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Elogio della ragione
Dedalus - 10-05-2004
Per evitare di farsi del male.
Oltre la Moratti, oltre Tafazzi



Curzio Maltese in un recente corsivo apparso nella rubrica Contromano (venerdì di Repubblica del 7 maggio) provocatoriamente dà all'Ulivo i "consigli per perdere" nella prossima tornata elettorale. Analogamente, in un altro contesto, riferito specificamente a quanto si muove nel mondo della scuola, Fabrizio Dacrema ha parlato di sindrome di Tafazzi, evocando il personaggio di Aldo Giovanni e Giacomo che in "Mai dire goal" si dava bottigliate sui coglioni (pardon, sugli attributi maschili). Questo scenario è un po' quello che ci appare se consideriamo le recenti polemiche che si sono sviluppate nelle scuole, nel movimento e nel più ampio fronte di lotta contro la riforma Moratti e per la difesa della scuola pubblica.
Una parte del movimento (vedi ad esempio il dibattito interno a Retescuole ma non solo) pare abbia preso a bersaglio preferito i dirigenti scolastici di area confederale o, come sono stati definiti, i presidi "di sinistra". Per non dire, su un altro versante, dei vertici dei principali partiti "democratici", "riformisti" o "di sinistra".
I primi accusati di proporre una sorta di via gradualista, edulcorata, non “antagonista”, per far approvare dai vari Collegi docenti i contenuti più pericolosi della riforma Moratti, a partire dalla figura e/o funzione dell'insegnante tutor. I secondi sospettati di voler costruire i presupposti per "far digerire" o metabolizzare la legge di riforma Moratti invece di lottare per la sua abrogazione, sfuggendo quindi di fronte alle richieste di una esplicita dichiarazione in tal senso.

Siamo così al paradosso che si attaccano proprio quei dirigenti scolastici confederali che per primi, sin dallo scorso anno e "in prima linea", hanno pubblicamente indicato ed espresso le loro "riserve" e i loro motivi di contrarietà, argomentandoli ampiamente, nei confronti di questa Riforma e dei materiali che ne hanno preceduto la costruzione, i famosi documenti del gruppo di lavoro Bertagna.
Qualcuno poi, semplicisticamente, fa di ogni erba un fascio, quasi non vi fossero tra gli stessi dirigenti scolastici posizioni diverse, non vi fossero organizzazioni sindacali e associazioni professionali altrettanto diverse e “alternative”. Ci si spinge persino (in qualche intervento apparso su Fuoriregistro) a riproporre improbabili logiche e contrapposizioni di “classe", assimilando più o meno i rapporti di lavoro nella scuola alla fabbrica, i docenti (lavoratori della scuola) ai proletari e i dirigenti scolastici (dirigenti d’azienda) ai padroni. Una sorta di rilettura, aggiornata e adattata al sistema scuola, di un vecchio e famoso testo di Mario Tronti, "Operai e Capitale".

Ma al di là di questi estremi atletismi del pensiero o spericolate incursioni nei territori della fantapolitica o della psichedelìa, quel che sconcerta è il fatto che si assiste, in molti casi, ad una vera e propria deformazione e distorsione delle idee e delle posizioni, peraltro limpidamente e coerentemente espresse. Siamo, a nostro modo di vedere, completamente fuori strada. Ci assale insomma il dubbio, più che fondato, che si riproponga sul terreno della scuola, come già avvenuto su altre questioni (guerra e pace, governo dell'Ulivo, ecc.) un vecchio vizio della sinistra, che ScuolaOggi ha già più volte indicato: la sindrome della divisione, la tendenza cioè a vedere dietro ogni angolo tradimenti, retropensieri, cedimenti al "nemico", cavalli di Troia, cavalli di frisia, ecc. ecc. E' il caso, allora, di porre un freno a questa deriva, ponendo le cose sui loro giusti piedi e fissando alcuni punti fermi.

