La scuola salvata dai ragazzini
Francesco Di Lorenzo - 29-10-2016
Nel momento in cui Renzi ammette che sulla scuola ha sbagliato molto, il ministro Giannini si accorge della sua inutilità. È successo tutto in settimana. Lei ha capito che con la riforma non c'entra niente. Meriti e demeriti se li è presi tutti il premier.
Alla fine la ministra ci ha solo ri-messo un sorriso a trentadue denti per pubblicizzare e difendere qualcosa che si ostina a chiamare riforma, ma che con le riforme non ha niente da spartire. Si è trattato della semplice (e dovuta) operazione di sistemazione di molti precari, neanche tutti. Il resto è solo la confusione che conosce bene chi vive tutti i giorni nelle scuole.
Di riformare davvero la scuola, di innovarla come si dovrebbe, neanche l'ombra. Tutto è demandato alla buona volontà di alcuni e all'incapacità di gestione di molti. Come sempre, del resto. Anzi, peggio di sempre.

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Legambiente che ogni anno pubblica un suo rapporto sulla qualità dell'edilizia scolastica ha monitorato circa 6330 edifici sedi di scuole situati nei comuni capoluoghi di provincia, certificando che il 10% contiene amianto nelle sue strutture.
Nel rapporto si riportano casi di denunce con interventi (o mancanti o poco tempestivi) a Milano, a Firenze e a Policoro, quindi ben distribuiti nella penisola, anzi, in questo caso con una evidente prevalenza di amianto al nord.
Anche l'Osservatorio nazionale amianto che due anni fa ha presentato alla Camera dei Deputati i dati raccolti, è sulla stessa linea: per loro "sono 2.400 gli istituti che registrano la presenza di materiali in amianto esponendo al rischio circa 350mila studenti e 50mila lavoratori della scuola".
La competenza per la bonifica dell'amianto nelle scuole è delle Regioni. Dei 400milioni di euro stanziati nel 2014 per le scuole sicure, solo il 19% è stato dedicato alla bonifica dell'amianto, segno che c'erano altri interventi ritenuti prioritari, ma il fatto è che, intanto, è certificato che di amianto si muore. E il rischio nelle scuole è troppo grande per non essere segnalato e denunciato.

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Poi, menomale, nella nostra scuola ci sono anche cose interessanti. Progetti per i quali, nonostante le difficoltà, si sente di essere sulla strada giusta. Progetti così stimolanti da far dimenticare tutto il resto e che spesso sono trascurati per l'eccessiva burocrazia, per la mancanza di continuità e anche perché non c'è un'idea di scuola meglio definita. È il caso di "Eureka! Funziona!". Si tratta di una gara di creatività. Interesserà 14mila studenti delle terze, quarte e quinte elementari.
In Europa tale progetto è attivo dal 2003 mentre in Italia è alla quinta edizione. Prevede la distribuzione di un kit di materiali da cui gli studenti dovranno far nascere, inventandolo, un giocattolo. L'ispirazione la devono trarre dalla realtà quotidiana e naturalmente dalla loro fantasia. Insomma, la costruzione e l'invenzione di un giocattolo per allenare sia la cultura tecnico-scientifica sia per stimolare l'interdisciplinarità. Come succede da anni in altri paesi Europei, ci saranno gruppi di lavoro che coinvolgono molte materie come disegno, matematica, ma anche italiano e scienza. Sì, perché i bambini dovranno ideare, progettare, costruire e poi pubblicizzare i giocattoli inventati, le loro creazioni. Per quest'anno, fanno sapere i promotori, saranno 38 i territori coinvolti che sono sparsi in tutta Italia.
L'idea sembra più che buona. Non è che, oltre i giocattoli, i ragazzini possono inventare anche altre cose?


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