Diario 3 Febbraio

Il momento degli scrutini è sempre un periodo di ansia per gli studenti.
Prof, ci dice i voti prima?
No, che non ve li dico. Sono voti proposti e non definitivi che il consiglio di classe deve ratificare e quindi potrebbero cambiare (lo faccio per provocarli ancora un poco).
Prof, io ho due sette e un sei e mezzo, che mi mette in pagella?
Brava hai fatto l'esempio perfetto, secondo un criterio di misurazione io dovrei metterti un bel 6,8. Ma siccome non si possono mettere in pagella voti con i decimali, io ti metto 6 o 7 a seconda del tuo impegno, della tua continuità, del tuo attivismo e anche tenendo conto della tua voglia e capacità di esprimerti.
Quindi la valutazione è qualcosa di diverso dalla misurazione. Altrimenti mettiamo delle macchine al posto degli insegnanti e il gioco è fatto.
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La giornata della memoria ci è scivolata addosso tra un evento in auditorium, un progetto presentato dalle classi quinte, un invito ad una premiazione in aula magna. Non abbiamo avuto il tempo di approfondire due o tre cose che avevo programmato. La prima è presa dal discorso fatto al ricevimento del premio Nobel per la letteratura di Imre Kertézs, quando disse che adesso è facile indignarsi ed essere contro lo sterminio, ma allora chi sapeva cosa ha fatto? Come ha potuto permettere, tra l'altro,  l'uccisione di tanti bambini e vecchi inermi e senza alcuna colpa. Poi dice una frase enorme: 'non so come abbiamo fatto certe persone a mettere la sera la testa sul cuscino...'.
Vediamo un film per parlarne. Però non sempre gli stessi film già visti, ci diciamo. Propongo di vedere Essere senza destino, un film ungherese proprio sulla vita di Kertész in un campo di concentramento. Qualcuno si impegna a reperirlo. La mattina dopo però ci troviamo a guardare la storia di Perlasca. Quasi nessuno, anzi proprio nessuno l'ha visto, ma c'è perplessità, non è un titolo conosciuto. Poi iniziamo a guardarlo e tutti si appassionano, lo seguono con gli occhi lucidi.

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Quando vai in una classe non tua a supplire c'è sempre l'eterno dilemma, che fare? La maggior parte delle volte i ragazzi vogliono stare senza far niente, ascoltare musica dallo smartphone. Ci sono classi che ti chiedono espressamente di poter ripetere una materia e questo capita se nelle ore successive hanno delle verifiche. Altrimenti vogliono riposare naturalmente, se non parlare ad alta voce dando fastidio ecc..
Negli ultimi anni se vedo che un poco sono interessati e c'è una certa ricettività, allora tiro fuori dalla borsa o direttamente il giornale o qualche articolo di attualità, lo leggiamo e poi ne discutiamo. Così si ha la possibilità di scoprire che sempre, in ogni classe c'è un gruppo, anche se minimo, che si interessa alle cose, che partecipa, che interviene. E che a volte riesce a far sì che tutta la classe si sente coinvolta.

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Prof possiamo usare il telefonino in classe?
Se devi giocare no. Neanche se devi andare su fb o altri social.
E come bisogna usarlo?
Te lo spiego.
Una volta per sapere qualcosa, per soddisfare una curiosità, per verificare un'informazione, se avevi un dubbio, dovevi aspettare di trovare un'enciclopedia, e se non l'avevi a casa dovevi andare in una biblioteca...insomma ce ne passava del tempo. Oggi, invece...
Quindi?
Quindi se anche il telefonino serve per velocizzare le cose, se serve a mantenere viva l'attenzione, se ti risparmia di andare in biblioteca, allora sì. Se serve per perdere tempo, no.
(Che sembra la fiera della banalità e della stupidità).



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