Uno di questi riguarda la questione del docente (unico) tutor. Come abbiamo già scritto ripetendoci fino alla noia su queste pagine, citando a questo proposito una fonte attendibile come l'on. Brocca (attendibile proprio perché interna alla stessa area della maggioranza governativa), dietro a questa figura ci stava un disegno preciso: il ritorno all'insegnante, se non unico (perché oggi difficilmente praticabile), sicuramente "prevalente". Questo era (ed è) l'obiettivo di fondo della riforma Moratti nella scuola primaria: tornare ad una figura di insegnante che, al di là delle funzioni tutoriali, assomma in sé ed esercita gli insegnamenti principali (le discipline), attorniato da qualche altro insegnante, di secondo rango, che svolge attività accessorie, di laboratorio o di recupero. Insegnante “prevalente” quindi contro il team docente, cuore della Legge 148/90. Il tutto all'interno di un modello di scuola statale "leggera", con un orario (ed un organico) ridotto, possibilmente antimeridiano e con l'apertura ad altre "offerte formative" del territorio, magari gestite da agenzie esterne e private.

Chiariamo allora che a questo progetto si oppongono, con motivazioni diverse, sia coloro che proclamano un rifiuto netto del tutor-docente prevalente sia coloro che, come i dirigenti scolastici in questione ma anche un’associazione professionale degli insegnanti come il CIDI, sostengono la tesi delle cosiddette “funzioni tutoriali diffuse”. Secondo questa tesi, proprio il fatto di dimostrare, in maniera esplicita, all’interno delle programmazioni di team e nei POF delle scuole che queste attività vengono svolte (o comunque devono essere svolte) collegialmente da tutti i docenti - in quanto costituive della stessa funzione docente - vanificherebbe alla radice la figura del docente tutor, la renderebbe palesemente inutile e improponibile. Almeno sino a quando non vi saranno (e se vi saranno) sostanziali modifiche sul piano giuridico e contrattuale e fino a quando varrà quanto disposto dalle norme sull'autonomia scolastica (art. 4 e 5 del DPR 275/99, Titolo V Costituzione, ecc. ecc.).
Non si vede il motivo per cui chi la pensa diversamente ed è favorevole ad una “differenziazione” di ruoli nella categoria docente e intenda quindi farla accettare ai Collegi, magari gradualmente, non debba dirlo con altrettanta chiarezza e convinzione. Perché mai ostinarsi, come fanno i dirigenti scolastici Cgil -Cisl o Andis, a ricercare tutte le possibili interpretazioni e tutte le modalità di attuazione delle norme sostenibili sul piano della legittimità, e a valorizzare in tal senso gli spazi di autonomia che le istituzioni scolastiche possono praticare? Queste preoccupazioni o posizioni critiche non hanno infatti - sulla questione del tutor come su altri aspetti della Riforma - i dirigenti scolastici che fanno riferimento ad altre organizzazioni sindacali e professionali, ad esempio all’Associazione Nazionale Presidi, una delle maggiori della categoria, o, in buona parte, i dirigenti di area Snals.

L'altro problema che si pone è quello della natura e delle prospettive dell'attuale "movimento" di lotta contro la Riforma. E' stato detto più volte che "il bello" di questo nuovo movimento è il suo carattere pluralista, aperto, orizzontale, apartitico e senza pregiudiziali e logiche di componente, frazione o cinghia di trasmissione che sia. Perché allora, ci chiediamo, non devono poter convivere, con pari dignità, posizioni, idee e proposte diverse, senza che vi siano sospetti di tradimento, polemiche oltre le righe, pregiudiziali, settarismi, abiure, ecc.? Se l'obbedienza non è più una virtù, come ha detto qualcuno citando don Milani non lo è, certamente, neanche l'intolleranza.
Qualcuno forse ricorderà che proprio dalle pagine di ScuolaOggi quasi un anno fa partì l’invito a costituire un punto di riferimento unitario (tavolo o forum che fosse), in grado di aggregare tutti i soggetti professionali, sindacali, politici e della società civile (genitori) che sono contro la Riforma Moratti e vogliono difendere la scuola pubblica. Continuiamo a pensare che questa dell’unità sia l’unica strada giusta, quella vincente.

