Il caso di Alex Schwazer
Giocondo Talamonti - 27-06-2016
Non smette di occupare le prime pagine dei giornali e dell'informazione televisiva il doping nello sport. Il doping, come violenza materiale e raggiro delle regole morali, Ŕ il pericolo cui Ŕ esposta l'attuale societÓ dei consumi. Sta perdendo la sua valenza etica il ricorso di tanti giovani a sostanze illecite, sintomo di un decadimento di valori che rispecchia esattamente l'insofferenza diffusa di oggi. Il compito che deve assumersi questa societÓ, indipendentemente dalla suaconnotazione politica, Ŕ di restituire alla famiglia, alla scuola, in quanto luogo deputato all'educazione, competenze e obblighi formativi. Lo Sport, in questo senso, Ŕ la migliore palestra educativa dove praticare il rispetto delle norme. Nessuna reticenza nel condannare ogni scorciatoia tesa al raggiungimento di risultati falsati, di benefici economici personali. I controlli costituiscono una forma di riscontri a cui gli atleti debbono sottoporsi, ma questo vale in ogni campo, da quello dello studio a quello nell'ambiente lavorativo. Al di lÓ di ogni norma, verifica o controllo da parte dei preposti, deve prevalere un atteggiamento di onestÓ e di etica sportiva, un credo nei valori dello Sport. L'idea di Sport alla quale per anni ho inteso educare i giovani e gli studenti attraverso l'esempio nasce dalla convinzione che una pratica sportiva Ŕ sana quando non richiede sforzi al di sopra delle proprie possibilitÓo l'utilizzo di medicine che violentano il fisico. La medicina sportiva non deve costruire uomini robot a caccia di medaglie o falsi record. Qualunque sostanza che, pur non rientrando nell'elenco degli stupefacenti vietati nello sport, altera il normale equilibrio del fisico di un atleta per migliorarne le prestazioni Ŕ doping e la medicina sportiva che ne consenta l'uso falsa gli scopi dell'etica e ne tradisce gli ideali perchÚ trascura la salute dell'individuo. Una societÓ migliore si costruisce nella consapevolezza che i risultati si ottengono con il sacrificio e con l'impegno costante, principio questo che vale per la vita e lo sport. I controlli a sorpresa di sangue e urine, sono al momento l'unico sistema per accertare la regolaritÓ del comportamento di lealtÓ sportiva, ma solo quando questi si renderanno superflui avremo ottenuto gli scopi insiti nella correttezza di un atleta: misurarsi con lealtÓ confidando sulle proprie forze e sul faticoso cammino di preparazione che ogni disciplina comporta.
Il marciatore Alex Schwazer che nel 2012 ha confessato di essersi rifornito del doping in una farmacia in Turchia Ŕ stato squalificato. Ha pagato come atleta, Ŕ ritornato, si Ŕ sottoposto ad allenamenti duri, Sandro Donati (consulente Wada - Agenzia Mondiale Antidoping - che Ŕ stato uno dei primi a porre l'attenzione sul ricorso al doping nello sport) lo ha seguito e lo ha ricostruito come uomo e come atleta. Alle verifiche antidoping di Gennaio Ŕ risultato negativo. Gli stessi campioni a distanza di mesi ci dicono che era dopato. Com'Ŕ possibile? Come educatore sono dell'opinione di colpire con durezza dirigenti di societÓ, dirigenti di federazione, farmacisti, medici e tutti coloro che in qualche modo utilizzano un essere umano per trasformarlo in un robot... Non Ŕ questo, per˛, il caso di Alex Schwazer sulla cui innocenza sono convinto.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf