Diktat del Miur sui libri di testo
Dedalus - 26-05-2004
Nella Circolare inviata ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, il MIUR entra a piedi uniti nel merito della questione “adozione libri di testo”. In pratica si dice che, a fronte dei segnali che giungono da più parti circa “comportamenti di vario genere”, è possibile solo adottare libri di testo “conformi” alle Indicazioni nazionali e perciò stesso “a norma di legge”. Il MIUR, con questa presa di posizione che ha tutta l’aria di un vero e proprio diktat, sembra ignorare che sono in corso ricorsi e contestazioni sulla validità delle Indicazioni nazionali. Per quanto esse abbiano “valore transitorio”, sulla base del D.Lvo 59, e quindi costituiscano comunque un riferimento obbligato almeno per quanto riguarda gli obiettivi di apprendimento, le Indicazioni – come è stato sottolineato da più parti - non sono la stessa cosa di veri e propri Programmi didattici, non avendo seguito il previsto iter procedurale di approvazione (vedi la stessa Legge delega n.53/2003, art.7).

Nella Circolare si afferma perentoriamente che “i sussidi didattici che i docenti adotteranno nella espressione della libertà di insegnamento dovranno comunque essere coerenti con i nuovi piani di studio delle Indicazioni nazionali”, disconoscendo in pratica la possibilità di scelte alternative al libro di testo unico che in molti casi i Collegi docenti stanno facendo proprio come espressione di libertà di insegnamento e di autonomia scolastica nella scelta dei libri da utilizzare.
Ricordiamo che l’art.4, comma 5 del DPR 275/99 recita testualmente: “La scelta, l'adozione e l'utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, ivi compresi i libri di testo, sono coerenti con il Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3”. Competenza esclusiva dunque delle istituzioni scolastiche autonome e non del Ministero.

Ad ogni buon conto e “in ogni caso”, quasi a metter le mani avanti qualora proprio non si potesse evitare qualche “scelta alternativa” , la Circolare richiama il fatto che i costi della dotazione libraria non dovranno superare, come pare sia successo in passato, gli importi previsti dal decreto dirigenziale del 12 maggio 2004, quello che sul filo di lana e non casualmente ha rideterminato i parametri di “conformità” dei libri di testo, mettendoli a norma (o fuori norma…).

Chiaro, infine, il messaggio che si vuol far pervenire ai dirigenti scolastici. I Direttori regionali sono infatti invitati a portare tutto questo alla “personale attenzione dei dirigenti scolastici delle istituzioni presenti nell’ambito territoriale di competenza”. Ancora una volta: dirigenti scolastici intesi come cani da guardia del MIUR o espressione istituzionale dell’autonomia scolastica? Come ha scritto Massimo Nutini, libro e moschetto?


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Redazione    - 26-05-2004
disobbedienti»

Corriere della Sera


Non adotteremo i libri di testo con i nuovi programmi». Il ministero: i ribelli sono poche decine


ROMA - E’ scoppiata la «guerra» della scelta dei libri di testo. Lo scenario: le sale in cui si svolgono i collegi dei docenti delle elementari e della prima media. Proprio il pezzo della riforma Moratti che partirà a settembre. Organi collegiali al completo, gruppi di insegnanti o singoli maestri, invece di scegliere tra i testi scolastici che tengono conto dei nuovi programmi - ora si chiamano indicazioni nazionali - chiedono di continuare ad adottare quelli vecchi perché immuni dalle «cadute» della pedagogia ministeriale.

Le cifre della «rivolta» non sono certe.

Per il ministero, che l’altro ieri ha inviato ai direttori regionali una lettera con le istruzioni per fronteggiare la protesta, si tratta di decine di casi. Nella sede romana del Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti), una delle roccaforti del movimento anti Moratti, dicono che arrivano di ora in ora fax o email con i quali gli insegnanti annunciano di non aver scelto - c’è tempo fino al 31 maggio - o di aver rinviato la scelta. Quante? «Centinaia» dicono al Cidi. Gli editori sono preoccupati. Lo Stato li paga per produrre testi con certe caratteristiche. E ora che i magazzini sono pieni, i loro agenti rischiano di non riuscire a vendere il prodotto. «Se non ci fate adottare i libri dello scorso anno - ripetono maestri e prof "disobbedienti" - ci rivolgeremo alla concorrenza».

La contestazione dei programmi sembra più diffusa nel Nord e nel Centro: soprattutto in Piemonte, nell’hinterland di Milano e in Emilia. E’ presente in Toscana e in Umbria. E’ stata segnalata anche a Roma, ma in misura minore rispetto a Milano. Nel Sud coinvolge la Sicilia, in particolare Palermo.
«La nostra è una protesta che entra nel merito dei contenuti culturali e didattici - spiega Sofia Toselli del Cidi -. Le indicazioni nazionali non hanno tenuto conto delle migliori esperienze della nostra scuola. Inoltre sono illegittime perché risultano allegate in via provvisoria al decreto legislativo relativo alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo. Infatti la stessa legge di riforma, all’articolo 7 - continua la Toselli - ci dice che i programmi devono essere accompagnati da un regolamento che ancora non c’è». I professori alzano la bandiera della libertà d’insegnamento e dell’autonomia scolastica, garantiti dalla Costituzione. Viale Trastevere, con una nota ai direttori regionali, ricorda che «la libertà d’insegnamento non è in discussione» e che le indicazioni nazionali sono una legge dello Stato.

Mariangela Prioreschi è il presidente dell’associazione dei maestri cattolici (Aimc), una delle più rappresentative. «Troppa fretta e poca gradualità - dice -. Non si può non riconoscere il disorientamento di un docente che si trova a metà strada. Ma se uno comincia con una prima classe - aggiunge subito dopo - allora la protesta diventa strumentale. E’ solo un modo per dire no a una riforma che, piaccia o no, è legge dello stato».
Che cosa succederà? Difficile dire qualcosa di preciso oggi, se non che a settembre, quando le famiglie si recheranno nelle librerie, si rischia il caos. Se si escludono i testi di quarta e quinta elementare, forniti allo stesso prezzo delle edizioni precedenti, tutti gli altri presentano delle variazioni nel numero dei volumi e delle pagine e quindi nel prezzo. Poiché l’entità del buono viene rigidamente fissata dallo Stato in base alle caratteristiche del testo, lo scambio tra i vecchi volumi e i nuovi diventa improponibile per le complicazioni di natura contabile e amministrativa che comporterebbe. Per non parlare, in prospettiva, delle difficoltà cui andrebbe incontro un alunno nel passaggio da una scuola o sezione con adozione libraria «morattiana» a una «antimorattiana» o viceversa.

Giulio Benedetti