Quale scuola oltre l'anno ponte?
Forum Insegnanti - 09-12-2006
In vista dell'imminente circolare alle scuole per l'avvio del prossimo anno, abbiamo ritenuto opportuno, necessario e urgente rivolgerci a quanti in questi mesi nel Sindacato e in Parlamento sono stati promotori di iniziative in difesa della scuola pubblica al fine di esortarli a proseguire la loro azione con forza e determinazione almeno pari a quella con cui, nel corso della passata legislatura, hanno contrastato le leggi Moratti, le quali però incombono ancora sulla scuola, che vive in un clima di insopportabile incertezza del presente e del futuro, per nulla rassicurata dalle inefficaci manovre del "cacciavite" del Ministro Fioroni.

Siamo preoccupati per l'attacco che sta subendo nel Paese la scuola, a fronte della mancanza di un'adeguata risposta da parte di quanti sono deputati a difenderla.

All'inizio di quest'anno scolastico, non avendo ottenuto dal governo, che abbiamo contribuito ad eleggere, l'abrogazione delle norme che devastano la scuola, abbiamo dovuto affrontare il lavoro, accettando a malincuore l'idea, contenuta nella Nota di indirizzo, che si trattasse solo di un "anno ponte". Il sindacato ci aveva esortato a pazientare e ad utilizzare nel frattempo le risorse dell'autonomia. Il richiamo all' "anno ponte" aveva creato in alcuni un'ingenua e un po' suggestiva speranza che ci fosse "oltre il ponte" la buona scuola, le norme, i mezzi, ecc. che vogliamo.

Ad ogni modo, la "palla infuocata" fu lanciata alle scuole, invitate ad arrangiarsi da sole, autonomamente e liberamente (un po' di darwinismo sociale tanto di moda in un'epoca pregna di ideologia liberista non ci meraviglia, anche se non ci piace).
Un anno di incertezza, l'accentuarsi di enormi differenziazioni tra le scuole, anche nella stessa città, aumento di disparità ed ineguaglianze. Un anno non è poco nella crescita dei ragazzi, ma questi ultimi per alcuni sono solo i protagonisti degli scoop sul bullismo.

Mentre ci si "arrangia" alla meglio, la sensazione di lavorare solo per i ragazzi nel chiuso della propria scuola, si é andata accentuando quando ci siamo accorti di essere in trincea preda di un attacco senza precedenti, da più parti:

1) Campagne mediatiche giornaliere con pretesti vari, originate da mille occasioni: dai fatti di cronaca alle discutibili interpretazioni dei dati OCSE, dalle dichiarazioni di ministri più o meno competenti a quelle di giornalisti più o meno noti per faziosità, ecc., tutti d'accordo che, per un motivo o per un altro, gli insegnanti o sono inetti o sono fannulloni o altro, sono cioè indegni di ricevere un soldo bucato dallo Stato. Una bella moderna caccia alle streghe!

2) Tagli nella Finanziaria alla Scuola statale (la stessa musica del precedente Governo, che già l'aveva salassata abbondantemente), aumento del numero di alunni per classi con la conseguenza di diminuire i posti e di rendere impossibile il recupero degli alunni "in difficoltà", compromettendo una componente fondamentale del buon insegnamento: lo scambio relazionale alunni-docenti (mentre si scopre ipocritamente che c'è il fenomeno del bullismo, problema su cui ci sforziamo di porre argine da anni nella scuola). E' l'opposto di quanto occorra per dotare il Paese di una buona Scuola statale.

3) In compenso, stranamente, dal cilindro magico della Finanziaria escono tanti e significativi finanziamenti alla Scuola privata. Ma ciò non è anti-costituzionale?

4) C'è ancora la ciliegina sulla torta: dalla Finanziaria viene partorita la più grande idea educativa. Rendere il percorso della scuola statale ad alta velocità: niente più bocciature! Tutti promossi, purché gli alunni la smettano di pesare sul bilancio, con altre spese richieste da un prolungamento degli anni della loro istruzione! Che si tolgano al più presto dai piedi! Il paese dei balocchi!

5) Infine due ultime sorprese nella Finanziaria: il provvedimento dell'estensione dell'obbligo a 16 anni, che apparirebbe positivo se non avessero inserito nel biennio anche la formazione che ne stravolge il senso e il tentativo di cancellare un bel po' di precari attraverso l' "ingegnosa" trovata di eliminare le graduatorie permanenti per il 2010. Entrambe le proposte hanno ricevuto strenua opposizione e ci auguriamo che il Governo dimostri ragionevolezza.

