Di che cosa stiamo parlando?
Maurizio Pistone - 15-02-2002
In diversi ambiti la discussione sulla riforma Moratti langue. Effettivamente, c'è poco da discutere.
La trasformazione "epocale" sembra tramontata. Di Bertagna più nessuno parla.
Il progetto di legge delega è quanto di più fumoso si possa immaginare.

In realtà, chi glie lo fa fare? Bocciare i cicli Berlinguer è stata un'operazione facile per incassare un po' di voti. Ma diciamolo chiaramente: a parte qualche talibano della libertà, della scuola, non glie ne potrebbe fregà dde meno. E aggiungo una cosa su cui non molti saranno d'accordo: in fondo, neanche della scuola privata gli importa poi molto.

Quando ci sono sostanziosi interessi in ballo, come nel caso della giustizia, l'azione del governo è martellante e fulminea. Ma non risulta che Berlusconi o qualche suo sodale sia più in età da dover affrontare esami scolastici. Né mi risulta che il gruppo Mediaset abbia fatto grandi investimenti nell'istruzione privata.
Allora perché rischiare di compromettere un consenso così facilmente conquistato senza un vero guadagno? Con i rinnovi contrattuali in arrivo, una categoria insegnante che non smette mai di mugugnare, gli studenti che occupano così per occupare ma magari potrebbero incazzarsi sul serio, le famiglie che si lamentano sempre di tutto ma poi guai a cambiare qualcosa, l'occhio sempre vigile sui sondaggi d'opinione suggerisce di toccare il meno possibile.

Pericolo scampato dunque? Tutt'altro. L'abolizione dell'esame di Stato fa capire quale sarà la linea dei prossimi mesi. Con quattro righe nella legge finanziaria si sono raggiunti parecchi bei risultati. Si è fatto finta di risparmiare quattrini. Si è andati incontro al mammismo delle mamme e di gran parte del corpo insegnante. Si è dato corpo a una diffusa sfiducia verso la scuola pubblica, i suoi metodi, i suoi rituali. Si è trasformato in legge un doppio luogo comune: gli esami sono difficili e angosciosi, le commissioni esterne sono crudeli e punitive, facciamo giudicare i nostri bambini dagli interni - gli esami sono troppo facili, si promuovono tutti, allora eliminiamoli. Si è soprattutto tolto qualcosa a qualcuno e si è dato qualcosa a qualcun altro, che è la summa dell'arte di governo: fra pochi mesi quelli che devono passare luglio in commissione guarderanno con odio quelli che
invece vanno al mare, e quelli che vanno al mare non faranno nulla per nascondere la loro soddisfazione, così tutti potranno dire questi professori cosa pretendono, con tre mesi di vacanza.

Credo che questo sarà il menù che ci verrà offerto. Un po' di demagogia. Qualche taglio alle spese di qua, qualche taglio alle spese di là. Un po' di vessazioni burocratiche. Un'ingarbugliata riforma degli organi collegiali - che chi ci capisce qualcosa è bravo, ma tanto non è che adesso sia la scuola di Atene. La bizzarria degli scrutini ad anni alterni. Voto di condotta sì, voto di condotta no, ormai di per sé la questione ha poco sugo, è però qualcosa che tutti capiscono, e può riempire le pagine dei giornali quando non ci sono altre notizie fresche. Si avanzano proposte swiftiane, si minacciano interventi darwiniani – via duecentomila insegnanti, via il sostegno all'handicap - poi si dice ma no cos'avete capito, solo un qualche ottomila insegnanti in meno all'anno, solo qualche liretta in meno per il sostegno, vedrete che tutto si aggiusterà, è solo una razionalizzazione.
Qualche migliaio di esperti, aggiornatori, valutatori e grilli parlanti migrerà sgomitando e pestandosi i piedi verso i nuovi Istituti di Valutazione, Aggiornamento, Chiacchiera e Prosopopea.
Per il resto si vivrà alla giornata, ogni mattina diremo c'è andata bene, non ci hanno licenziati, non ci hanno sostituiti con un compiùter, non hanno abolito la matematica, non ci hanno imposto di insegnare la storia d'Italia coi libri di Francesco Storace e l'educazione sessuale coi libri di Vittorio Sgarbi.

La scuola continuerà lungo la lenta china, ogni giorno continueremo a perdere qualcosa, ma poco poco, che uno subito non se ne accorge. E fra tre o quattro anni ci diranno avete visto? La scuola pubblica ormai è in coma, non è più riformabile.
Giusto in tempo per la prossima campagna elettorale.

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