breve di cronaca
Basta con i tabù. Più asili privati per risparmiare. E prima i Veneti
Il Giornale di Vicenza - 22-09-2011
MEETING PDL DI CORTINA. Il ministro interessato al piano veneto.

Gelmini: «D'accordo col "prima i veneti" a scuola Il requisito della residenza evita le classi-ghetto»
Sernagiotto: «I numeri mostrano la convenienza»

Marino Smiderle
20/09/2011


CORTINA D'AMPEZZO

Più privato, meno pubblico. Più risparmio, meno spreco. Musica per le orecchie del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che a Cortina d'Ampezzo, in occasione del meeting del Pdl, ha avuto l'occasione di esaminare il corposo, e rivoluzionario, piano per la "cancellazione" delle scuole materne pubbliche a vantaggio di quelle private.

L'INTERESSE. «È un progetto davvero interessante che merita di essere approfondito - ha detto senza nascondere un certo entusiasmo la Gelmini -. I numeri esposti dallo studio di Sernagiotto dimostrano che è ora di sfatare i preconcetti nei confronti dell'istruzione privata, non deve più essere un tabù. All'estero il 16 per cento dei capitali nella scuola sono privati, mentre in Italia siamo fermi all'8 per cento».

I NUMERI. «Basta dare un occhio ai numeri che abbiamo esaminato - spiega Sernagiotto - per capire che più privato nelle scuole materne finisce con l'agevolare le famiglie». Se la matematica non è un'opinione, l'assessore regionale confida che la Gelmini trasferisca a tutto il Paese il calcolo veneto. Sì, perché se consideriamo che la spesa delle scuole paritarie venete (243 milioni per 88 mila bimbi) è di circa 2.800 euro a testa all'anno, e che quella delle materne statali (287 milioni per 45 mila bimbi) è di 6.300 euro a testa, superiore anche ai 5.120 euro per le comunali, l'ovvia deduzione è quella di cambiare registro.

CANCELLAZIONE. Spingendo la matematica all'eccesso, si potrebbe dire, e molti l'hanno detto, che questi conti porterebbero dritti alla cancellazione delle scuole materne pubbliche. Con queste cifre, infatti, converrebbe studiare un progressivo passaggio ai buoni scuola e, magari, a una trattativa sindacale che conservi i diritti e i contratti degli operatori pubblici anche una volta trasferiti alla struttura privata. «Io non sono così integralista - frena Sernagiotto - e non arrivo a dire che bisogna cancellare il servizio pubblico. È evidente, però, che il nostro primo interesse è che le famiglie abbiano il servizio migliore al costo più contenuto. Un maggiore spazio ai privati va senza dubbio in questa direzione».

ESAME. Dire già che questa idea rivoluzionaria avrà seguito è prematuro. Certo, con un ministro come la Gelmini, che ha già dimostrato di non avere paura a sostenere riforme poco popolari, almeno per il corpo insegnante, la proposta del Pdl veneto è molto di più di un sogno di fine estate. Anche perché qualsiasi soluzione che preveda risparmio di denaro pubblico, col bonus di un servizio migliore, acquisisce di diritto le prime posizioni nella classifica dei provvedimenti all'attenzione del governo. Resta però l'opposizione di tipo ideologico che vede il privato come un intruso pericoloso in un settore considerato una riserva di... caccia del settore pubblico.

PRIMA I VENETI. Per soprammercato, la Gelmini si è trovata davanti a un'alleanza Lega-Pdl in ebollizione anche sul fronte del "Prima i veneti". Sei progetti di legge su varie tematiche, scuola compresa, che concedono dei vantaggi ai residenti in questa regione sono stati rilanciati dalle varie commissioni. «Se parliamo di scuola - commenta il ministro Gelmini - io credo che il requisito della residenza debba essere preso in considerazione. E per questo dico sì, prima i veneti. Tra l'altro può essere un sistema per agevolare la formazione delle classi miste, evitando i ghetti. La residenza vale anche per gli stranieri».


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