Di fronte ad un quadro così allarmante, di cui sono stati evidenziati solo alcuni elementi, siamo davvero preoccupati per il prossimo anno scolastico e per il destino della Scuola in genere. Tra pochi giorni, a dicembre, infatti verrà emanata dal Ministero la Circolare alle scuole per l'avvio del prossimo anno. Con queste premesse, gli auspici non sono rosei. Come già detto, all'inizio dell'anno il ministro Fioroni ha parlato di un "anno ponte", per quello in corso, rimettendo nelle mani delle scuole la possibilità di effettuare opzioni diverse, senza cambiare sostanzialmente la normativa. Contraddittoriamente però, anche a quanto ha emanato e dichiarato il 31 agosto, la Nota del Ministro del 10 novembre sulla scheda di valutazione ha dato direttive che danno per scontata l'applicazione del tempo spezzettato e la suddivisione dell'insegnamento in ore obbligatorie ed opzionali.

Crediamo ci sia bisogno di chiarire che:

1) Un Ministro dell'Istruzione della Repubblica ha il dovere di risanare la Scuola statale e di rafforzarla, eliminando le norme che la danneggiano. Perciò non è possibile indugiare più oltre con il doppio comportamento dell'uso di esortazioni alle scuole ad operare, ognuna come meglio può utilizzando l'autonomia, e dell'emanazione contemporanea di atti ufficiali che si richiamano alla normativa del precedente Governo, già bocciata dal mondo della scuola, dalla stragrande maggioranza del mondo della cultura e da tantissimi cittadini tra cui una larga fetta di elettorato di questo Governo.

2) Qualsiasi proposta alternativa per il prossimo anno scolastico, non può ignorare le aspettative del personale della scuola, degli studenti, delle famiglie e dei cittadini, né può non tenere conto che alla discussione della Commissione cultura in Parlamento c'è una Legge d'iniziativa popolare "Per una buona scuola per la Repubblica", firmata da centomila cittadini.

3) Non è più tollerabile che una parte delle scuole l'anno prossimo aprano ancora con tempi spezzatini, Indicazioni nazionali, personalizzazione dell'insegnamento (OSA, UDA, PECUP, ecc.), Non è tollerabile che la stessa Scuola sia spezzettata in mille scuole indipendenti l'una dall'altra e, per giunta, senza risorse.

Al di là di quanto gli insegnanti riusciranno a deliberare nelle scuole per il prossimo anno, ci chiediamo se il Governo e il Ministro pensano a come la Scuola statale, bene comune essenziale del Paese, possa risolvere le problematiche che le si riconoscono, togliendole risorse, non assicurandole un personale stabile e trattato dignitosamente e non dotandola di norme giuste e condivise dal mondo della scuola. Crediamo che la disintegrazione della scuola e la riduzione delle sue risorse sia oggettivamente funzionale alla sua privatizzazione. Una scuola, priva delle risorse necessarie per l'attività quotidiana, potrebbe diventare facile preda di sponsor o "benefattori", che tali non sarebbero. Non possiamo permetterlo.
Chiediamo al sindacato e ai partiti che hanno in questi mesi appoggiato la scuola pubblica di continuare a farlo, con la forza e la determinazione necessari a salvarla.

Il Forum Insegnanti
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 Giovanni Cespa    - 10-12-2006
Ferma restando la doverosa difesa della scuola pubblica, è opportuno ricordare che la scuola è una delle parti della società. E' netta la percezione nelle aule, tanto più forte quanto più esse sono periferiche, che la qualità di quanto si è appreso non cambi le opportunità di vita. E' magari un matrimonio buono, una conoscenza nel sottobosco politico, o altro, che potranno cambiare in meglio il futuro di una persona. Del resto, cinicamente, ma una qualità della formazione non è schiacciata da un sistema del genere? Non può sviluppare frustrazioni il vedere che quanto si è investito non vale quasi nulla? Una scuola non integrata in un sistema lavorativo non può che fare intrattenimento. Può fornire conoscenza anziché competenza. E' normale fare orientamenti che sembrano campagne promozionali per scuole che hanno esuberi di organici?
Il problema del bullismo rientra in una situazione di illegalità per cui nel nostro paese un terzo dei cittadini commette illeciti perché comunque resta impunito.
E, per rimanere nella formazione, vogliamo dirla tutta sul sistema di reclutamento della docenza universitaria? Sulla definizione delle cattedre sulla base del personale anziché delle esigenze scientifiche dei corsi di laurea?
Ho la sensazione che i nemici della formazione (e della scuola) purtroppo non siano solamente i liberisti, i quali hanno altri obiettivi.