breve di cronaca
I licei, le regioni e l'aria fritta
Tuttoscuola - 03-05-2005
Un difficile compromesso sul secondo ciclo

La figura geometrica che meglio si presta a rappresentare la struttura del sistema liceale delineata nella piu' recente bozza di decreto legislativo sul secondo ciclo (la settima, secondo chi ne ha tenuto il conto) e' l'ellissi, che come e' noto ha due fuochi: il primo e' quello attorno al quale si raccolgono i licei generalisti (classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane); il secondo e' quello che fa da riferimento a due dei tre licei che si articolano in indirizzi (l'economico e il tecnologico), mentre in una zona intermedia si collocano il liceo musicale-coreutico e quello artistico.
La richiesta, avanzata in forme diverse da AN e UDC, di salvaguardare il carattere specifico dell'ex istruzione tecnica, sembrerebbe cosi' essere stata accolta. Nell'ipotesi di partenza dell'UDC (e anche del Nuovo PSI) essa avrebbe dovuto costituire il nerbo del "sistema di istruzione e formazione", insieme all'ex istruzione professionale di Stato, ma le molte complicazioni derivanti dal nuovo titolo V della Costituzione, l'ostilita' della Confindustria e di molti operatori dell'istruzione tecnica e professionale, e la scarsa disponibilita' delle Regioni a farsi carico in breve tempo di un cosi' imponente compito, hanno indotto i sostenitori dei due canali "di pari dignita'" a ripiegare sull'accennato modello "ellittico". Un modello all'interno del quale coesistono in realta' (come accadeva peraltro anche nel modello "unitario" di Berlinguer) due sottosistemi, quello liceale "puro" e quello dei licei a tendenza professionalizzante. Quei licei "vocazionali" richiesti con insistenza da AN e Confindustria, contrari alla regionalizzazione degli ex istituti tecnici ma ostili anche alla loro "licealizzazione", intesa come perdita della loro valenza professionalizzante, in mancanza della quale essi si trasformerebbero in "licei dell'aria fritta" (Valditara).
A complemento e completamento della mediazione raggiunta in seno alla maggioranza c'e' poi la possibilita', contemplata nella bozza di decreto, di costituire "campus" o "poli tecnologici", che affiancherebbero nelle stesse sedi percorsi liceali quinquennali ex tecnici e percorsi professionali di durata varia da tre a sette anni, con utilizzazione congiunta delle attrezzature e del personale. Ma su questa ipotesi il governo dovrebbe acquisire il consenso delle Regioni: operazione di per se' non semplice, ma che dopo l'esito delle recenti elezioni regionali si e' fatta certamente piu' difficile.

Quando finira' il silenzio delle Regioni?

Pochi lo hanno rilevato, ma le Regioni hanno raggiunto un risultato di alto profilo innovativo in sede di revisione del decreto sul secondo ciclo presentato dal governo a gennaio. Nel nuovo testo infatti non si parla piu' di dividere il sistema educativo, e di lasciare i licei e/o gli istituti tecnici allo Stato e gli istituti professionali alle Regioni. Con tutti i problemi che conseguivano a questa pericolosa separazione (tipo 'esisteranno istituzioni scolastiche e docenti che dipenderanno dallo Stato e altre che dipenderanno dalle Regioni?').
Il nuovo testo del decreto, invece, accogliendo fino in fondo la rivoluzione imposta dal Titolo V della Costituzione e dalla sentenza n. 13 della Corte costituzionale, si limita a legiferare sugli aspetti ordinamentali del sistema educativo (percorsi liceali e livelli essenziali delle prestazioni per l'istruzione e formazione professionale), e lascia impregiudicati tutti quelli organizzativi e gestionali che competono, per l'intero sistema, alle Regioni.
L'impressione e' che, dopo le modifiche introdotte al decreto, ogni scuola, fatta un'analisi della situazione, potrebbe decidere se proporre al proprio interno l'attivazione integrata di percorsi liceali e/o di istruzione e formazione professionale di durata variabile di tre, quattro cinque e piu' anni. Se cosi' e', ogni scuola presentera' quindi i propri piani alle Regioni, ed esse, e solo esse, decideranno, in base alla programmazione predisposta, se, in quel territorio e in quella istituzione scolastica, si attiveranno i percorsi formativi richiesti.

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