Sono stati posti sul terreno e proposti al dibattito problemi seri e concreti (quale scuola vogliamo, quale tempo pieno, quali modelli educativi vogliamo contrapporre ai modelli scolastici prospettati dalla Moratti e dalle forze di governo, quale idea di innovazione didattica, quale “scuola di qualità” vogliamo preservare e proporre…). Su questi temi ci si confronti, con un atteggiamento di rispetto e di ascolto, senza espedienti demagogici, alibi o contrapposizioni assurde e inconcludenti. Questo, tra l’altro, è il vero modo per non giocare in difesa, ma all’attacco, in contropiede.
Parafrasando quel che ha scritto Maurizio Tiriticco, persona saggia e di grande buon senso, si rischia di perdersi nelle analisi delle pagliuzze e di perdere di vista la trave, i contenuti di fondo e il progetto complessivo della riforma della scuola avviata dalla Moratti e dal governo Berlusconi. E quindi la necessità e l'urgenza di rielaborare, proporre e contrapporre un'idea di scuola diversa, un'altra ipotesi di "riforma della scuola".

Ricominciamo allora a far funzionare la "ragione" e a lavorare non per dividere ma per unire. Unire il fronte più vasto possibile, che comprenda insegnanti, genitori, dirigenti scolastici, accademici, mondo della cultura e delle professioni, società civile, sindacati e forze politiche.
Se si vuole andare oltre la Moratti, il primo passo è quello, come ha scritto opportunamente F. Dacrema, di andare oltre Tafazzi, evitando gli autogoal. Appunto.




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Emanuela Cerutti    - 10-05-2004
Di Mario Tronti, personalmente stimatissimo, segnalo un intervento apparso tempo fa sulla Rivista del manifesto: Tra passione e realismo.
Il titolo stesso dice la sua lontananza dagli "estremi atletismi del pensiero o spericolate incursioni nei territori della fantapolitica o della psichedelìa" citati da Dedalus, e dà la possibilità di rifondazione del pensiero, alla ricerca di un'immagine della "sinistra" non élitaria, dentro il contesto mondiale che trasforma le "classi" senza riuscire ad eliminarle.

Ne stralcio solo un brano:

Credo che la sinistra debba invece rientrare in sé, rioccupare il proprio territorio, stanziarsi, sentirsi, ritrovarsi. Non è una indicazione di chiusura, settaria. Al contrario. È la prospettiva veramente, perché qualitativamente, espansiva. Anche, tra l’altro, dal punto di vista quantitativo, per il successo delle coalizioni elettorali. Si è verificato infatti questo: la sinistra, che si fa essa stessa centro-sinistra, perde il consenso di quel pezzo di sinistra che vuole rimanere solo sinistra, quanto basta per mancare, soprattutto nella trappola maggioritaria, proprio l’obiettivo della maggioranza parlamentare. Non si capisce che, per logica naturale delle cose, l’opinione moderata si aggrega meglio a destra che a sinistra. E finché si continuerà a chiamare moderato quello che sta fuori della sinistra e che essa deve inseguire, la sinistra sarà condannata a una lunga lenta deriva. Fuori della sinistra, e vicino ad essa, c’è un mondo: culture, sensibilità, interessi, stili di vita, bisogni, professioni, e scelte etiche, dimensioni religiose, vocazioni di servizio e di aiuto umanitario. Per come si sono messe le cose, forse o senza forse, tutto questo è destinato a raccogliere la parte più consistente del consenso alla forma-coalizione. Ma si tratta di una galassia di diversità che non può fare a meno del riferimento al nucleo più omogeneo di una sinistra vera e propria.

 gianni gandola    - 11-05-2004
carissima Emanuela,

non mi sembra che il riferimento ironico alla fantapolitica o alla psichedelìa del corsivo di Dedalus fosse diretto a Mario Tronti, sul cui spessore politico e culturale credo possano esserci pochi dubbi, ma al voler equiparare quelle "categorie" marxiane (Operai e Capitale) alla scuola, a docenti e dirigenti scolastici, come sembra fare Vittorio Delmoro in un precedente intervento. Sarei contento di essere smentito, ma a rileggere l'intervento di Delmoro (che sicuramente sarà uno di quei docenti che appartengono alla "meglio scuola") purtroppo così viene da pensare...
Grazie comunque per la segnalazione sul manifesto.

Gianni Gandola, dirigente scolastico Cgil scuola