L'emergenza terremoto ci ricorda che non si può più rimandare il problema della sicurezza sia degli edifici pubblici sia dell'organizzazione della vita che in essi si svolge.
Giocondo Talamonti - 24-11-2016
La cultura della sicurezza non consiste solo nell'ottenimento della certificazione richiesta dalla normativa (Stabilità, igienicità, impatto ambientale etc.), ma anche nell'acquisizione di atteggiamenti, di stili di vita, di abitudini e di comportamenti utili e necessari ad evitare l'insorgenza di eventuali altri tipi di pericoli. Una pratica difficile da acquisire e trasmettere specie nelle scuole, quando la normativa prevede le cosiddette "classi pollaio" cioè il sovraffollamento delle aule; disposizioni ministeriali, in materia dirisparmio, impongono un numero minimo obbligatorio di studenti per classe (27/30). In specie l'obbligo è tassativo, tanto che prescinde da condizioni ambientali o logistiche. In realtà, sono poche le aule che possono ospitare un assembramento del genere, cosicché aumentano a dismisura le potenzialità di pericolo, senza contare i danni all'apprendimento. La Costituzione parla chiaro: la salute e la sicurezza sono diritti fondamentali e inalienabili di ogni persona. La legislazione in materia (legge 626/'94 e 81 del 2008) esiste, ma viene disattesa per mancanza di fondi. Se a questo si aggiungono la mancata ristrutturazione e l'aggiornamento di ambienti utili alla formazione dei giovani, allora non sarà difficile comprendere quanto è miope la posizione del rinvio. Su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2% degli interventi, negli ultimi dieci anni, ha inciso sull'adeguamento sismico e sull'efficientamento energetico. Il 65,1% degli edifici è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). Meno del 13% la media nazionale delle scuole costruite secondo criteri antisismici. Solo 1 scuola su 2 ha certificati di collaudo e idoneità statica. (dal rapporto annuale della Legambiente) Il terremoto di Amatrice, che ha provocato il 24 agosto 2016, anche, il crollo di un edificio scolastico su cui erano stati realizzati nel 2012 interventi di ristrutturazione per 700mila euro, e il sisma dello scorso 30 ottobre, ci ricordano drammaticamente quanto sia urgente avere edifici sicuri. La messa in sicurezza di tutte le scuole è una priorità delle priorità ed in questo momento è sotto gliocchi di tutti la grande attenzione che il governo riserva al patrimonio scolastico. In Umbria e nell'Italia centrale, zone classificate ad alto rischio sismico, l'attenzione deve essere particolarmente rivolta ai luoghi in cui i giovani trascorrono gran parte della propria giornata. Massimo deve essere l'impegno nel garantire strutture sempre più adeguate e al passo con i tempi, e nel preparare tutti a valutare e prevenire i rischi, con una informazione e formazione alla sicurezza che accompagni la crescita culturale e personale dei nostri ragazzi. In particolare la percezione del rischio sismico deve essere accompagnata da simulazioni ed attivitàdi prevenzione (piano delle misure di prevenzione). Occorre evitare che la percezione della sicurezza si trasformi in paura. In tal senso, le direzioni scolastiche, si sono sensibilmente attivate. Molto è stato fatto e molto si dovrà ancora fare senza cadere nella tentazione di stare a posto con la propria coscienza solo per aver fatto fare ai propridipendenti corsi di formazione e corsi di aggiornamento (a volte seguiti in modo annoiato e con scarso interesse senza rispondere, in qualche modo, del proprio operato).
Il Piano della sicurezza e dell'emergenza non deve coinvolgere solo le scuole, ma anche i luoghiche ospitano il patrimonio artistico nazionale. Anche in essi vanno individuate e studiate le misure e le attività volte a garantire la sicurezza dei beni e delle persone che li frequentano.

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