L'alato paradigma
Gigi Monello - 30-05-2016
Fiammate di futurismo al palazzaccio di Trastevere. Desse per caso ebbrezza aver finestre sopra cupole romane? Il fatto: lo scorso Dicembre, finite le spossanti nottate della 107, il capo-segreteria tecnica della ministra, emette seguente cogitativo, "Stiamo facendo una follia, una lucida follia (...). Il momento per fare il cambio di paradigma è questo: ora o mai più. Non si parte mai quando si è pronti al 100%, perché altrimenti non si fa mai nulla". Pare D'Annunzio in partenza per Vienna. È invece Luccisano, 33 anni, laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, specialista in "innovazione", esperienze al Ministero degli esteri, ENEL e Confindustria. Insomma, un predestinato. Sta parlando di uno dei pilastri della "buona scuola", la cosiddetta alternanza scuola-lavoro. La macchina è pronta, indietro non si torna; i risultati arriveranno; in Campania, ad esempio, dove 13 istituti superiori - mille alunni - si apposteranno attorno all'area archeologica di Pompei: quelli dell'Agrario cureranno il verde; i liceali compileranno cataloghi digitali e assisteranno turisti.
Chissà a cosa mai potrà servire ad un futuro ingegnere, avvocato o urologo, aver catalogato antichità e accompagnato turisti. Mistero. Ma son dubbi da semplicioni. Ciò che importa è innovare.

Con leggera nausea, vedo gente arrabattarsi per realizzare l'ennesima trovata: puntate in azienda, incontri con l'Ispettorato del lavoro, visite a musei, lezioncine di economia, scorribande su Internet, slogan e logo per "imprese simulate", tagliandi colorati da vendere (le "azioni"); e alla fine la sfida mortale: i "simulatori riuniti" gareggeranno per stabilire chi meglio simulò. Sessantasei hanno da essere (ore), e sessantasei saranno; e ai DS dubbiosi, bacchettate sul nervo sensibile: lo stipendio.
Siamo alla tragica farsa. Chi fa scuola sul serio, sa benissimo che, considerate vastità e complessità dei programmi, anche se non si facesse altro che spiegare e verificare, il tempo sempre poco sarebbe. Figurarsi ora che al ben noto carosello di extra, si aggiunge il tributo al nuovo feticcio.

Con vago raccapriccio vedo dilapidare un tempo prezioso che non tornerà più. Il tempo della costruzione del pensiero astratto, della memoria, del linguaggio. Un tempo denso, lento, conflittuale, irto di retroscena, decisivo. E osservo loro, i "beneficiati": sono un po' confusi, un po' divertiti, un po' stufi di questo continuo agitarsi per dargli novità.
Al 33enne politico-tecnocrate, una preghiera: la prossima volta che cambia un paradigma, faccia il piacere, controlli bene se il nuovo che sostituisce al vecchio, non sia, per caso, il vecchissimo "facimmo ammuina".

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 Franco Labella    - 06-06-2016
Una volta c'era il Monopoly. Poi arrivarono Patrician e e Sim City.
Che erano i software di gioco antesignani dell'impresa simulata a cui sono stati costretti i ds, soprattutto dei Licei alle prese con l'obbligo dell'alternanza scuola-lavoro.
Luccisano deve essere uno che a Sim City e a Patrician c'ha giocato.
E siccome dovevamo far finta di essere la Germania ci siamo inventati il giochino dell'impresa simulata sennò come partivamo?
Come molti altri che sarebbe finita così lo avevo scritto già da novembre con buona pace dell'ingegnere.
Nell'articolo paragonavo l'alternanza al CLIL , altra riforma epocale.
Ma chissà se l'attuale addetta stampa del Ministro presidia i siti che scrivono di scuola invece di occuparsi di Benigni e del referendum di ottobre.
Chi ha voglia può trovare in rete il relativo articolo su alternanza e CLIL.
Da Gelmini a Giannini...
Sarà un caso ma spesso a scrivere fregnacce sul mondo dell'istruzione sono proprio quelli che provengono dal mondo dell'impresa.
Senza voler fare generalizzazioni ma ne ricordo un altro, Roger Abravanel, che pure ha scritto mirabilie su "meritocrazia" ed altro.
Pure lui consulente tecnico, a suo tempo, del MIUR.