Elezioni Rsu e democrazia
Francesco Mele - 19-12-2006
Un dibattito che occorre avviare in modo laico e aperto e che ha tre anni di tempo per portare a qualcosa, in mezzo a tutto il resto

Provo a fare una riflessione provocatoria, nel senso letterale del termine, non per far arrabbiare qualcuno, ma solo per stimolare una discussione che so già che non sarà pacata, ma che penso vada comunque avviata.

Mi è capitato di leggere una mail di Pino Patroncini e Gabriella Giorgetti sulla mailing list europea e loro sostengono che la natura democratica delle elezioni RSU nel settore scuola, sta nel numero di lavoratori che da esse sono coinvolti. Non si riferiscono solo ai 900¨B000 votanti su un totale di 1¨B100¨B000, ma anche, e soprattutto, ai 160¨B000¡Â240¨B000 lavoratori coinvolti a vario titolo nelle operazioni elettorali (vi risparmio i conteggi).

Io su questo mi permetto di avere qualche perplessità. Non mi sembra che possa essere semplicemente una questione di numeri, non sta lì la democrazia a mio avviso.
Per me democrazia vuol dire che ognuno può esprimere la propria idea, indipendentemente dalle condizioni particolari della realtà ristretta in cui si muove. Mi spiego meglio.

Se nella mia scuola non c'è una lista di candidati del mio sindacato di riferimento, per le ragioni più diverse, è giusto e normale che dia il mio voto alla persona (la persona, sottolineo) che, indipendentemente dalla sua appartenenza, sento che potrà al meglio svolgere la delicata funzione di RSU. La cosa che non funziona è che questa mia scelta venga utilizzata poi per calcolare la rappresentatività nazionale del sindacato con cui la persona che io ho scelto si è presentata. Questa cosa per me non è democratica perché falsa le mie intenzioni di voto e per evitare tale forzatura mi costringe a non votare (astensione o scheda bianca) cioé a non scegliere una persona che più di un'altra, nella mia realtà, possa essere adatta a ricoprire il ruolo.

Come ho scritto in un mio recente intervento, è proprio quello che mi è successo, non ho potuto votare il mio ex collega RSU (ex perché io non mi sono ricandidato), di cui ho grande stima e considero capace, perché non volevo che il mio voto fosse in carico alla FLC CGIL e in particolare alla federazione modenese. E, badate, la mancanza di democrazia non sta tanto nel fatto che io non abbia potuto votare un sindacato alternativo, perché assente nella mia scuola, quanto nel fatto che non abbia potuto votare la persona che ritenevo degna di fiducia.

Uno dice, ma non c'è soluzione, mi dispiace. Io invece una soluzione ce l'avrei, ma siccome mi sembra troppo semplice ho paura che sia una cavolata, allora ve la propongo, così ne parliamo e mi fate capire se si può fare o non si può fare.

La proposta è, ma perché non ci possono essere due schede, una per eleggere gli RSU di scuola e l'altra per stabilire la rappresentatività nazionale dei vari sindacati? In questo modo ciascun lavoratore dovrebbe esprimere due voti, uno per la cogestione locale e quotidiana dei suoi diritti e uno per la rappresentatività nazionale sulle questioni di più ampio respiro legate alla macro-politica sindacale, se mi passate il termine.

Questo a mio avviso risolverebbe molte questioni che secondo me sono, queste sì, legate alla democrazia. Ve ne cito una ad esempio.

Visto che il ruolo delle RSU è quello di rappresentare i lavoratori trovando il giusto equilibrio tra i loro diritti e i diritti all'istruzione-educazione degli studenti, avendo come riferimento il contratto di lavoro, perché mai non è possibile che un gruppo di lavoratori si organizzino autonomamente nel formare una lista per candidarsi a questo compito, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale? Non so se la mia scuola sia un'isola felice, ma la collaborazione interna alla RSU è stata sempre massima, indipendentemente dall'appartenenza, e la stima che ciascuno dei suoi componenti si è guadagnato nei confronti dei lavoratori è sempre stata indipendente dall'appartenenza stessa; ne è una prova il fatto che di fronte a richieste, dubbi, proposte, lamentele, ecc. provenienti dai lavoratori, nessuno gli chiedeva mai a che sindacato appartenesse, a meno che la questione non richiedesse una consulenza specifica. Mi spingo a dire che nella mia scuola per eleggere la compagine RSU (anche perché non c'era la ressa) avremmo anche potuto fare una lista unica, scelta democraticamente in un'assemblea generale. Questo con la doppia scheda sarebbe possibile, oggi non lo è.

