Diario di un governatore
Jonathan Swift - 08-10-2004
Questo documento è stato pubblicato da Nuvole nel n° 20 del giugno 2002, ma allude ad un diario scritto nel giugno 2003. Siamo particolarmente grati al nostro inviato speciale Jonathan Swift per questa straordinaria tempestività.



Dal diario di s. e. Antonio Fazio


Da una fonte vicina agli ambienti camerlenghi di Via Nazionale, che preferisce restare anonima, riceviamo un interessante documento, alcune pagine del Diario Personale del Governatore Della Banca D'Italia Antonio Fazio. Come il lettore vedrà, si tratta di un documento non solo di notevole interesse storico, data l'altissima Carica che l'Autore riveste, ma anche ricco di interesse umano. La figura che emerge è quella di un Uomo caratterizzato da un'Elevatissima Coscienza delle Sue responsabilità e dei Suoi doveri, ma disponibile sempre al dialogo e alla discussione anche con il più umile dei Suoi concittadini. La redazione di Nuvole è lieta di constatare che se anche non è ben chiaro quali siano le Importantissime Mansioni che sono conferite a s. e. il Governatore, esse sono comunque in buone Mani. Il testo è scritto in un'elegante calligrafia corsiva su finissima carta India, con una penna stilografica a punta sottile, o forse con una piuma d'oca.


Domenica, primo marzo 2003. Ho pranzato con D'Amato e Berlusconi. Mi è stato chiesto un intervento a sostegno del nuovo decreto sull'organizzazione del lavoro. Ho risposto che avrei sicuramente provveduto in tal senso, dato che ho sempre ritenuto che garantire la flessibilità del mercato del lavoro sia il primo compito della politica, monetaria. Mi è stato chiesto se non temevo l'opposizione dei sindacati; ho risposto che l'Indipendenza della Banca d'Italia è riconosciuta da tutti, e che non pensavo che i sindacati osassero metterla in dubbio. Il pranzo è finito presto perché alcuni dei commensali volevano andare a vedere la partita. Sono rimasto un po' offeso perché non mi hanno invitato. Ho pensato che sarebbe stato indegno della Mia Carica comprare il biglietto, e così sono tornato in via Nazionale per vedere la partita alla televisione. Certo, non è la stessa cosa.

Mercoledì, quattro marzo. Ieri sera ho avuto un'esperienza che mi ha profondamente addolorato. Al convegno organizzato dalla CGIL sul tema «il diritto al salario», il segretario generale di quell'associazione ha detto che secondo lui il mio intervento di ieri sull'Indipendenza della Banca Centrale era sbagliato; a quanto ho capito si riferiva al passo in cui io sostengo che i sindacati non dovrebbero intervenire nel merito delle decisioni della Banca Centrale riguardanti la politica salariale. E’ veramente sconcertante come certi uomini politici, a dispetto del ruolo che rivestono, abbiano una concezione talmente squilibrata della democrazia da giungere fino al punto di attaccare l'Indipendenza della Banca Centrale. Ho fatto emettere un comunicato in cui ribadisco come sia inaccettabile un attacco così insolente all'autonomia dell'Istituto che io dirigo. Nel pomeriggio, tuttavia, un momento di serenità: la partecipazione alla trasmissione della TV dei ragazzi «il piccolo giocatore di borsa». Ho trovato ammirevole la spontaneità con cui questi giovanissimi italiani riuscivano già a ragionare come piccoli uomini d'affari. Ho spiegato loro l'importanza della flessibilità del mercato del lavoro.

Venerdì, sei marzo. Una giornata molto impegnativa. Mi sono dovuto alzare prima delle otto per recarmi a Pescara, per partecipare al convegno in Memoria di Aristide Bistolfini, per molti anni direttore della locale filiale della Banca d'Italia. Non ricordavo molto bene chi fosse Bistolfini, ma il mio segretario mi ha preparato un discorso molto ben fatto. Ho solo dovuto aggiungere un passo in cui ricordavo come nel ruolo istituzionale della Banca d'Italia rientri la strenua difesa della flessibilità del mercato del lavoro. Non sembrava molto convinto (ma cosa studiano questi giovini?) ma ha promesso che in futuro non se ne dimenticherà. Ho dovuto leggere A testo e scrivere la mia breve aggiunta in treno, cosa che per me è sempre faticosa. La sera, tornato a casa, ho appreso dal telegiornale che il Governatore della Banca Centrale Europea ha alzato il tasso di sconto, non mi ricordo bene di quanto. Nel pieno Rispetto della Mia Autonomia, sono d'accordo: ci manca solo che proprio adesso che c'è la recessione siamo indulgenti con la rigidità del mercato del lavoro!

Lunedì, nove marzo. Ho passato un buon fine settimana in campagna, dalla zia Caterina, lontano per un paio di giorni dalla mia solita vita tumultuosa. E una brava donnetta, ma sempre più svampita. A tavola ho cercato di spiegarle l'importanza di rendere sempre più flessibile il mercato del lavoro. Mi sembrava che mi ascoltasse con attenzione, e invece a un certo punto mi ha interrotto con un'osservazione che dimostrava che stava pensando a tutt'altro qualcosa sul timore che ha la sua femme de chambre che suo figlio venga licenziato. Mi sono accorto che è difficile spiegare alla gente del popolo quali sono i vantaggi della flessibilità del mercato del lavoro: proprio non riescono a capirlo.

Stamattina, mentre facevo colazione, ho sentito dal telegiornale che la CGIL ha criticato l'aumento del tasso di sconto. E’ incredibile come certa gente non abbia alcun rispetto per l'Autonomia della Banca d'Italia. E’ vero che il provvedimento viene da Francoforte, ma io sarei stato d'accordo, se mi avessero interpellato.

Più tardi, caro Diario, mi sono tolta una piccola soddisfazione. Ero in visita a un Liceo, e come il solito mi sono rallegrato della vicinanza di questi giovini cittadini (1). Le domande che mi hanno rivolto erano perlopíù semplici e rispettose, ma verso la fine uno di questi studentelli presuntuosi e saccenti (pensa, caro diario, che aveva i capelli blu!) mi ha chiesto con aria impertinente a cosa serve la Banca d'Italia, ora che c'è la Banca Centrale Europea. E miglior argomento del giusto è la verità, caro Diario, e semplicemente, ma con freddezza, gli ho risposto la verità: «bisogna rendere più flessibile il mercato del lavoro». Come prevedevo, il mascalzoncello è rimasto a bocca aperta.

(1) La parola “cittadini” è scritta sopra un’altra, cancellata con un tratto di penna e di difficile lettura; forse “sudditi” (ndr).



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