Lettera aperta al Presidente Berlusconi
Roberto Colombo - 01-03-2011
Sì, Lei ha ragione, Presidente Berlusconi: noi insegnanti della scuola pubblica italiana (non tutti, per carità: le generalizzazioni sono tutte stupide e volgari) qualcosa effettivamente cerchiamo di "inculcare" ai nostri alunni. Non però l'"indottrinamento ideologico" che Lei forse - impegnato in ben altre faccende - non si è accorto che è tramontato da molto tempo (ammesso che fosse anche un tempo così diffusamente praticato). Noi cerchiamo semmai di "inculcare" i seguenti (antichi, e forse inattuali) "valori":
- che il sapere, e la formazione di un pensiero critico, costano fatica, ma sono indispensabili per leggere in modo intelligente la complessità del reale, rispetto alla quale non valgono le semplificazioni e gli slogan, e tantomeno le barzellette;
- che le regole della convivenza civile, il rispetto delle procedure, la legalità non sono un superato impaccio, ma strumenti di civiltà, senza i quali una cittadinanza attiva e consapevole regredisce ad una idiota sudditanza al potere;
- che tra queste regole continuano ad essere valide, e bellissime, le enunciazioni di principio della nostra Costituzione (si ricorda l'art.1? si ricorda l'art.3? si ricorda gli artt.33-34?);
- che il nostro Paese - prima che gli attuali governanti lo esponessero al ludibrio internazionale e al disonore - ha avuto una storia e una cultura di cui essere orgogliosi, che ci impongono il dovere di preparare con fiducia e creatività un futuro dignitoso, che dia ai giovani un orizzonte diverso da quello di un precariato a vita;
- che tra i meriti di questa gloriosa tradizione c'è la nostra scuola pubblica, che certo va riformata, ma non demolita, e svolge una funzione socialmente indispensabile, che è insensato sbeffeggiare, se vogliamo essere ancora una nazione, e una nazione seria; in questa scuola pubblica la pluralità di opinioni politiche, di credenze religiose, di opzioni culturali degli uomini e delle donne che vi lavorano è ormai un dato acquisito, ovvio, che è patetico e ridicolo disconoscere;
- che la tanto sbandierata "meritocrazia" non ha niente a che fare con chi ha costruito la propria accelerata carriera, la propria notorietà e la propria posizione di potere con pratiche servili o con la prostituzione;
- che gli uomini e le donne del nostro Paese meritano ben altro che la riproposizione di beceri luoghi comuni sessisti, maschilisti e omofobici, e che è vergognoso l'uso strumentale del corpo femminile che le televisioni e le cronache degli ultimi anni hanno portato in primo piano.
Speriamo infine che questi "valori" - che continuiamo imperterriti a praticare con il nostro umile lavoro quotidiano e con il nostro esempio personale - non siano da lei bollati con la trita, assurda e anacronistica etichetta di idee "comuniste", aggettivo che, nella Sua ossessiva litania propagandistica, ha perso qualsiasi aggancio alla sua portata storica e semantica.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Caterina Cabino    - 06-03-2011
C’è una parola che non mi piace affatto: “inculcare”. Il presidente del consiglio l’ha usata a proposito dell’ultimo attacco alla scuola “di stato”. La scuola pubblica inculcherebbe, a suo dire, valori che sono contrari a quelli che le famiglie vorrebbero inculcare ai loro figli. Questa parola “inculcare” è un concentrato di becero autoritarismo. Questi eserciti di figli tutti inquadrati e tutti assolutamente certi dei valori che non hanno compreso e nemmeno condiviso, che gli sono stati inculcati prima e a prescindere dalla loro capacità di assumerli responsabilmente. Indottrinati, poiché questo è l’indottrinamento, pronti ad eseguire senza pensare o ad obbedire senza interrogarsi “mai” sul fatto che ciascuno è “responsabile” delle proprie scelte e che la scelta morale è sempre e comunque la “propria” scelta. I valori non stanno lì, belli e pronti, come le scatolette sugli scaffali del supermercato, non sono dei contenuti da travasare nelle teste vuote dei giovani, sono strumenti attraverso i quali educare alla responsabilità e alla cura della comunità nella quale si vive, la cui attualità sta nell’esempio e non nella retorica pomposa di chi li adotta. Non sono parole da apprendere a memoria, ma orizzonti nei quali incardinare le decisioni che contano, Abbiamo una grande fortuna, la Costituzione è il punto di riferimento che sta alla base della nostra comunità: in essa troviamo quell’orizzonte che è insieme la condizione della possibilità di crescere come cittadini responsabili, attenti e liberi in una scuola, appunto quella voluta dai Padri costituenti, in cui vige prima di tutto il rispetto, il confronto e il dialogo, tutti prerequisiti della libertà di cittadini e non di sudditi. Ed ora mi chiedo: quali genitori non desiderano questo per i loro figli?