Altra cosa che oggi non è possibile è che se io non sono RSU, ma un gruppo anche consistente di lavoratori, non posso indire un'assemblea in orario di lavoro. Io devo dire che mi chiedo perché, se ad es lo stesso collegio dei docenti può essere indetto da un certo numero di docenti che avanzino una richiesta firmata al DS. Non è democratico indire assemblee fuori dalle OOSS? Ma la cosa buffa è che neanche a tutte le OOSS è consentito indire assemblee, ma solo a quelle che hanno RSU nella scuola (attraverso queste) o a quelle firmatarie dei CCNL. Nel primo caso c'è stato poi un peggioramento nel tempo, perché prima l'assemblea poteva essere indetta anche solo da una RSU, poi la norma è cambiata e le assemblee di scuola possono essere indette solo dalla RSU nel suo complesso. Ho letto però di varie sentenze che hanno ripristinato la vecchia norma, decisamente migliore dal punto di vista della democrazia.

Col sistema delle due schede sia i sindacati tutti (per la parte relativa alla rappresentatività nazionale) sia i gruppi di lavoratori (per la parte relativa alla rappresentatività nella singola istituzione) sarebbero invece titolati ad indire assemblee. Se poi tutto questo comportasse un aumento delle ore di assemblea a cui si ha diritto in un anno, beh penso che si possa andare ad una trattativa sulla cosa, se il vantaggio per la democrazia dovesse risultare condiviso.

Risulta palese a tutti che questa soluzione rende possibile una sorta di voto disgiunto, ma io penso che stia proprio lì la democrazia, convinto come sono che le problematiche della gestione locale dei diritti dei lavoratori (più che locali, direi, visto che parliamo di ogni singola scuola del paese) siano ben diverse da quelle su scala nazionale. Quindi per me la possibilità di voto disgiunto non rappresenterebbe una degenerazione della democrazia ma una stampella per quelle situazioni che oggi fanno parlare di democrazia zoppa.

D'altra parte non ci sarebbe la corsa a fare liste pur di farle, senza una reale selezione della disponibilità e capacità dei candidati, che vengono spesso scelti come soluzioni di ripiego, anche promettendo le dimissioni rapide in caso di elezione, o addirittura (peggio e terribile!) un compenso annuale sottobanco. Risultato è che può succedere (e succede vi assicuro) che vengano eletti candidati poco motivati, poco competenti, poco affidabili. Tutto questo potrebbe essere evitato col sistema che io propongo, oggi non è possibile.

Bene, non mi viene in mente nient'altro, ma penso di aver già messo un po' di carne al fuoco.
Spero che qualcuno mi faccia capire dove sbaglio e se l'errore è tale da buttar via totalmente l'idea; in alternativa sarei felice di scoprire se qualche aggiustamento qua e là, anche di sostanza, possa rendere possibile questa modalità, a mio avviso più democratica, per sentire il parere dei lavoratori su questioni che li riguardano cosè da vicino.

Chissà che non si avvii un dibattito, laico (qui c'entra ben altro che la religione, se capite cosa intendo) e aperto, che ha tre anni di tempo per portare a qualcosa, in mezzo a tutto il resto.

Salute a tutti

Francesco

PS: ci sarebbe poi la questione di dare un compenso a chi riveste il ruolo di RSU, un compenso del tutto giustificato secondo me, ma ve ne parlerò un'altra volta.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Grazia Perrone    - 19-12-2006
Provo a rispondere alla provocatoria proposta di Francesco partendo dal suo post scriptum … sul quale dissento.

L’attività sindacale è – non può che essere – volontaria e ... gratuita. A confortarmi in questa convinzione è la mia formazione – culturale e politica – che mi spinge a dire – parafrasando Errico Malatesta – che un “eccesso” di potere (e di privilegi) annesso all’attività sindacale conduce non solo alla burocrazia ma a qualcosa di peggio: alla formazione di una casta che – al pari di quella parlamentare - tende ad interpretare il dissenso sociale a suo, esclusivo, beneficio.

Chi scrive ha condotto – negli anni scorsi - una battaglia durata un anno per affermare un principio – a parer mio – sacrosanto: l’assoluta autonomia dei ruoli.

- l’attività sindacale da un lato;
- l’attività lavorativa dall’altro.

In questa cornice ho contestato – da sola - il datore di lavoro che voleva imporre alla RSU (nel suo complesso) di contrattare in orario di servizio. Il dirimanager era confortato in questa sua pretesa da una circolare che i Sindacati maggiormente rappresentativi avevano inviato alle scuole.

