Non si scherza sulla pelle dei precari e della scuola
Cosimo De Nitto - 05-03-2015
Da questa estate ci hanno bombardato con slogan tanto trionfali quanto vuoti, hanno annunciato la buona novella, anzi la "Buona Scuola" che voleva essere la stessa cosa. Hanno annunciato un evento che avrebbe fatto impallidire di invidia anche Grillo con l'avveniristica consultazione 2.0 strepitosamente on line col metodo customer satisfaction, una consultazione che, nonostante fosse predisposta al consenso, è andata comunque a buca, un fallimento. Nessuno poteva controllarla, hanno rifiutato i 200 ordini del giorno sottoscritti dai collegi dei docenti con un servizio d'ordine che avrebbe salvato la "barcaccia" dalle violenze dei barbari piuttosto che fronteggiare con equipaggiamento antisommossa poche decine di docenti e studenti che cercavano solo di consegnarli al ministro. Hanno continuato ad annunciare mobilitando tutti i media con monologhi a non finire su radio e tv, con fiumi di inchiostro che sono scorsi sui giornali per riportare camionate di dichiarazioni e interviste, tutte rigorosamente generiche, tutte strenuamente rivolte a tenere nascosto il tesoro, la formula magica che avrebbe fatto strabiliare anche Mago Merlino, la riforma epocale che avrebbe segnato l'avvenire della scuola e del paese. Con la baldanza degli incoscienti, o degli imbroglioni, avevano detto che tutto era pronto, tutto si sarebbe risolto con un decreto col quale sarebbero stati assunti da settembre 150.000 precari e la scuola sarebbe stata rivoltata come un calzino in senso meritocratico. Chi si permetteva di avanzare qualche dubbio veniva insultato come nemico del progresso, chi criticava era considerato in mala fede e pieno di pregiudizi, non bisognava mettersi di traverso e avere solo un po' di pazienza ed aspettare il grande evento che sarebbe successo nel consiglio dei ministri del 27 febbraio, ma già si aspettava a gennaio. Imprevedibilmente rinviato per motivi tecnici, il rinvio veniva annunciato con un sorriso tranquillizzante stampato sul viso. Il resto è cronaca di questi giorni. Indietro tutta, improvvisamente scoprono che ci sono due ostacoli. Uno di natura istituzionale e riguarda la decretazione per una materia quale la riforma della scuola che non ha natura di urgenza. Su questo terreno hanno scoperto che Mattarella non è Napolitano, e che l'attuale Presidente della Repubblica non è rimasto indifferente alla lettera inviatagli dal coordinamento nazionale che sostiene la LIP, sottoscritta fra l'altro da parlamentari, intellettuali, ricercatori, sindacati, associazioni studentesche, genitori e tanti docenti. Il secondo ostacolo riguarda l'intreccio politico e normativo che con l'unico decreto volevano stabilire tra l'assunzione dei precari e la "Buona Scuola". L'assunzione deve essere stata pensata come una sorta di merce di scambio, occupazione in cambio della loro (contro)riforma. Potevano e possono, come ha indicato il coordinamento nazionale che sostiene la LIP, ma anche i sindacati, fare un decreto per le assunzioni e un disegno di legge ordinaria per la restante materia, onde dar luogo e tempo al Parlamento e al paese di discutere realmente, approfonditamente, democraticamente confrontando tutte le proposte sul tappeto, ivi compresa la LIP che giace già alle Camere. Invece, come i giocatori che non sanno perdere, nemmeno quando ne hanno la colpa, e gettano in aria le carte e ribaltano il tavolo, così hanno fatto marcia indietro, niente decreto, nemmeno per i precari, ma solo un disegno di legge (anch'esso solo annunciato) da affidare al Parlamento sul quale scaricare il fallimento del governo. Come se dicessero, ragazzi abbiamo scherzato, era un pesce d'aprile, anzi visto che ci trovavamo in febbraio era uno scherzo di carnevale. Un altro burlone, un altro che fa cucù e fa le giravolte, ma quante ne dobbiamo vedere. Purtroppo non si può risolvere tutto con una risata perché non si scherza con la pelle delle persone, con la pelle dei precari che da tanti anni patiscono le ingiustizie, le inefficienze, l'indifferenza dei governi in tutt'altre faccende affaccendati, la sordità verso i diritti, le umiliazioni di chi è mortificato sul piano professionale e si vede privato del diritto umano ad avere un progetto di vita e di lavoro. Di questa partita persa politicamente Renzi e il suo cerchio magico devono solo dare colpa e se stessi, alla propria presunzione, alla propria arroganza, ma anche alla propria ignoranza. Non possono far pagare il conto ai precari, né tanto meno possono farlo pagare alla già martoriata scuola e agli insegnanti, esaltati a parole ma poi affossati dal governo nella realtà concreta delle decisioni che sono prese. Dopo aver detto faccio tutto io, voi vedete solo quanto sono bravo e preparate l'applauso, ora Renzi si sfila, si scarica di responsabilità e assume un atteggiamento ricattatorio verso il governo e verso i precari. Ora non pare più interessato alla partita. Se fosse possibile usare una chiave di lettura psicologica dei fatti politici potremmo parlare di un atteggiamento molto giovanile, direi quasi infantile. Torni alla ragione e faccia come tanti, e soprattutto noi della LIP, gli abbiamo chiesto. Faccia il decreto per l'assunzione dei precari che va fatto subito se vogliamo che la scuola inizi regolarmente a settembre e non sia ancora una volta gettata nel caos. Su tutta l'altra materia proceda con un disegno di legge ordinaria e si confronti con chi di dovere, quando si parla di assunzioni, retribuzioni, impiego del personale, ecc. E si confronti con la LIP quando si parla di riforma complessiva della scuola, senza demonizzarla, senza scatenarle contro i suoi cani da guardia, perché essa comunque è un fatto democratico che fissa i suoi orizzonti entro la Costituzione Repubblicana e, cosa non da poco, è già una proposta di legge formalizzata dalla quale si può partire, si può affidare al Parlamento affinché ci lavori su mentre il Paese continua a discutere, a impegnarsi, a partecipare, a far sentire la propria voce.

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