Masters of war
Stella sghemba - 09-04-2004
Agli ostinati che continuano a indignarsi per le manifestazioni per la pace, in cui si urla più frequentemente contro l’America e i governi affiliati che contro i terroristi, vorrei rivolgere una domanda. Non avete veramente capito perché? Dunque, se il vostro atteggiamento è semplicemente politico, allora non ci posso fare niente. Se, invece, proprio non riuscite a capirlo, chi meglio di un insegnante elementare può facilitarvi il compito?
Cominciamo: in una comunicazione devono esserci un mittente, un messaggio ed un ricevente. Innanzitutto, chi è questo “terrorismo”? Sì, ci avete fatto vedere un sacco di brutte facce in televisione e sui giornali, ma chi sono veramente? Cosa vogliono? Perché agiscono così? Io non posso instaurare un dialogo con qualcuno di cui non conosco finalità, identità, provenienza culturale o ideologica, eccetera. È come se manifestassi “contro l’ipocrisia” o “contro la fame nel mondo”. Io sono costretto a scegliermi un destinatario reale del mio messaggio. (Questo non ha niente a che vedere con le manifestazioni di solidarietà, che sono ovviamente necessarie e sacrosante).
Andiamo avanti. Il destinatario, chiunque esso sia, ha deciso di comunicare con la violenza, la morte e la distruzione. Io non posso dialogare con lui. Infatti, giustamente, tutti sostengono che col terrorismo non si scende a patti. Ma allora, perché pretendete che comprendano il vostro “no”? Vi immaginate gli ebrei che manifestano il loro dissenso nel campo di Auschwitz nel 1943? A questo punto, come interlocutore devo scegliermi chi può comprendermi (e questo, cari B., B. & B., è un complimento!), devo rivolgermi a chi sostiene di credere nel dialogo. Manifesto contro di voi non perché vi ritenga responsabili del terrorismo, ma affinché diate il giusto esempio, dall’alto della vostra posizione, ed evitiate in ogni modo che il terrorismo si possa alimentare. Ve lo dico perché vedo accadere le stesse cose a scuola: con i bambini violenti è inutile continuare a sciorinare pistolotti di disapprovazione, l’unica strada percorribile è l’esibizione di un esempio diverso che produca risultati diversi. È anche la via più difficile, col potere in mano è forte la tentazione di tentare di sopprimere, soffocare. Solo che IO, dopo, mi sento un verme. Voi?

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