I motivi per i quali ho rifiutato questo diktat padronale sono i seguenti:

1. il monte ore spettante alla singola RSU costituisce un diritto soggettivo inalienabile e, in quanto tale, non può essere espropriato unilateralmente dal datore di lavoro né dalla maggioranza della RSU;
2. l’attività sindacale non può comportare la sospensione dell’attività didattica che penalizza l’utenza né, tantomeno, comportare …
3. un maggior carico di lavoro per i/le colleghi/e che sono indicati dal datore di lavoro a sostituire il/la collega impegnato nella contrattazione di istituto.

Il tira e molla - durato un anno - si è concluso positivamente dopo la stesura di una nota (che ho inviato, per conoscenza, al Dirigente Scolastico regionale: dott. Giuseppe Fiori) nella quale minacciavo di rivolgermi al Giudice del Lavoro per chiedere l’annullamento del contratto di istituto.

Per quanto riguarda il resto della tua proposta che, a grandi linee, condivido aspetto i commenti. Prima di dire la mia.

Un caro saluto.

Grazia

 Giuseppe Aragno    - 20-12-2006
Sono dell’opinione di Grazia. L’attività di un sindacalista è per sua natura volontaria e gratuita e si corrompe se perde troppo a lungo i contatti reali col mondo del lavoro – penso agli eterni distacchi sindacali – o si lega in qualche modo a privilegi, forme di potere o di guadagno.
In quanto al clima che si respira all’interno della Rsu, l’esperienza mi induce a non generalizzare. Non si arriva facilmente al dissenso aperto, ma le battaglie combattute in totale isolamento sono frequenti. La vicenda personale di Grazia - ho contestato – da sola - il datore di lavoro che voleva imporre alla RSU (nel suo complesso) di contrattare in orario di servizio - mi pare significativa. Ed è una situazione che si verifica più spesso di quanto si pensi.
In tema di democrazia ritengo che la Flc Cgil – non solo quella modenese, caro Francesco – abbia di che riflettere. Eclatante il palese conflitto d’interesse che si incarna nei presidi-manager-sindacalisti, che sono oggi l’emblema delle contraddizioni della Cgil.
Per quanto riguarda l’insieme delle proposte, esse sono senz’altro sensate e potrebbero dar risposta a problemi concreti. Rimane – è un segnale di gravissimo imbarbarimento - la ferita inferta al concetto stesso di democrazia dalla condizione in cui i Cobas hanno dovuto affrontare le elezioni delle Rsu.

 Franco Castronovo    - 06-01-2007
Concordo anch'io nel ritenere improponibile un eventuale compenso (da dove? dal fondo di istituto?) per le RSU. Io sono RSU per la CGIL, rieletto dopo un buon triennio di collaborazione con rappresentanti CISL, rieletti anche loro. Il DS, per inciso, viene dalla CGIL.
Non concordo affatto invece con l'idea di praticare NECESSARIAMENTE la contrattazione fuori orario di lavoro; le motivazioni proposte da Grazia legittimerebbero l'idea che la contrattazione DS-RSU è un affare privato fra due istituzioni: io quanto vado a trattare rappresento TUTTI i lavoratori dell'istituto che sono nell'impossibilità di partecipare materialmente al tavolo, e quindi hanno scelto me e le altre RSU per inviarci, appunto, al tavolo in loro vece. Non è quindi una vessazione costringerli a sostituirmi, anzi, per loro dovrebbe essere un "piacere". Se però effettivamente pensano che io li rappresento. Poi, naturalmente, non bisogna essere rigidi neanche in questo senso; può capitare, ed è capitato, che il tavolo venisse convocato durante le ore buche mie e degli altri RSU, ma questa è solo questione di stile e di sensibilità.
Sulla questione della doppia scheda sono abbastanza in disaccordo, perché il voto su scheda nazionale rivestirebbe un carattere IDEOLOGICO, e sappiamo tutti quanto gli ideologismi nuociano all'azione sindacale, che invece proprio con l'esperienza delle RSU si è rivitalizzata, stringendosi in un rapporto più reale e concreto con i lavoratori.
Se un sindacato non ha una diffusione organizzativa e di attività concreta nei luoghi di lavoro adeguate, non credete che sia appunto meno rappresentativo delle organizzazioni che invece hanno tale diffusione?
D'altra parte, rispetto alla democrazia, non mi risulta che un partito politico inesistente in un certo territorio possa essere comunque votato se non ha neanche la forza di presentarvi una propria lista. Non sarebbe ridicolo che la Lega Nord potesse raccogliere voti ad Agrigento su una lista nazionale?