensi, ma che i consenzienti sono una valanga.

 Raffaele Mauro    - 15-10-2007
Ho voluto proporre le tue considerazioni sul sito di cui sono moderatore, quello dell'Associazione per la Rosa nel Pugno, il cui Presidente è l'on. Turci, cofirmatario della proposta Ichino che affronta il tema ell'efficienza nella Pubblica Amministrazione.
Questa la risposta di Franco D'Alfonso - esponente di punta dell'Associazione - Milano.

"In questa posizione del prof Bocchi c'è l'essenza della cultura catto-comunista italiana , che pretende di vivere nell'attesa sempre troppo lunga di un mondo migliore che verrà e che conta nel trionfo del bene sul male e, quando questo ritarda, punta a rifugiarsi in una più o meno comoda di eterna attesa polemica .
Il prof Bocchi sa, perchè non è certo un ignorante, che la misurazione dell'efficacia, del merito , dei risultati , si può fare e si fa con metodologie diverse, diffuse e consolidate. Senza scomodare Max Weber , il controllo sociale esercitabile con la sola diffusione dei dati e delle informazioni e con l'abbandono del latinorum spagnolesco , da risultati notevoli nelle grandi socialdemocrazie del Nord Europa , in Germania, in Francia.
E' possibile distinguere agevolmente il fancazzismo dalla ricerca cosiddetta "pura" ; è possibile comprendere il fatto che se gli studenti italiani di qualsiasi ordine e grado sono nel gruppo di coda in quanto a preparazione scientifica, linguistica , tecnica, rispetto a tutti i Paesi occidentali ed a molti del Nuovo Mondo ( Cina ed India in testa, attenzione !!) nonostante il più basso rapporto studenti/insegnanti in assoluto , non sarà esattamente perchè i ministri della PI sono asserviti al GrandeCapitale, ma - forse - perchè da molti , troppi anni non è possibile distinguere tra insegnanti di valore ed insegnanti di peso ( nel senso che pesano sul sistema senza nulla dare) ; è quasi intuitivo capire che non è equo un sistema scolastico che , facendo pagare a tutti gli studenti una quota dei costi universitari del 12% non permette di distinguere tra chi merita e chi no , con il risultato che i figli dei "ricchi" passano la loro vita parcheggiati nelle istituzioni contribuendo in maniera modesta, e non fastidiosa per il proprio bilancio familiare, ai costi , mentre i figli dei "poveri" non possono fare la stessa cosa ( il 12% è poco per alcuni , ma moltissimo per tutti gli altri) , con il bel risultato che la fiscalità generale paga il parcheggio ai figli delle famiglie della fascia alta di reddito e la mobilità sociale è bassissima .
L'appproccio del prof Bocchi , ammantato di una capacità affabulatoria di livello medio-alto , è quello che , diventato egemone nella scuola come nella società italiana, porta il Paese alla vecchiaia, all'immobilità, alla perdita di speranza (terrena, si intende : nell'aldilà ci attendono le urì del Corano o il Paradiso dantesco, ovviamente) , alla perdita di competitività.
E , se ne abbiamo la possibilità, a portare i nostri figli a studiare e lavorare all'estero."

 Emanuela Cerutti    - 16-10-2007
Il merito è un gran busillis, e non da oggi. Premi e castighi hanno a loro volta radici in culture profondamente religiose che, senza speranze o timori, non avrebbero forse trovato lo stesso successo presso il genere umano. E la scuola, come altre agenzie, ci fa i suoi conti. Quello che non so è se basta premiare per ristabilire l'eguaglianza, soprattutto dopo le molte analisi che hanno stabilito una verità quasi lapalissiana: i figli dei ricchi sono comunque avvantaggiati rispetto ai figli dei poveri. Per fare le cose equamente occorrerebbe ristabilire un ordine iniziale, ma la cosa sembra veramente ardua. La scuola sa anche, pur non dicendoselo sempre, che l'efficacia è spesso una chimera, soprattutto se ammantata di oggettività: nell'epoca dell'individualizzazione (presente tra l'altro
nel liberismo di ieri e di oggi) come pensare che un solo modello culturale possa rispondere alle mille e più domande dei mille e più suoi utenti? E come chiamare allora un'efficacia che si sbriciola dentro le mille domande e cerca mille risposte? Forse una perdita di efficacia, in termini di risparmio-convenienza-utilità. O forse un guadagno, in termini di mondo migliore possibile. Che poi è quello più di tutti antipolemico, quello che trova uno spazio per tutti e per ognuno. E da oggi, senza aspettare, invano, le terre promesse dai Governi di turno e, ahimè, quanto poco realizzate (o realizzabili, ma allora che è? casca qui l'asino dell'utopia?)

 Marcel L.    - 17-10-2007
Francamente c'è da rimanere senza fiato di fronte ad un tale stravolgimento della verità. A sentir dire che la vulgata corrente promuove la mertitocrazia, trasecolo. La meritocrazia è qualcosa in assoluta controtendenza, almeno nei fatti. Negli ultimi 10 anni gli studenti sono arrivati alla fine della scuola con tre insufficienze per anno senza essere ostacolati. Docenti intimiditi dallo spettro dei ricorsi, e vessati dai dirigenti scolastici, hanno elargito a piene mani promozioni che suonavano mortificanti di fronte agli altri alunni, quelli che avevano creduto nella scuola come mezzo per migliorare loro stessi. Studenti impreparati sono stati ammessi all'esame di stato senza che nessuno dei loro insegnati potesse sollevare obiezioni. Sono stati sottoposti alla finzione di esami di maturità così fasulli che ormai quasi nessun ateneo ne tiene più conto ai fini dell'ammissione all'Università.
E ancora: sono stati posti in cattedra insegnati che non hanno mai superato un concorso pubblico che avesse un minimo di serietà. Sono stati assunti nelle università figli, amanti e nipoti dei cattedratici al punto che certi atenei snocciolano alberi genealogici negli elenchi del personale.
Da ultimo, a dimostrazione che la meritocrazia è in controtendenza, viene l'ordine del giorno proposto oggi da Calderoli, e prontamente approvato dal senato, contro la reintroduzione degli esami di riparazione: il senato ha detto che non si può fare perchè occorre una legge e non basta un decreto.
Far passare la meritocrazia come vulgata corrente è sostenere una falsità pura. E' solo ideologia, e come tutte le ideologie ostinatamente indifferente di fronte ai fatti.

 Marino Bocchi    - 17-10-2007
Infatti, io parlavo proprio di meritocrazia come “vulgata” ideologica, che serve a mascherare una realtà dei fatti in cui l’unico merito che conta è quello sociale, della provenienza-socio-culturale, la quale ne esce premiata o punita a seconda del livello economico di partenza. Per esempio, nei professionali il successo scolastico interessa solo il 50% degli studenti iscritti al primo anno. Dunque, in effetti la meritocrazia esiste. Basta solo essere figli di medici, avvocati o abbienti in genere. La maggioranza degli altri sono esclusi. Pretendere di fare parti uguali fra disuguali è, questo sì, un inganno ideologico. Mah…Ho l’impressione che sia un dialogo fra sordi. Sicuramente per colpa mia. Un caro saluto. Marino.