Insegnare non significa saper barrare la casella giusta
Maria Fortino - 03-09-2012
Perchè no al concorso per aspiranti docenti nelle scuole voluto dal Ministro Profumo? In primo luogo occorre sgomberare il campo da inutili fraintendimenti, basta dunque con questa diatriba, fasulla, che vedrebbe opposti i giovani neolaureati ai vecchi precari della scuola. Il no al concorso è un no secco e chiaro, un no senza se e senza ma. Il no al concorso non è dettato dalla volontà di proteggere alcuni piccoli "privilegi" se così vogliamo dire, i motivi che generano l'opposizione a questa vecchia trovata del Ministro Profumo sono di natura diversa. Un concorso non è un percorso formativo e pratico, si tratta di una semplice lotteria dove non si perseguono fini formativi, appunto, ma semplicemente si vanno a misurare la quantità di nozioni in possesso dei candidati.

Il concorso non si deve fare ne ora ne mai, ed è inutile, anzi dannoso, sostenere che il concorso sia da essere posto in essere nel momento in cui le graduatorie ad esaurimento saranno rese deserte. Il sistema stesso del concorso è, in verità, da contestare per la sua stessa natura, per sua incapacità formativa. I docenti devono avere il diritto di essere formati e non devono, semplicemente, sottoporsi a prove nozionistiche al fine di ottenere un lavoro statale. Conoscere la data di nascita di Leopardi, saper tradurre alla perfezione un verso di Lucrezio, saper scrivere un perfetto saggio breve non fanno di un laureato in lettere un docente. Il docente è chi sa trasmettere agli studenti, quegli strumenti necessari alla decodifica della realtà, significa aiutare i giovani a essere consapevoli di sè. Insegnare non significa stampare nelle giovani menti delle nozioni, delle mere e sterili conoscenze. Insegnare significa rapportarsi con gli altri, mettersi in gioco e far porre delle domande ai ragazzi. Essere insegnante significa tante cose ma non significa saper barrare la crocetta giusta. No al concorso senza se e senza ma.

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